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Bresson presenta Bresson

29 Febbraio 2008

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A Brugherio una speciale doppia serata riporta sullo schermo un classico del cinema francese, amato da Truffaut e riproposto dal cinecircolo Bresson ai cinefili brianzoli, appassionati o nottambuli che siano

 

 

Quella dei cinefili – e si suppone che il cinefilo brianzolo non faccia eccezione – è una razza su cui gravano fitte coltri di mistero. Figura ambigua, in odore di masochismo, disposta a sorbirsi le più punitive sperimentazioni iraniane (in lingua originale, of course) ad orari improbabili e senza ragioni apparenti.

Di fronte a questo luogo comune il cinecircolo Robert Bresson, ospitato in quel di Brugherio dal Cineteatro S. Giuseppe, esibisce la più apprezzabile noncuranza. E così, da ottobre, accanto alla normale programmazione d’essai i nostri vanno proponendo serate “doppie”, nelle quali all’intrepido spettatore è concesso di assistere, dopo il primo film, ad una seconda (notturna) proiezione, dedicata a piccole perle del presente e del passato.

Irresistibile la spiegazione degli organizzatori:  «Dài, proviamo a contarci (e a incontrarci): quante creature schraderiane si annidano fra noi? Per quanti “light sleepers”, per quanti “taxi drivers” il sonno è una opzione secondaria, e volentieri – dopo il film in programma – ben rannicchiati in poltrona, reitereremmo ancora e ancora il momento magico in cui le luci si spengono in sala e il buio avvolge tutto e tutti prima che ne cominci un altro? Eccoci qui, cari John Letour, cari Travis Bickle del Cinecircolo Bresson! Noi siamo più fortunati di Willem Dafoe e Robert De Niro: per noi, nessun inferno notturno metropolitano, bensì le poltrone rosse del Cinema San Giuseppe.»

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Se ne parliamo ora è per segnalare un’occasione ghiotta: la proiezione, questa sera, Un Condamné à Mort s’est échappé (Francia 1956), capolavoro di Robert Bresson. Il film, in programma dopo l’ottimo Giorni e nuvole di Giovanni Soldini, di cui abbiamo già parlato qualche tempo fa, segnò nel 1956 un punto di rottura rispetto al tradizionale montaggio hollywoodiano, drammatico e coinvolgente, tanto da spingere François Truffaut a sostenere che «Bresson has pulverized classic cutting – […] a form of cutting that made cinema a dramatic art, a kind of photographed theatre. Between traditional directing and Bresson’s there lies the same space as between dialogue and interior monologue».

Al di là dell’occasione particolare, comunque, rinviamo con piacere al resto della programmazione brugherese, consultabile sul sito del S. Giuseppe : ad un prezzo estremamente contenuto il cinecircolo Bresson propone ottimi assaggi di cultura cinematografica, con una selezione ampia ed attenta, ancora una volta tra le più vivaci del panorama brianzolo.   

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