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Lettera ad una professoressa

23 Febbraio 2008

 

Qualche volta appoggio un vasetto di ciclamini tra l’edera che copre la pietra del monumento della tua famiglia. Non ci sono foto, solo i vostri nomi scavati in quel semplice materiale, e mi viene immancabilmente in mente quando mi insegnavi il Foscolo: " Un dì, se io non andrò sempre errando, me vedrai seduto…".

Raramente riesco a immaginarti lì, ricordo piuttosto le parole intense della preghiera che hai voluto fossero lette al termine della cerimonia. Se mi ami non piangere, non immagini la bellezza del Mistero nel quale ora vivo.

Non cito testualmente ma potrei assicurare che il testo sia proprio questo. Si è scolpito nel mio cuore l’attimo dopo averlo sentito echeggiare nel Duomo, a due passi dalla casa che era tua da tanto tempo e che ha vinto addirittura le fiamme di un incendio.

Quella casa in pieno centro è meta da anni del mio pellegrinaggio verso te; si trova tanto vicina al negozio di fiori che preferisco in tutta Monza e conserva il tuo cognome sul citofono. Una volta ho avuto persino il coraggio di suonarlo, di salire, di trovare tua sorella che non mi aveva mai vista eppure ha chiacchierato con me tra risate e commozione per più di due ore. Sono una sua alunna delle scuole medie, le ho detto, era la mia prof di italiano e storia, so che non è più qui da anni ma la malinconia di lei è troppo forte. Il secondo dopo tua sorella mi sorrideva tra le lacrime e apriva un dialogo fitto di ricordi. Mi disse che avevi appreso troppo tardi della tua malattia, eravate sole, e le avevi subito proposto di fare merenda pensando alla bellezza della tua Vita!

Non ho mai più incontrato Laura ma poco dopo ho saputo che ti aveva raggiunta, spesso prego siate nuovamente sedute insieme attorno ad un tavolino con due tazze di tè fumanti in mano. E’ un pensiero che mi rallegra. L’unico cruccio che ho è di non averle chiesto una tua foto, darei qualsiasi cosa per possederne una. Passerei spesso per quei tuoi occhi tanto azzurri in contrasto con il rossetto fiammante che non eri molto capace di stendere! Ti finiva immancabilmente sui denti!

Ai tempi della scuola media, sono passati 16 anni dalla mia licenza, insegnavi spesso attaccata al calorifero e molte volte finivi per inciampare nella predella sotto la lavagna. Sono bolle di ricordi che non so come si sono annidati in me per non lasciarmi più. Sarà che tutto ciò che amo e conosco me l’hai trasmesso tu, sarà che quando mi ruppi il braccio in terza hai scritto al mio posto sul quaderno per più di un mese nonostante fosse il sinistro! Quegli appunti li ho studiati anche all’università; posso ancor oggi passare le dita sulla tua grafia inconfondibile.

Sarà che mai più mi è capito nella vita di vedere un’insegnante tanto giusta con tutti come nei confronti della  piccola bidella ingobbita dagli anni che ti portava il caffè in classe. Me la ricordo come una donna abbruttita da chissà quali precarie condizioni di vita ma rammento altrettanto bene il sorriso storto e deliziato che ti indirizzava. Il suo italiano non certo era il tuo ma vi capivate benissimo!

 Oggi sono insegnante anch’io, la mia tesi di laurea è dedicata a te nonostante tu non l’abbia mai potuta leggere e mi trovo a sognare nel mio futuro una bambina che porti il tuo piccolo nome; tre lettere in tutto!

Ho scritto queste poche righe in tua memoria dopo l’ennesimo sogno in cui mi spiegavi ancora una volta di avere pazienza con i miei alunni! Abitavi una casa immensa, piena di amici sorridenti, in riva ad un lago. Eri proprio tu, come nei corridoi dell’Ardigò! Ti ho lasciata a fatica, come sempre.

Questo articolo vuole essere il mio grazie per te. Non posso descrivere meglio la nostra vita insieme, non riesco a raccontare in altro modo quando ci facevi appassionare al romanzo di Fred Uhlman  o, piangendo disperatamente, leggevi ad alta voce il brano dei Promessi Sposi in cui la mamma di Cecilia la depone sul carro dei monatti.

Non so neppure immaginare parole conclusive più adatte di quelle che tu hai posto al termine della tesina che mi avevi affidato in occasione dell’esame: "Infine noi ragazzi di 3^A abbiamo riso e, con noi, la Prof !".

A tutti coloro che ti hanno conosciuta o che hai cresciuto hai lasciato un’eredità incommensurabile di profonda e vera umanità. Spero che qualcuno ti riconosca nelle mie parole, mi contatti attraverso la Redazione e possa magari donarmi quella tua foto che tanto desidero.     Anna Rita Arosio

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