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Pier Paolo Pasolini, eretico e religioso

29 Febbraio 2008

Il secondo ciclo di PoesiaPresente si è aperto giovedì sera al teatro Astrolabio di Villasanta, con una serata dedicata al grande artista e al poeta Gianni D’Elia, contemporaneo tra i più interessanti.

20080228_marcobinleggedelia.jpgL’arte eretica di Pasolini vissuta e spiegata da un poeta italiano contemporaneo che l’ha fatta propria. Il programma della serata di giovedì scorso all’Astrolabio di Villasanta avrebbe previsto questo, ma l’indisposizione di Gianni D’Elia, l’ospite d’onore, ha costretto ad una serata leggermente diversa. A parlare della poesia di Pasolini è stato infatti Fabrizio Bianchi, altro poeta che da tempo collabora con PoesiaPresente, mentre Marco Bin ha letto alcuni testi di D’Elia. La lettura è stata intervallata dalle esecuzioni di Adriano e Caterina Sangineto, bravissimi musicisti che hanno riarrangiato alcuni brani delle colonne sonore composte da Ennio Morricone per i film di Pasolini, suonandoli con arpa e salterio. Momenti musicali molto intensi hanno dunque accompagnato la serata per tutto il suo svolgimento, fornendo un perfetto contrappunto ai versi di fuoco dei due poeti che gli oratori hanno letto sul palco. Sia Pasolini che D’Elia, infatti, sono scrittori profondamente sensibili verso il lato civile della poesia, di denuncia delle ipocrisie; molto attenti, insomma, a quello che noi oggi chiameremmo "il sociale".

A destra, Marco Bin; sotto, l’Ensemble Sangineto; in fondo, Fabrizio Bianchi e Dome Bulfaro

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L’incontro, in generale, è stato leggero, la poetica di Pasolini è stata mostrata in maniera agevole al pubblico presente in sala, più per stimolare un’autonoma lettura che per tentare di essere veramente esaurienti sull’argomento. Tra i lettori delle liriche del grande poeta e regista si è cimentato anche Dome Bulfaro, promotore di PoesiaPresente. Bianchi ha provato a dare un’idea dell’importanza della figura di Pasolini nella produzione del suo "erede" D’Elia, che al maestro ha dedicato il libro "L’eresia di Pasolini", edito nel 2005 dall’editore Effigie. 20080228_fabriziobianchi-domebulfaro.jpgIn questo senso, ha spiegato: «D’Elia è stato il primo a incrociare il destino di Pasolini con quello di Dante e Leopardi, anch’essi eretici per i propri contemporanei. Pasolini – ha poi proseguito – ha lavorato molto sul linguaggio, staccandosi dall’avanguardia sperimentale che impediva il contatto immediato con la gente». Proprio il rapporto con le persone, con il popolo, sarebbe fondamentale in Pasolini: «Si tratta di un individuo profondamente religioso, nel senso che la sua più grande aspirazione era quella di fare parte di una comunità, quella popolare – ha continuato Bianchi – con la quale però egli, intellettuale fiero, non poteva in realtà comunicare del tutto».

Prima che Bianchi iniziasse a parlare di Pasolini e D’Elia, inoltre, c’è stato spazio per la recitazione di alcune poesie da parte dei bambini delle scuole di Villasanta, a conclusione del lavoro svolto da PoesiaPresente nelle classi nel corso dei due sabati precedenti. Lavoro che ha dato i suoi frutti, visto che i bimbi, come spesso accade, sono stati capaci di cose straordinarie nella loro incredibile semplicità. «L’atmosfera è bellissima grazie alla poesia dei bambini – ha detto Adriano Sangineto prima di eseguire il primo brano della serata – l’arte è come un fiore che tende sempre verso l’alto». Con Gianni D’Elia in carne ed ossa, ad ogni modo, l’appuntamento è solo rimandato, parola di Dome Bulfaro, che ha aggiunto queste parole al termine dell’incontro: «Il ciclo sull’eresia dei poeti serve anche a sottolineare un altro diverso atto eretico, quello di chi non accetta che la poesia contemporanea finisca con Montale, di chi non accetta che l’uomo moderno smetta di credere nel potere dei versi. Dove è più difficile arrivare, la poesia arriverà».

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