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Cent’anni di 8 marzo ma la parità è ancora lontana

5 Marzo 2008

20080307_prima_pagina_donne.jpg Qualche conquista è stata ottenuta ma l’Italia resta fanalino di coda dell’Europa per le opportunità offerte alle donne. Rimane aperta anche la questione dei tempi di conciliazione tra famiglia e lavoro 

 

La più antica satira che rivela la situazione femminile è forse quella firmata da Aristofane. Ad Atene nel 411 aC, il commediografo greco mandò in scena "Lisistrata". Una commedia  in cui lo scrittore racconta tra le risa la triste verità di una società in cui alle donne tocca  il compito di salvare l’Ellade dalla guerra ma senza che le loro capacità politiche vengano poi riconosciute. Irriverente e sboccata, "Lisistrata" (che significa "colei che scioglie gli eserciti") è nota al grande pubblico per il celebre sciopero del talamo nuziale (ovvero del sesso) con cui tutte le donne elleniche, convinte dall’ateniese Lisistrata, ricattano gli uomini affinché pongano fine alla guerra del Peloponneso che da lungo tempo travaglia la Grecia. Le donne riusciranno nel loro intento, ma gli uomini non ammetteranno la validità del progetto politico. Una comicità che rende "Lisistrata" assai moderna. Perché? Perché nella pratica quotidiana, nonostante 100 anni di lotte e qualche vittoria, quella situazione non è cambiata. Una situazione in cui la donna è spesso costretta a usare "sotterfugi" per farsi ascoltare in un sistema sociale che spesso non le riconosce né merito né diritti. Certo sulla carta il riconoscimento di diritti e pari opportunità è cosa avvenuta ma, nella realtà di ogni giorno le donne scontano ancora la difficoltà di vedere riconosciuti il proprio valore, le proprie capacità, i propri diritti di cittadine con pari dignità e opportunità. Lo si legge nelle interviste delle donne pubblicate oggi sul nostro giornale on line. Nel lavoro (Liliana Balduin), nel settore della cultura (Roberta De Monticelli) o in quello della scienza (Marta Serafini) le donne raccontano le discriminazioni, la doppia fatica cui devono far fronte tra famiglia, affetti e occupazione. Ma anche la voglia di non mollare.

Servono esempi? Allora si legga la relazione della Commissione europea sul ruolo delle donne ai vertici della politica e dell’economia (http://ec.europa.eu/employment_social/publications/2008/ke8108186_en.pdf), che viene pubblicata l’8 marzo, in coincidenza con la Giornata internazionale della donna, e con la creazione di una nuova rete europea di donne che rivestono ruoli di vertice. 

L’Italia è ultima in classifica in Europa per la presenza di donne ai vertici delle amministrazioni regionali e locali: meno del 15% dei responsabili politici nelle regioni italiane sono donne, a fronte di una media europea che supera il 30% e in alcuni casi, come quello della Francia, sfiora il 50%. Ma dove gli uomini fanno l’en-plein in Europa è nell’economia: se è vero che in famiglia è spesso la donna a gestire il portafogli, a livello di banche centrali il capo è un uomo in tutti i 27 Paesi dell’UE, e nel consiglio d’amministrazione di sette paesi, tra cui il nostro, non c’è nessuna donna.

«I progressi realizzati nell’accrescere il numero di donne che occupano posti decisionali sono stati troppo lenti. Se crediamo nei valori della democrazia non possiamo lasciare la metà della popolazione fuori dalle strutture di comando – afferma Vladimír Špidla, commissario responsabile per le pari opportunità- La parità di genere è anche un elemento positivo sul piano economico. Le nostre economie devono valorizzare appieno tutti i talenti di cui disponiamo se vogliamo affrontare la competizione globale. Dobbiamo perciò infrangere una volta per tutte il muro di gomma».

Nella politica, il 24% dei parlamentari nei Paesi UE sono donne – rispetto al 16% di dieci anni fa – e analoga è la proporzione di donne che occupano incarichi ministeriali. La relazione della Commissione europea indica come queste cifre restano ancora ben al di sotto della cosiddetta massa critica del 30% ritenuta necessaria affinché le donne esercitino un’influenza sensibile sulla politica. Il Parlamento europeo supera di poco questa massa critica (31%). A livello di ministri, il rapporto uomo/donna è di tre a uno.

Nel settore privato, gli uomini occupano ancora 9 posti su 10 nei consigli di amministrazione delle grandi imprese private e rappresentano i due terzi dei direttori d’azienda. Quanto al lavoro, le donne costituiscono il 44% del totale dei lavoratori, ma soltanto il 32% dei dirigenti nelle imprese medie e piccole, e meno del 10% in quelle più grandi, ovvero quelle quotate in borsa: una cifra che ha dato pochi segni di miglioramento negli ultimi anni.

I progressi più importanti si sono registrati nelle amministrazioni pubbliche, dove un terzo dei dirigenti è femmina, ma nelle istituzioni dell’Unione europea (come la Commissione) la percentuale raggiunge appena il 20%, benché aumenti rispetto al passato. Anche per questo la principale istituzione europea ha promosso una nuova rete europea di donne al comando per incoraggiare lo scambio di esperienze e di buone pratiche tra tutti i 27 paesi dell’UE. La rete diventerà operativa nel corso del 2008.

 

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