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Per i giovani la casa è un traguardo impossibile

18 Febbraio 2008

20080218_convegno_caritas.jpgLuci e ombre di una questione che rimane aperta al convegno della Caritas: senza un aiuto dai genitori i ragazzi non riescono a lasciare "il nido" se non prima dei 40 anni

 

Tra l’incudine e il martello. Da una c’è parte il libero mercato che sforna case di lusso a 2.500 euro al metro quadro, e bisogna pagare il mutuo fino a 70 anni per riuscire ad acquistarle. Dall’altra ci sono le case popolari, "occupate" a vita magari da chi ormai è un ex povero. In mezzo, ci sono le giovani coppie. Ex ragazzi e ragazze senza un tetto a 35 anni di età. Che – se papà e mamma non li aiutano – non riescono a comprare neppure un bilocale, a formare una famiglia, a fare dei figli. Siamo di fronte a dei bamboccioni, o forse il mercato sta davvero chiedendo troppo alle tasche di giovani che possono contare solo su lavori e stipendi precari?

«La chiave di ogni sviluppo sociale, oggi in Italia, è la casa». A dirlo – forte e chiaro – è stata la Caritas di Monza e Brianza. «Aumenta l’offerta – ha spiegato Giuseppe Sala, direttore della Fondazione San Carlo di Milano – Sul mercato ci sono ormai 127 case ogni 100 acquirenti. Eppure, i prezzi non scendono. La sensazione è che ci sia in atto una spinta speculativa selvaggia che non può non interrogare la nostra coscienza di cristiani». «Oggi – ha aggiunto Dino Pavesi, segretario del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl – per la prima volta i figli hanno meno dei loro genitori. I nostri padri riuscirono a fare molto per offrire una casa ai giovani. In passato sono nati il Villaggio Bevilacqua, il Villaggio Pirelli, il Villaggio Silva e – se si guarda fuori dalla Brianza – il Villaggio Crespi e il Villaggio Falck. Imprenditori illuminati offrirono case a prezzi ragionevoli ai lavoratori. Oggi, invece, ai giovani offriamo solo il liberismo selvaggio. Non rischiamo in questo modo di distruggere il più prezioso paracadute sociale della società italiana: la famiglia?».

Qualche spia c’è: il 38 per cento delle famiglie di Milano è formata da single. Una quota che sale al 54 per cento se si contano anche le famiglie formate da due persone. Addio famiglie numerose, dunque, calde e con tanti figli? La Caritas non si rassegna alla disintegrazione dell’amore e della famiglia nella società contemporanea, e un salvagente, alle giovani coppie di "buona volontà", cerca di lanciarlo. «Oggi – ha lanciato il sasso Gabriele Rabaiotti, ricercatore del dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano ed eco-consulente dell’Istituto di ricerca sociale (Irs) – sul  mercato della casa italiano manca un protagonista: l’affitto. Manca un’offerta "terza": case e appartamenti offerti con un canone d’affitto ragionevole. Come? Con l’impegno delle cooperative, dell’edilizia convenzionata, che tornino proporre un Piano di nuove case e a offrire case nate appositamente per essere date in affitto a prezzi ragionevoli. Con l’impegno dei comuni, che incentivino seriamente chi ha tre, quattro, cinque case, a non lasciarle sfitte. Creando un’agenzia sociale di intermediazione sulla casa, che offra "affitti sostenibili».

In Olanda, Germania, Francia, Svizzera, i giovani trovano una casa a un affitto sostenibile. E per questo riescono ad andarsene di casa. A vent’anni, non a quaranta.

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