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Ulivo: opposizione “di governo”

11 Giugno 2007

20070611-sergio-civati Nessuna "resa dei conti" ma impostare l'azione politica per i prossimi cinque anni – dice il neo consigliere dell'Ulivo, Sergio Civati –  E dare un segnale per il nuovo Partito Democratico

 

  Ragionare su una sconfitta elettorale non serve a nulla se non si finalizzano analisi e conclusioni alla costruzione di una prospettiva per il futuro. Ostenta ottimismo, Sergio Civati, presidente dell'Associazione Monza per l'Ulivo e fresco eletto in Consiglio comunale: «Bisogna evitare l'errore di limitare l'analisi alla "caccia ai responsabili", innescando così un clima di resa dei conti che porterebbe a ulteriori chiusure e frammentazioni – afferma il consigliere ulivista – Bisogna invece cercare di capire  le ragioni profonde dei risultati del voto, in modo da avere gli strumenti per impostare l'azione politica dei prossimi anni».

Delle molte concause che hanno portato l'Ulivo al punto più basso della recente storia politica a Monza. Civati cerca di mettere in luce quelle che possono spiegare le "ragioni elettorali" di chi è andato a votare: «È dimostrabile che nell'elettorato hanno prevalso ragioni culturali e comportamentali imperniate sulla difesa del proprio "particolare" – afferma – Mi spiego: nella sua azione il governo nazionale cerca di operare una sintesi tra l'interesse generale del Paese e quelli di gruppi sociali o di categorie, come quando affronta il tema delle pensioni o delle liberalizzazioni: e questo provoca scontenti in alcuni che possono vedere colpiti o limitati quegli interessi Così è avvenuto a livello locale: a livello di individui o gruppi, di strade o quartieri, è prevalsa la preoccupazione per il proprio specifico piuttosto che per l'interesse generale».

Questo significa che interessi particolari sono stati toccati dall'azione della Giunta. «In questi cinque anni una parte della cittadinanza si è chiesta come venivano spesi i loro soldi. Se non era d'accordo su questo o quell'intervento, ovviamente non era contenta. E poiché è stato fatto molto, paradossalmente le scontentezze si sono manifestate – spiega Civati – Ma le stesse persone non si interrogavano sulla destinazione degli stessi soldi quando non veniva fatto nulla o quasi: il paradosso monzese è che viene premiato l'immobilismo, che  quanto pare mette tutti d'accordo».

Questo significherebbe che il "particolare" si identifica con interessi consolidati che si oppongono a ogni cambiamento. «Significa anche altro. Prendiamo l'esempio dei dossi stradali: sono stati realizzati per ridurre la pericolosità delle strade e per proteggere gli utenti "deboli", ciclisti e pedoni. Per far questo è stata limitata l'abitudine consolidata degli automobilisti a transitare velocemente su certe strade. In questo caso l'opposizione ai dossi ha significato riaffermare il diritto del più forte: una forma di prevaricazione».

Che tuttavia non spiega come mai anche qualcuno tra i "deboli" si sia schierato con questa opposizione. «Il fatto è che a volte conta di più il "percepito" del reale – sottolinea il neo consigliere – Prendiamo ancora l'esempio dei dossi: gli incidenti stradali in cinque anni sono diminuiti in maniera molto consistente, eppure le misure che hanno portato più sicurezza sulle strade sono state "percepite" come pericolose esse stesse. Oppure prendiamo il caso dell'Ici: è stata ridotta ai livelli minimi, ma nessuno se ne è accorto. Oppure, ancora, il Centro commerciale del Rondò: alla fine sembrava quasi che fosse stato Faglia a volerlo, mentre in realtà ha fatto di tutto prima per bloccarlo, poi per ridurne l'impatto sulla città. Ma questo messaggio non è passato».

Questo significherebbe che il centro sinistra ha dei seri problemi di comunicazione con i suoi elettori. «Dirò di più: il centro sinistra deve costruire un processo di democrazia basata sul consenso – afferma Civati – In questi anni l'Amministrazione ha cercato di "informare" molto i cittadini ma su alcune cose non è stata capace di costruire il consenso. Questo accade soprattutto quando si toccano i simboli. Esemplare è stato il caso di piazza Trento e Trieste: le stesse categorie che venivano beneficiate dalla riqualificazione si sono rivoltate contro chi la stava facendo».

Questo però significherebbe non prendere mai decisioni. «Un'Amministrazione ha il dovere di decidere anche contro il parere dei cittadini ma sulle scelte importanti deve dimostrare di saperne recepire le istanze, anche se questo dilata i tempi di realizzione dei programmi».

Queste considerazioni però non bastano a spiegare i molti perché di un risultato elettorale. «Dal punto di vista del nostro risultato, voglio far notare, come ci insegna l'esperienza, che le "liste del sindaco" tolgono spazio all'Ulivo: è successo a Roma, a Milano e altrove».

Un errore la Lista Faglia? «Assolutamente no. Ha fatto il suo dovere, aggregando intorno a sè un consenso assai più largo di quanto ci si attendesse. Il fatto è che gli elettori hanno "semplificato" il voto, dando il loro consenso sia al sindaco che alla sua lista».

Questo non toglie che ora l'Ulivo dovrà aprire una riflessione profonda sui motivi di questo risultato. «Soprattutto per cercare di uscirne "in avanti" e non semplicemente per metterci una pezza. L'Ulivo è chiamato a un passaggio fondamentale, quello dall'unità elettorale al soggetto politico, e lo può fare solo superando il quotidiano e le contingenze. Bisogna "battere un colpo", prima del 14 ottobre, quando si aprirà la fase costitutiva del Patito Democratico a livello nazionale».

Che significa "battere un colpo"? «Significa dare dei segnali dalle realtà locali. A Monza, il Gruppo consiliare dell'Ulivo deve affermare una modalità e uno stile. Primo, presidiare le scelte fatte dall'Amministrazione Faglia perché vadano a compimento, dal Tribunale alla Biblioteca, al Macello e più in generale su tutto il Pgt. In secondo luogo cercare di essere "opposizione di governo" e non "governo ombra": portare avanti alla luce del sole i propri punti di programma cercando, per quanto possibile, di affermarli, pur essendo minoranza in Consiglio».

Mica facile. «Bisognerà in primo luogo riuscire a "essere squadra", i consiglieri dell'Ulivo, della Lista Faglia, di Rifondazione. Poi essere consiglieri "di comunità". Dovremmo passare metà del nostro tempo non solo, o non tanto, con i nostri elettori, ma con le associazioni, con i gruppi di circoscrizione, con i comitati a discutere dei problemi, per temi e per quartiere».

Siete soltanto in sedici. «Ma i consiglieri e gli assessori che non sono stati confermati non devono andare a casa. Al contrario, bisogna cercare di coinvolgerli nel continuare a mantenere i contatti che hanno sviluppato in questi cinque anni, rinforzandoli, magari. Tutto questo dovremo cercare di farlo insieme ai consiglieri di Rifondazione e della lista Faglia, proprio per conservare l'aggregazione che ha saputo operare. Per questo li invito ad aprire al più presto un confronto su questi temi».

 

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