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L’ottocento monzese tra profitto e solidarietà

10 Giugno 2007

20070608_quadri_san_gerardoEsposizione di oltre trecento tele raffiguranti i benefettatori dell'ospedale. La ostra, allestita all'Arengario è forse l'evento artistico culturale monzese più interessante dell'anno.

Questa mostra, allestita nella storica sala dell'Arengario col patrocinio del Comune di Monza e dell'Azienda Ospedaliera di San Gerardo, è forse l'evento artistico culturale monzese più interessante dell'anno. Pochi sanno che esiste un'ampia quadreria di ritratti di benefattori dell'ospedale. Si tratta di oltre trecento tele che vanno dal cinquecento ai giorni nostri e che rappresentano uno straordinario excursus di volti di personaggi che hanno contribuito con lasciti e fondazioni alla salute della comunità.

Purtroppo il cittadino monzese ha poche occasioni di apprezzarla. L'ultima volta l'avevo vista molti anni or sono esposta per esteso presso la Villa Reale prima degli attuali restauri. Gli organizzatori hanno scelto di limitare il campo di questa mostra al periodo fra i primi dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. Speriamo di poter rivedere presto anche gli altri ma devo dire che comunque la scelta espositiva è stata felice. Da una parte si è evitato l'effetto disorientante di un'enorme galleria di volti che sarebbero necessariamente restati privi di voce e d'identità, dall'altra si sono potute scegliere opere di alto valore artistico, perfettamente restaurate, unite da un percorso storico ed artistico ben tematizzato. Interessante è anche la raccolta di documenti d'epoca allestita sui tavoli espositivi. Bella ed interessante è anche la piccola guida a disposizione dei visitatori.

La mostra si apre con la visione dello splendido stendardo processionale di San Gerardo e San Giovanni di Paolo Quaglia, del 1630.

Il curioso che legga la scritta ai piedi dei santi apprenderà che fu realizzato come opera votiva nel 1630, in occasione della peste. Bellissimo da vicino!

Entrando poi nel grande salone, con un'illuminazione perfetta e didascalie appropriate, passiamo ad ammirare opere dei migliori pittori della scuola monzese dell'Ottocento e del primo Novecento.

Si va da Mosè Bianchi, ad Eugenio Spreafico, ad Emilio Parma, per citare i più noti, ma con gradite sorprese, come i ritratti dei coniugi Fossati-Bellani di Giuseppe Amisani e quello di Giovanni Hensemberger di Giuseppe Guarnieri.

Un'idea veramente apprezzabile è stata quella di dare voce ai quadri mediante un impianto sonoro che permette di ascoltare la storia dei singoli personaggi davanti ad ognuno dei ritratti.

Possiamo così conoscere dalla viva voce, senza il bisogno di noiose ed esose cuffie, le vicende di alcuni degli uomini e delle donne che sono stati i protagonisti della rinascita industriale monzese, attraverso lo sviluppo dell'industria tessile e cotoniera, di quella del cappello ed infine di quella meccanica ed elettromeccanica.

Si va da Luca Corbetta, fiero di aprire la prima tipografia moderna, a Carlo Antonietti, socio di Edmond Frette e Giuseppe Maggi nella famosa industria di filati e biancheria.

Altri poi sono veri e propri self made men come Giuseppe Cambiaghi che iniziò a lavorare a quattordici anni nel Cappellificio Valera, si mise in proprio nel 1879 ed arrivò a sfornare tre milioni di pezzi all'anno nel 1911, ma che non dimenticò gli antichi compagni di lavoro e fece costruire case nuove per loro in Spalto Piodo, aprì scuole in fabbrica e pose le basi di una casa di riposo e di una residenza per vacanze.

Non era un mondo idilliaco. Su uno dei tavoli si può notare una lettera che racconta come gli industriali monzesi rifiutassero di pagare le visite mediche ai fanciulli dei loro operai e che doveva intervenire la carità pubblica. Tuttavia fu quel modo operoso, con i suoi industriali capaci di guardare al mercato mondiale, con i suoi lavoratori laboriosi e capaci di mettersi in proprio, con un forte senso della socialità, come dimostra il nascere delle associazioni operaie e della grande tradizione sindacale socialista e cattolica, a rappresentare un momento importante della rivoluzione industriale in Italia ed a creare il fondamento di quella ricchezza di cui la storia di Monza può andare giustamente fiera, non solo in campo economico, ma anche in quello della solidarietà.

Oggi, quando i soldi dei monzesi sono per lo più operanti nello sfuggente mondo della finanza e spesso l'egoismo prevale sul senso sociale, è il caso di studiare meglio questi antenati che sapevano costruire la ricchezza con il lavoro senza dimenticare la solidarietà.

 

San Gerardo a Monza – Volti e vite di benefattori dell'Ospedale
Ideazione e progetto di Rosanna Pavoni
Arengario
20 maggio – 24 giugno 2007-06-02
ingresso libero
giorno di riposo: lunedì

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