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Cascinazza: senza giudizio la querelle sulle fasce di rispetto

22 Novembre 2007

20071019_cascinazza.jpgLa giunta Mariani rinuncia alla causa pendente davanti al Tribunale delle Acque contro la variante che permetteva la realizzazione di una canale scolmatore distruggendo il Parco

Nessuna presa di posizione verrà dal Tribunale delle acque sull’affaire Cascinazza. Area di esondazione o canale scolmatore? La città non avrà risposte ufficiali dall’Autorità di Bacino perché l’amministrazione comunale, guidata da Marco Mariani, ha deciso di abbandonare il ricorso presentato nel 2005 al Tribunale delle acque da parte della giunta Faglia. Un procedimento che avrebbe dovuto concludersi entro il 5 dicembre ma che non si saprà mai che fine avrebbe fatto perché il Comune ha deciso di rinunciare alla causa. Una scelta che lascia però aperta la questione in gioco: quali e quante  sono le fasce di rispetto che vanno rispettate in caso di esondazione, dove verrà fatta confluire l’acqua del Lambro in caso di piogge torrenziali, verrà costruito, o non vedrà mai la luce, un canale scolmatore per dare garanzie di sicurezza alla zona sud della città?

La vicenda ha origini lontane. Per comprendere i vari passaggi bisogna risalire all’ 8 agosto 2001 quando viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, (n. 183), il provvedimento (Dpcm) col quale il Ministero approvava il Pai, (Piano di Assetto Idrogeologico). Tale Piano, vincolava all’inedificabilità l’intera area della Cascinazza e parte dell’edificato del quartiere S. Donato, considerate come zone di esondazione del fiume Lambro. La questione si riapre il 3 marzo 2004 quando, viene adottata una variante al Pai, che riduce quelle fasce di inedificabilità e ripristina la loro possibilità edificatoria (delibera n. 2 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del fiume Po – GU n. 127 del 1.6.2004). D

ue giorni dopo, esattamente il 5 marzo 2004, la società Iei  di Paolo Berlusconi presenta al Comune un piano di lottizzazione per complessivi 388.000 metri cubi, nonostante il Pai (vigente dal 2001), vincoli tali aree alla totale inedificabilità. Con successivo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 dicembre 2004 (Governo Berlusconi), viene approvata questa variante al Pai (GU n. 28 del 4.2.2005). Tale variante prevede, tra l’altro, la formazione di un canale scolmatore del fiume Lambro, che bypassa l’abitato di Monza ad est. Quest’ opera, che per essere realizzata richiede 168milioni di euro di spesa, prevede interventi che deturperebbero una parte monumentale del Parco di Monza (il grande viale del Canonica), tutelato dalla legge perché area di pregio. Proprio contro tale variante al Pai, nel 2005 l’Amministrazione guidata da Michele Faglia decide di opporsi presentando un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

A pochi giorni dall’udienza, fissata per il 5 dicembre, la giunta Mariani rinuncia alla causa.

«La decisione è stata ufficialmente giustificata con il fatto che la Giunta ha approvato il Pgt (Piano di governo del territorio) e dunque qualunque altro documento urbanistico vi è compreso – sostiene Alfredo Viganò, consigliere comunale della Lista Faglia che ha presentato un’interpellanza sulla questione – in realtà si tratta di una bugia perché il Piano di Assetto Idrogeologico prevale sullo strumento urbanistico locale. Non si capisce perché non abbiano voluto attendere la conclusione del procedimento. Qual è l’interesse pubblico di tale decisione?». Viganò sottolinea anche una incongruenza: la Variante del Pai era stata contestata anche dalla Sovrintendenza nazionale e da quella regionale che si erano dette contrarie al documento  per un vizio di forma  poiché nelle fasi progettuali non erano stata coinvolte come invece previsto per legge. « A questo punto rimane comunque la necessità di fare chiarezza perché non si è risolto il problema di sicurezza – precisa Viganò – che coinvolge un tratto di fiume con presenza di decine di abitanti e numerose attività economiche. Forse è auspicabile definire prima gli spazi e le fasce di rispetto necessarie ad evitare rischi e poi, in un secondo momento, valutare che fare delle parti rimaste libere. Infine c’è la figuraccia che Monza fa nei confronti del Comune di Cologno che si era fidato di noi per portare avanti il proprio ricorso visto che è un Comune tra quelli più a rischio in caso di esondazione. Siamo di fronte ad una politica schizoide che con una mano firma il Contratto di fiume e con l’altra edifica laddove non dovrebbe».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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