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Van De Sfroos, dal lago alla Taranta

7 Settembre 2007

20070906-van_de_sfroos-02.jpgIl musicista rock-folk, nato nella nostra città, chiude MonzaPiù 2007. Canta in lombardo ma arriva anche al cuore del Salento

 

È una MonzaPiù musicalmente ricca, quella di quest’anno. Soprattutto per quei due nomi che si apprestano a riempire con le loro note il weekend monzese dove tutto è rumore di motori; Raf e Davide Van De Sfroos. È soprattutto quest’ultimo, nonostante forse non abbia la stessa fama e lo stesso record di vendite del suo “collega” pugliese, a destare particolare attenzione ed attesa per il suo “ritorno alle origini”.

20070907_van_de_sfroos.jpg Van De Sfroos infatti nasce Davide Bernasconi proprio a Monza, da dove, in tenera età, si è mosso verso Mezzegra, sponda comasca del Lago, per poi formarsi come musicista e cantante folk-rock con testi il dialetto laghèe. Sarà proprio questa sua particolarità a consacrarlo come vero e proprio fenomeno musicale, e a portarlo in tour per tutta la Penisola ed anche in diverse città europee; nonostante questo, Davide tornerà solamente tre volte nella sua città d’origine, e si appresta a suonarci una quarta appunto questa domenica 9 settembre. “È sicuramente un’esperienza forte suonare nella propria città natale dopo che la si è abbandonata per così tanti anni…Ricrea il cordone ombelicale” spiega ai giornalisti alla conferenza d’apertura della kermesse monzese, dopo aver detto di sentirsi comasco solo per “due lancette del destino”.

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Davide Van De Sfroos è un artista vulcanico, creativo, con un repertorio nutrito e non banale, di impostazione folk-cantautorale ma di forte base rock, cosa che tiene a precisare colui che, appunto, è stato definito “lo Springsteen del Lago di Como”. È seguito da una band di musicisti di eccezione, come ad esempio Jaime Scott Dolce, guitar hero di New York, e Anga Persico, violinista di enorme esperienza e tecnica, con i quali suonerà nella bella cornice di Piazza Duomo, sicuramente all’altezza. È un artista molto particolare, un artista che pensa a Dante come un rapper e a Foscolo come un musicista goth, tanto che sono le sue particolarità ad averlo fatto crescere da cantautore popolare locale ad affermato musicista nazionale, conosciuto da nord a sud della Penisola. Il suo più grande successo infatti, a sua dire, è stato riuscire a diventare un artista conosciuto e stimato anche al sud Italia, cosa non da poco per un musicista che canta in dialetto insubre; “È un’emozione grandissima presentarsi a suonare all’Aquila, ad esempio, e sentire che la gente del posto conosce i tuoi testi a memoria…È la testimonianza che l’Italia mi ha capito”. Una domanda qui è certamente d’obbligo. “Ha capito che sono un artista che non ama le etichette ed i binari”, ci spiega “e che ama cantare la gente senza distinzioni, lontano dalla politica”. Il riferimento alla Lega Nord è sicuramente evidente; dalla sua nascita artistica praticamente, Van De Sfroos è stato apprezzatissimo dagli aderenti al Partito del Nord, tanto da elevarlo a proprio simbolo, nonostante questa non sia una cosa voluta dal musicista.

20070906-van_de_sfroos-01.jpgLa Lega apprezza il mio lavoro, certo si sposa benissimo con le loro idee di tradizione, ma ritengo che per la politica ci sia gente ben più indicata di me”, spiega Davide. “Molte volte si è travisato il mio ruolo, io sono solo un musicista, e comunque sarei scorretto se dicessi di aver sentito un leghista dire che sono vicino al partito” aggiunge.

Un musicista libero, dunque, che ha avuto il grande merito di portare la musica cantata in dialetto settentrionale su grandi palchi, cosa molto rara; se si escludono i veneti Pitura Freska e pochi altri, Davide Van De Sfroos è l’unico artista ad averlo fatto, mentre sono tantissimi i cantautori e le band originarie del Mezzogiorno ad essere molto note su tutto il territorio nazionale e non solo. Lo stesso Davide ritrova le radici di questa disparità nella differenza di tradizione musicale e soprattutto culturale tra nord e sud Italia: “Il Meridione ha da sempre avuto una tradizione di canto più forte, più radicata, mentre qui al nord spesso si è ritenuto inappropriato cantare in dialetto”, spiega, “ma è importante cantare in dialetto vivendolo come una vera e propria lingua, senza nulla di ridicolo. È quesa la base da cui partire per creare un prodotto artistico valido”. E lui sembra proprio che ci sia riuscito.

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