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La forza della Camorra? La debolezza delle Istituzioni

7 Febbraio 2008

2080205_scugnizzi.jpgMarco Rossi-Doria, da decenni impegnato a Napoli nel recupero di ragazzi inadempienti all’obbligo scolastico, ha incontrato il pubblico monzese al caffè letterario 

 

L’assenza dello Stato è l’arma più grande della camorra. Parola di Marco Rossi-Doria, maestro elementare e collaboratore del governo per diversi progetti nell’ambito della formazione e dell’educazione. Una totale mancanza di progetti per affrontare le odierne emergenze che, per paradosso, per la realtà della Campania è relativamente nuova. «Dai Borboni alla post-unità, nel regime fascista e nel dopoguerra, lo Stato si faceva sentire, magari in modo poco organizzato e coerente, ma c’era – ha spiegato Rossi-Doria – adesso non c’è alcun progetto. I politici usano l’alibi della camorra per giustificare le proprie inadempienze, ma la verità è che quando la pubblica amministrazione funziona davvero, la camorra si ferma all’istante». L’ospite del caffè letterario, che abita ai quartieri spagnoli di Napoli, ha parlato con l’evidente accoramento di chi vive quotidianamente ciò di cui racconta.

20080206_marcorossidoria.jpgPrima dell’esposizione di Rossi-Doria Marida Puricelli ha letto alcuni passi tratti da "Gomorra" di Roberto Saviano, nei quali si evince la preoccupante familiarità dei bambini con la morte e addirittura con il modo migliore di morire. I ragazzini dei quartieri degradati sarebbero la vera forza del clan Di Lauro. «Il libro di Saviano spiega bene i nessi che esistono tra la camorra e le multinazionali dell’alta finanza – ha detto Rossi-Doria – ma va completato, perchè soffermandosi in modo insistente sul dettaglio impedisce di avere coscienza dell’orizzonte più vasto. Detto questo, ritengo che sia un libro più che necessario», ha chiarito, distinguendosi nettamente dai detrattori dell’opera. La realtà campana secondo Rossi-Doria, essendo la regione italiana con il maggiore tasso di natalità, ha un potenziale di sviluppo umano considerevole. Eppure, i giovani sono costretti a migrare per cercare fortuna, soprattutto i laureati nelle università prestigiose, spesso per lavorare come precari per pochi soldi. Si è parlato anche della questione dell’immondizia. «La differenziata in Campania si fa tanto quanto in Lombardia – ha spiegato Rossi-Doria – il problema è che nelle discariche tutto viene poi ammassato assieme. Ma per i media "è tutta colpa dei napoletani" e basta, senza pensare che la questione investe la pubblica amministrazione». Senza dimenticare i rifiuti tossici che si trovano in Campania, pari al 43 per cento del totale nazionale, di cui la maggior parte arriva da industrie del nord che pagano aziende appartenenti ad affiliati alla camorra.

20080206_pubblicorossidoria.jpgL’incontro è stato occasione per un confronto costruttivo tra un pubblico profondamente coinvolto e l’ospite, testimone della vita nei quartieri difficili di napoli. Con tutti i luoghi comuni del caso, derivanti dal modo degli abitanti del nord di accostarsi alle vicende della realtà meridionale, ma senz’altro con indubbi risultati positivi. Rossi-Doria ha esposto i dati del proprio lavoro nella scuola "di seconda occasione", quella cioè destinata a ragazzi inadempienti all’obbligo scolastico: «Su mille ragazzi con cui ho lavorato una ventina si è affiliata alla malavita, due sono morti ammazzati, e la stragrande maggioranza lavora in nero». Come a dire che c’è tanta buona volontà, ma poco sostegno delle istituzioni. «C’è un eroismo silenzioso – ha detto poi per meglio chiarire il concetto – quello di chi si sveglia tutti i giorni per fare lavori ingrati e sottopagati e vede il coetaneo pieno di soldi che lo sfotte perchè si spacca la schiena, e nonostante tutto decide di non unirsi al crimine».

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