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Aspettando la musica che passa per gli occhi

14 Febbraio 2008

Intervista a Giovanni Falzone, grande trombettista che si appresta a rivisitare le grandi colonne sonore e a tingere Morricone di jazz

Manca meno di una settimana all’inizio di "Musica negli Occhi", la due giorni musicale organizzata da Musicamorfosi e ospitata dal Teatro Binario 7, e c’è sicuramente attesa. Le colonne sonore di alcuni dei film più belli mai stati fatti, scritte da un genio che tutto il mondo ammira, Ennio Morricone, pronte per essere celebrate nuovamente. Quelle note, quelle emozioni, il 22 e il 23 di questo mese saranno rilette e portate sul palco monzese da un talento incredibile, da un grande nome del jazz italiano, Giovanni Falzone, con il suo sound frizzante e intenso.

Il curriculum di questo trombettista e compositore è davvero impressionante; ha suonato nei Jazz Festival più importanti della Penisola, è risultato vincitore del premio "Miglior Talento Umbria Jazz 2000" vincendo una borsa di studio alla prestigiosa "Berklee School of Boston", ha tenuto concerti in diretta radiofonica per Radio Popolare e Radio Rai Tre, ha collaborato con artisti del calibro di Valery Gergiev, Luciano Pavarotti, Placido Domingo e molti altri. 20080216_falzone.jpg

Siamo riusciti a farci concedere dal compositore agrigentino una breve intervista in cui ci parla di un aneddoto legato alla sua carriera e di situazioni vicine alla città di Monza.

 Quale è stato il musicista che l’ha influenzata maggiormente? Sinopoli, Gergiev, Pavarotti, Umbria Jazz, la Berklee…grandi personaggi e grandi esperienze; quali di esse porta maggiormente con sé?
Non c’è ne uno in particolare, diciamo che il mio percorso musicale è la sintesi di tanti generi e musicisti di natura diversa messi assieme.
Ciascuna di queste esperienze è stata fondamentale per me. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Ad oggi ricordo ancora molto bene l’esperienza con Gergiev; io ero alle prime esperienze importanti da prima tromba con l’orchestra sinfonica e suonare sotto la sua direzione è stato qualcosa di estremamente emozionante. Avevamo fatto le prove con un altro direttore, un assistente. Lui arrivò direttamente alla prova generale e cambiò quasi tutto ciò che avevamo stabilito con il maestro preparatore. Tutto questo senza dire una parola, ma con il suo carisma e con la forza del suo gesto personalissimo. Mi ricordo che ero molto affascinato da questa cosa. È un’esperienza che conserverò per sempre!

Come trova il nostro Paese nei confronti del Jazz? Ci sono prospettive di crescita, nuovi talenti e, soprattutto, una cultura musicale che riuscirà a mantenere tale genere in posizione di rispetto?
Penso sia un momento buono per il Jazz, anche se avverto una situazione un po’ paradossale: da un lato ci sono moltissimi bravi musicisti e dall’altro noto una scarsa attenzione verso la progettualità. Quindi mi auguro che si trovi un buon compromesso tra l’aspetto spettacolare della musica e l’aspetto più legato allo sviluppo di forme, musicisti e progetti meno convenzionali, proprio per mantenere quel rispetto di cui parla lei.

E, più da vicino, come si trova a suonare a Monza e Brianza? Ha trovato accoglienza e, soprattutto, ha riscontrato interesse riguardo al suo genere musicale? 
Si, mi sembra  un ambiente fertile e questo anche grazie al lavoro che sta facendo Musicamorfosi nel territorio. Ecco, Musicamorfosi è una realtà preziosa, ambiziosa e coraggiosa che merita, a mio modesto avviso, grande attenzione proprio per la dedizione che manifesta nei confronti di svariate forme d’arte. 

Si diceva poco tempo fa che a Monza il Jazz "non interessa a nessuno", che cosa le è parso fino a questo momento?
Chi lo diceva? Io non l’ho mai sentito, anzi mi sembra che i fatti dimostrino esattamente il contrario. C’è ormai da svariati anni in piazza del Duomo un festival che si svolge in giugno che conta sempre più pubblico, quindi mi sembra un’affermazione un po’ azzardata. Certo, forse avere qualche occasione in più durante il resto dell’anno potrebbe migliorare ancora le cose!

Queste le parole di Giovanni Falzone, musicista che si appresta a regalare due serate uniche al suo pubblico, un viaggio per le orecchie e per gli occhi attraverso classici della filmografia come "C’era una volta in America" di Sergio Leone e "Nuovo Cinema Paradiso" di Giuseppe Tornatore, passando per gemme musicali dimenticate ed emozioni che solo la musica può dare.

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