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Le stagioni del cinema, fra rassegne e multisala

8 Settembre 2007

20070907-cinema1.jpgSi chiude  un’estate con molte sale vuote ma anche con rassegne coraggiose e affollate. Un resoconto dal territorio

Estate al cinema, terra di nessuno. Si sa che il mercato cinematografico italiano considera i mesi estivi come un periodo morto, da riservare a titoli secondari, e tende perciò a rimandare (a volte di mesi) l’uscita dei film di punta fino a settembre, quando non direttamente a Natale. In questo contesto, tanto per i grandi multiplex quanto per i cinema di quartiere sopravvissuti si pone la questione della programmazione estiva: alcuni chiudono, i più vivacchiano, e in generale si sente il fiato corto di un sistema che punta tutto sul richiamo commerciale di pochi blockbuster.
A complicare il quadro intervengono poi le iniziative culturali degli enti pubblici, che spaziano dal più classico "cinema-estate" all’aperto a rassegne più ambiziose, con programmi che abbracciano, oltre al cinema, più generi spettacolari, dalla danza alla musica popolare.
Per il primo caso, si può ricordare la tradizionale rassegna organizzata dall’amministrazine di Seregno e dalla cooperativa Controluce, che nel mese di luglio ha occupato il cortile delle scuole Cadorna con una ventina di film della passata stagione, o quella – analoga nei modi e nei meriti – proposta a Brugherio, nel parco di Villa Fiorita, dal Comune e dal cinema San Giuseppe.

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Il Cinema San Giuseppe di Brugherio (Foto da www.sangiuseppeonline.it)

Sull’altro versante citiamo invece il vulcanico Bloom di Mezzago: le proposte musicali di Bloom Estate si segnalano per raffinatezza ed eclettismo, mentre spicca positivamente il lavoro svolto dalla sua cooperativa nella gestione della rassegna a Villa Visconti d’Aragona, organizzata insieme all’Ufficio Cultura del Comune di Sesto: due mesi di proiezioni quasi giornaliere, con un’offerta che è riuscita a recuperare titoli dalla distribuzione sofferta, organizzando così filoni tematici significativi, oltre a svariati eventi di contorno (introduzioni musicali, presentazioni da parte di specialisti, incontri con gli autori). Un plauso particolare al filone del cinema italiano, che ha salvato dal demone dell’invisibilità titoli e autori (Ferrente, Diritti) che non lo meritavano.

Da questi esempi si delinea insomma un modello virtuoso di cooperazione tra esercenti (abbiamo citato due cooperative – la Controluce e il Visconte di Mezzago, che gestisce il Bloom – e un cinema con una forte tradizione d’essai, come il San Giuseppe) ed enti locali, un modello che risulta tanto più convincente quando si impegna al di là della mera riproposizione di titoli di cassetta, ma tenta una riappropriazione dell’evento film, ricollogandolo in un contesto spettacolare più ampio: quello della festa, del filone tematico, dell’incontro.

Laddove non si è seguito questo modello, le scelte sono apparse meno decise. Il Warner Village di Vimercate, per esempio, si è limitato a riproporre tre pellicole invernali (The Queen di Frears, La sconosciuta di Tornatore, e L’era glaciale 2 di Saldanah) senza una logica unitaria apparente, confermando la congenita indifferenza di questi (non)luoghi all’utilizzo del cinema come elemento coesivo di un discorso che unisca territorio e cultura. Ma anche Monza è stata esclusa, quest’anno, dalle iniziative estive che hanno coinvolto le sale "gemelle" di Milano (l’Anteo e l’Apollo, gestiti dalla stessa società che si occupa del Multisala Metropol, del Capitol e del Teodolinda).

«In mancanza di un progetto culturale e di un’offerta riconoscibili, l’apertura agostana – commentano al Metropol – non ha richiamato un pubblico di rilievo, e soprattutto sono mancati i giovani, che hanno ripreso a frequentare la sala solo con Harry Potter e Shrek III.

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E tuttavia le proiezioni estive erano andate deserte anche un anno fa, quando si era tentato di coinvolgere il pubblico monzese includendo il Metropol nella rassegna "Luci della Ribalta": a dimostrazione del fatto che una proposta culturalmente valida, se non supportata da adeguate strategie di contorno, non basta a riconfigurare un pubblico abitudinario, composto in prevalenza da anziani.

Il cinema, come momento riflessivo e costruttivo del tessuto sociale locale, può (e deve) esistere solo nell’ambito di una politica culturale che veda in campo il municipio e l’esercente, come attori alla pari: all’ombra dei nuovi multiplex si gioca una partita che non si può perdere.

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