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Latte: stalle sull’orlo della crisi

25 Marzo 2008

20080325stalla.jpgSono a rischio di chiusura gli allevamenti da latte stretti fra il caro gasolio e il costo del foraggio. Vertice in Coldiretti per trovare una via d’uscita e dare un pò di ossigeno alle famiglie del settore 

Rischio chiusura per gli allevamenti da latte. Strette fra il caro gasolio e il costo del foraggio, le stalle sono sull’orlo della crisi. "I 42 centesimi al litro pagati oggi agli agricoltori ormai servono solo a coprire le maggiori spese – afferma Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – e il pericolo è che la situazione peggiori". Negli ultimi dieci anni gli allevamenti lombardi sono passati da 14 mila a circa 7.700. E mentre i margini dei produttori si sono ridotti all’osso, arrivando al limite della "linea di galleggiamento", il prezzo al dettaglio imposto dalla distribuzione ai consumatori ha continuato a impennarsi in modo vertiginoso superando la vetta di un euro e 60 centesimi, quasi quattro volte di più di quanto viene pagato agli allevatori. Negli ultimi 12 mesi inoltre ci ha messo lo zampino anche l’aumento del prezzo del petrolio e quello di materie prime come mais e soia, che sono la base dell’alimentazione bovina. "Gli allevatori stanno facendo i salti mortali per resistere e non chiudere – spiega Franciosi – mentre i consumatori vengono spremuti come limoni. Non è giusto. Lungo la filiera esistono i margini per garantire la sopravvivenza delle aziende agricole e per dare un po’ di ossigeno alle famiglie. Altrimenti non si spiegherebbe come mai ci siano catene di supermercati che stanno vendendo latte fresco con il proprio marchio a un euro e 15 centesimi. Non credo proprio che lo facciano in perdita. Questa è la dimostrazione che rispetto all’euro e 60 centesimi che si vede in giro qualcosa lungo la filiera non va. E mi pare che a pagare, alla fine, siano sempre i soliti: agricoltori e consumatori". Per questo ormai da un mese sono in corso le trattative congli industriali per la definizione di un nuovo prezzo del latte che parta dall’attuale base di 42 centesimi al litro. "Rispetto a questo livello – spiega Franciosi – siamo disponibili a chiedere adeguamenti di buon senso, per evitare che poi vengano usati come scusa per tartassare i consumatori. Ma per adesso dagli industriali non è arrivato alcun segnale". Per questo i coltivatori si sono riuniti con tutti i rappresentanti provinciali per stabilire le iniziative da adottare nei prossimi giorni. In ballo c’è il destino di oltre 15 mila persone (fra titolari di aziende e dipendenti) e di migliaia di allevamenti. Solo in provincia di Milano ce ne sono 452 con oltre 44 mila mucche da latte (451 in città, 18.053 nella zona di Magenta, 22.438 in quella di Melzo e 3.738 nell’area di Monza e della Brianza). Mentre il Lodigiano può contare su 381 aziende e quasi 58 mila mucche da latte. Gli allevamenti lombardi contano più 600 mila capi, con una produzione di circa 4 milioni e mezzo di tonnellate pari al 40 per cento del totale italiano. L’80 per cento del latte viene impiegato nella trasformazione (formaggi, yogurt, creme) mentre il restante 20 per cento serve per il latte da bere.

(19/03/2008)

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