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La Roche Pharma è in piena crisi

23 Novembre 2007

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Precisata l’entità dei tagli che colpiranno 217 dipendenti, tra amministrativi e informatori del farmaco. Sospesa la produzione dell’Aulin ma anche dei farmaci retrovirali per l’Hiv

 

Per la Roche è crisi. Una crisi alla quale risponderà con una riorganizzazione che prevede il taglio di 217 dipendenti: 34 del settore amministrativo (tutti negli uffici di Monza) e 183 informatori medico-sanitari che lavorano in tutt’Italia. Il piano di riorganizzazione è stato presentato ai sindacati in un incontro che si è tenuto martedì 20 novembre nella sede dell’Assolombarda a Milano. Per rispondere alla crisi che sta incontrando sul mercato, la multinazionale sopprimerà le linee di produzione Primary Care (che produce il noto anti-infiammatorio Aulin) e quella dei farmaci antiretrovirali utilizzati per curare il virus dell’Hiv-Aids. «La soppressione della linea che produce l’Aulin – spiega Paolo Ronchi, segretario generale della Fmeca Cisl Brianza – è stata giustificata dalla scelta del sistema sanitario nazionale di favorire il corrispettivo farmaco generico. Questo ha causato negli ultimi anni un drastico calo della vendita del prodotto brevettato e commercializzato dalla Roche. Nessuna spiegazione invece è stata data per la soppressione della linea degli antiretrovirali. L’azienda si è riservata di darci i dettagli di questa operazione più avanti».

Di fronte all’annuncio dei tagli occupazionali, il sindacato ha manifestato le sue perplessità e i sui timori dicendosi però disponibile a trattare per limitarne l’impatto sui lavoratori. «Per il momento – continua Ronchi – non si è parlato ancora del ricorso alla cassa integrazione o alla mobilità. I rappresentanti sindacali hanno però chiesto all’azienda di valutare la possibilità di riqualificare il personale in esubero, ma anche di verificare possibili spostamenti in altre sedi o l’accompagnamento alla pensione dei lavoratori più anziani». Se ne parlerà negli incontri tecnici che sono stati programmati per i prossimi giorni e che si susseguiranno fino al 5 dicembre quando i dirigenti della multinazionale elvetica e i rappresentanti sindacali si rincontreranno per fare il punto di questi colloqui.

«Ciò che ci preoccupa ulteriormente – conclude Ronchi – è anche la tempistica. L’azienda ha fretta di definire il percorso di riorganizzazione e vorrebbe chiudere gli incontri già prima di Natale. Per noi sono tempi troppo brevi. È una crisi che va affrontata con serietà e con attenzione perché sono molti i lavoratori coinvolti».

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