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I Dioscuri De Chirico

19 Gennaio 2008

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Ancora per un’ultima settimana in mostra a Lissone fino a domenica 27 gennaio dipinti ed incisioni dei fratelli conosciuti come i Dioscuri del ‘900

I "Dioscuri", così vengono ricordati i due fratelli De Chirico. Il loro non è un gemellaggio di nascita ma artistico poiché entrambi furono rappresentanti della corrente novecentesca della Metafisica. Anche se scelsero strade diverse (fin da subito pittore Giorgio, mentre scenografo, musicista e scrittore Andrea), nel 1952 Andrea De Chirico, alias Alberto Savinio, deciderà di dedicarsi alla pittura con un’intensità particolare, senza le pretese di confrontarsi con il fratello.

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Il confronto tra i Dioscuri è invece l’intento del Museo d’arte Contemporanea di Lissone, che decide di dare un unico spazio ai due fratelli in un’esposizione intitolata " Colloquio" : una sessantina di opere tra dipinti e disegni sviluppano le poetiche dei due artisti partendo dagli anni Venti fino alle date della loro morte. Domenica prossima sarà l’ultimo giorno disponibile per assistere al colloquio tra i Dioscuri.

Giorgio, insieme con il fratello Andrea De Chirico, dopo aver passato l’infanzia nella loro terra natale, la Grecia, si trasferirono nel 1905 prima in Germania e poi in Francia. Il distacco, il viaggio, la commozione del ritorno sono una costante  delle loro pitture. Contrari alla corrente idealistica che cercava una verità dietro l’apparenza visibile delle cose, i De Chirico sembrano ricordare, con le loro opere, che la realtà non esiste e tutto è fragile e vano. Eppure, sembra che il paradiso perduto che emerge nelle opere , fin "quasi aberranti", secondo Giorgio de Chirico, dei pittori modernisti, sembra l’anelito anche dei due Dioscuri.

16012008_dechiricocoppia2.jpgIl paradiso perduto sembra essere quello del mondo e della grammatica pittorica classici che i modernisti hanno dimenticato. Mi fregio di tre parole- recita la frase più famosa di Giorgio DeChirico– che voglio che siano il suggello di ogni mia opera: pictor classicum sum. Il fratello Andrea (1891-1952) della classicità coglie la portata più evocativa e narratrice ed accompagna la sua attività di scrittore e musicista con quella del pittore.

Che sia la Grecia il paradiso perduto dei De Chirico non è un’ipotesi azzardata, così come può esserlo il mito, come lasciano intendere alcuni titoli delle loro opere: " Oreste e Pilade", "Ettore e Andromaca", "Otello e Desdemona" sono tra le coppie più famose di Giorgio De Chirico, " Penelope" , "Il dio Apollo",  Il riposo di Hermafrodito" sono alcune tra le pitture di uomini con le teste bestiali che rievocano anch’esse, forse, un paradiso perduto.

Visioni architettoniche, pizze, nature morte, statue solitarie proposte in prospettive non realistiche, immerse in un clima magico e misterioso: in questo si condensa la pittura metafisica dei De Chirico.

Così Giorgio De Chirico definisce il termine filosofico: « Io nella parola metafisica non ci vedo nulla di tenebroso, è la stessa tranquillità ed insensata bellezza della materia che ci appare metafisica e tanto più metafisici appaiono quegli oggetti che per ebbrezza di colore ed esattezza di incisione sono agli antipodi di ogni confusione e nebulosità.»

Immagini:

Savinio Les Philosophes
G. De Chirico Oreste e Pilade

 

 

 

 

 

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