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Via libera al canale scolmatore

19 Febbraio 2008

20071019_cascinazza.jpgFinisce in soffitta il ricorso del Comune di Monza contro il Pai, l’istituto per il piano di assetto idrogeologico. Per le opposizioni questo favorisce l’edificazione di aree esondabili

 

Una decisione presa dall’attuale Amministrazione di centrodestra, che a pochi giorni dalla sentenza, prevista per lo scorso 5 dicembre, aveva rinunciato alla causa avviata nel marzo 2005 presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Soluzione che, a parere dell’opposizione, favorirebbe l’edificazione di aree esondabili. Su tutte la Cascinazza di proprietà di Paolo Berlusconi. «Inutile portare avanti una causa inservibile», aveva già replicato il sindaco Marco Mariani all’indomani della decisione di ritirarsi dal contenzioso.

Il precedente esecutivo cittadino di centrosinistra, in una delle sue ultime sedute, aveva tolto dal mercato edilizio l’area in questione, al centro di una diatriba legale tra il Comune e l’Istedin di Berlusconi, iniziata 40 anni fa. In quegli stessi giorni – era il marzo del 2005 – il Pai ridisegnava la fascia di salvaguardia, strappando all’acqua la zona dove è in progetto la costruzione di 388 mila metri cubi di abitazioni. Pronunciandosi in modo contrario a quello che aveva certificato nel 2001, quando la zona era stata indicata come soggetta a esodazione. Merito di un canale scolmatore, che partendo dalla secentesca Villa Mirabello nel Parco di Monza, attraversa la parte nord di Villasanta, imbocca la grande aiuola centrale del Viale delle Industrie e rientra nel Lambro a sud di Monza, nel territorio di Cologno Monzese. Proprio a questa sorta di by-pass si era opposta la giunta Faglia. Che non ci sta a vedere la città attraversata da ponti, ponticelli, svincoli e sovrappassi. Il costo iniziale dell’opera è di 170.000 euro. «Una specie di piccolo ponte di Messina in Brianza», secondo il paragone fatto qualche tempo fa dall’ex assessore all’Urbanistica di centrosinistra Alfredo Viganò.

Ma il dado è tratto, del ricorso non se ne farà più nulla. La decisione presa dalla giunta guidata da Mariani, in cui siede il luogotenente di Berlusconi, Paolo Romani (assessore comunale all’urbanistica, deputato di Forza Italia e personaggio di prima fila negli affari di famiglia dell’ex premier), è irrevocabile. Nelle motivazioni si legge che la scelta di rinunciare al ricorso è dettata dalla volontà di tutelare le aree cittadine al meglio, evitando di lasciare le decisioni alle autorità giudiziarie. E ora il sogno di Milano 4 o Monza 2, come lo si voglia chiamare, è pronto per partire. Sessanta palazzi da sei piani ciascuno che, secondo il progetto iniziale, sorgeranno alla Cascinazza, 723.467 metri quadrati più o meno quanto il centro storico della città. Un sogno, quello della famiglia Berlusconi iniziato negli anni Settanta a Brugherio e che ora si realizza. Dopo l’Edlnord, Milano 2 e Milano 3, tocca alla Cascinazza: e il quadrilatero si chiude. Meglio di quanto aveva saputo fare la regina Teodolinda.

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