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Ambientalisti: no al Centro guida sicura nel Parco

12 Dicembre 2007

20071116-parconobile04.jpgIl Comitato Parco invita la Regione Lombardia a non finanziare il progetto del Centro guida sicura in Autodromo ma usare il milione e 700mila euro di fondi per tutelare il patrimonio boschivo

 

Non piace al Comitato Parco il progetto di un centro guida sicura in Autodromo. Sotto accusa l’idea di investire un milione e 700mila euro di soldi pubblici per finanziare Sias, la società che gestisce l’autodromo.

«Abbiamo  appreso dalla stampa nei giorni scorsi – sostengono gli esponenti del comitato – che la Regione intende finanziare il nuovo centro per la guida sicura. Un progetto che verrebbe realizzato in un’area prospiciente il Roccolo, tra l’altro un’area da poco restaurata grazie al sostegno di uno sponsor privato su iniziativa del Comitato per il parco A. Cederna, e il perimetro della Gerascia. Si tratta di due ambienti naturali e storici tra i più preziosi dell’intero polmone».

Secondo il Comitato alcuni articoli avrebbero fatto balenare addirittura l’ipotesi che parte della Gerascia potrebbe in futuro essere asfaltata e messa a disposizione dell’autodromo. «Pur ritenendo questa ipotesi non fondata – precisano – anche in considerazione dei vincoli ambientali e paesaggistici che salvaguardano il Parco di Monza, le esperienze accumulate negli anni inducono ad essere cauti».

Pertanto la richiesta al sindaco e all’assessore al Parco del Comune di Monza è quella di smentire ufficialmente la possibilità di consentire di asfaltare e/o cementificare ulteriori porzioni di Parco, fra cui, appunto, Gerascia e Roccolo. Inoltre si invita la Regione a cambiare destinazione per il fondo di un miliardo e 700 milioni di euro messi a disposizione. Invece di finire in nuove strutture all’interno dell’Autodromo, secondo il Comitato, sarebbe meglio che tali soldi venissero spesi per interventi di salvaguardia delle aree boschive lombarde, tra cui quelle del Parco.

In particolare, servirebbero investimenti per monitorare il cancro colorato del platano che ha comportato l’abbattimento di circa 600 piante malate e che rischia di diffondersi ad altri platani vista l’alta infettività del fungo che ne è responsabile. Un monitoraggio che era previsto ma poi sospeso proprio per mancanza di fondi. Si devono dissuadere comportamenti che favoriscono il degrado del patrimonio boschivo, in particolare le ferite sulle cortecce, il comportamento del suolo e la presenza di asfalto che lasciano le piante maggiormente esposte agli agenti patogeni.

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Redazione
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