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Tempi duri per i troppo buoni

21 Giugno 2007

20070621_troppobuoni.jpgTanti ex-assessori sono rimasti al palo nelle preferenze: la democrazia però si fonda sul consenso e sulla fiducia, e per chi fa politica il vero esame è la preferenza.

Le buche per le strade ed i tombini rotti di San Fruttuoso sono finiti su You Tube; secondo C.B., che ci ha inviato una sua dettagliata analisi del voto nel seggio 48 di San Rocco, quello più a "sinistra" nel 2006, risulta che un terzo degli elettori della sinistra alle politiche del 2006 o non si è recato a votare o ha cambiato bandiera. Evidentemente il dibattito sulle motivazioni della sconfitta del centrosinistra continua anche dopo l’affollata e un po’ rituale assemblea del 14 al Binario7. Un giovane segretario di un partito del centrosinistra ha annunciato che farà un giro d’ascolto per la Brianza. Meraviglioso, speriamo che serva a qualcosa per le prossime elezioni provinciali. Ma forse è il caso di ascoltare di più anche questa Monza.

Francamente sono rimasto stupito dalle preferenze riportate da molti assessori. Avranno lavorato benissimo, ma certo i cittadini non se ne sono accorti. Dopo cinque anni di solerte lavoro sono rimasti al palo nelle preferenze, come se li avessero votato zie e cugini e neanche tutti! Forse è il caso di ricordare che la democrazia si fonda sul consenso e sulla fiducia, e che per chi fa politica il vero esame è la preferenza, tanto più quella che non deriva dalle strutture di partito, quanto dalla propria attività politica o amministrativa.

Solo Antonio Marrazzo, dopo cinque anni da assessore ha raddoppiato le sue già numerose preferenze. Parliamo di oltre un migliaio di cittadini che gli hanno dato fiducia. Premetto che chi scrive non ha votato per lui, ma mi hanno dolorosamente colpito certe voci che girano in certi ambienti astuti della politica monzese. Terronismo o altro! No, invidia, invidia purissima! Come, l’assessore da 90 voti è un genio e quello da mille uno che non va bene? Io credo che un partito sano, una sinistra intelligente dovrebbe capire la lezione: il problema è che con la gente bisogna parlare e prendere a cuore i suoi bisogni.

Perché votiamo una persona? Perché la rispettiamo, ma anche perché speriamo che difenda i nostri interessi e sia disponibile ad ascoltare le nostre esigenze quando abbiamo bisogno di qualcosa. Porrò ora una domanda difficile. Dopo la sconfitta, con il parapartito democratico in crisi perenne di identità, questa sinistra monzese intenta a leccarsi le ferite dovrebbe avere lo scatto d’orgoglio di ripartire.

Certo non è possibile farlo senza dare un segno di cambiamento. Come riconquistare chi si è allontanato, chi ha perso fiducia, chi non è stato ascoltato?
Con qualcuno che lo sa fare, che sa parlare alla gente e conquistarne la fiducia.

Francamente esaminando i risultati elettorali quelli che ne sono usciti meglio nel centrosinistra sono due: Michele Faglia e Antonio Marrazzo.

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