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Multiutility, accordo a quattro. Meno uno

11 Settembre 2007

20070910_camion_rifiuti_bea.jpgSeregno, Desio, Lissone e Cesano pronti a firmare domani un’intesa sulla Multiutility della Brianza. Ma l’azienda che gestisce il termovalorizzatore rimane fuori

Multiutility: un accordo a 4, ma con un grande assente. I sindaci di Seregno, Desio, Lissone e Cesano hanno sottoscritto l’impegno di proseguire il percorso verso un’unica azienda multiservizi della Brianza che si occuperà di energia, acqua e ambiente e nella quale dovrebbe confluire anche la neonata Brianzacque.

Ma se da una parte sembra superata l’impasse dei 3 contro uno che vedeva Seregno schierata da una parte e gli altri Comuni decisi a proseguire un percorso ridotto a tre ex municipalizzate che si sarebbero "fuse", adesso si apre un’altra questione. L’assenza di Bea, il consorzio che gestisce l’inceneritore di Desio e che doveva avere una parte importante per il settore Ambiente. Finiti i litigi politici tra Seregno, Lissone, Desio e Cesano, la nuova Multiutility sembra dover affrontare una nuova difficoltà ancor prima di nascere.

Un passo avanti comunque è stato fatto, almeno a detta del primo cittadino di Desio, Giampiero Mariani: «L’incontro è andato bene e c’è questo impegno comune per cui la decisione dovrebbe essere definitiva – ha detto – nel prossimo incontro firmeremo il protocollo di intesa». Per Mariani nessun dubbio sulla direzione presa dai 4 Comuni: «Ormai viaggiamo tutti in quella direzione».

Anche perché da tutta la vicenda le municipalizzate più penalizzate sarebbero proprio Desio e Lissone. Domani i 4 sindaci firmeranno il protocollo.

Meno ottimista su tutta la vicenda la Cgil. «Certamente un passo avanti è stato fatto – ha commentato Biagio Catena Cardillo – Anche perché Desio deve chiudere la questione entro fine anno altrimenti andrà in gara d’appalto». E per questo motivo, c’è la probabilità di un passaggio a tre (cioè Lissone, Desio, Cesano) verso l’azienda unica, in modo da stringere i tempi.

«Non basta l’aggregazione del Consiglio di amministrazione – ha continuato Catena Cardillo – ci vuole un piano industriale, perché è la base di partenza per ogni società».

Rimane anche il punto oscuro dell’assenza di Bea dal percorso: «Siamo in attesa di una spiegazione in merito – conclude il sindacalista della Cgil – c’è una contraddizione di fondo nel fatto che per ora Bea non entrerebbe nella Multiutility».

Da anni la Cgil spinge sul pedale dell’acceleratore per la realizzazione dell’azienda multiservizi della Brianza che gestirebbe rifiuti, energia e acqua, tre settori intesi come cicli integrati di gestione. Per salvaguardare la conoscenza del territorio che le ex municipalizzate hanno, ma anche un rapporto diretto tra operatori e utenti che in questi anni si è consolidato e che non potrebbe essere certo sostituito da un call-center. Ma anche per rimanere competitivi in un mercato dove la supremazia di giganti quali Enel, Eni, Aem-Asm, La 220, Lifegate, Vivaenergia farebbe completamente sparire la filosofia delle ex municipalizzate, inghiottite dalla nuova normativa che impone accorpamenti aziendali sempre più grandi.

Le difficoltà incontrate sono state molte, alcune superate, altre rimangono questioni aperte: l’assenza di Agam e Cap da Brianzacque e quindi dalla futura Multiutility e, adesso, quella di Bea. L’azienda multiservizi della Brianza sembra insomma destinata ad una nascita "zoppa".

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