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L?Occasione III

8 Maggio 2007

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Nel faccia a faccia di lunedì sera toni più pacati ma un grande vuoto nelle proposte dei candidati. A vivacizzare il confronto le domande del pubblico e il sindaco Faglia

 

Si moltiplicano i confronti pubblici fra i candidati sindaco e con essi le perplessità. Lunedì sera è andata in onda una nuova puntata al Binario 7 di via Turati: un'edizione "ridotta" per il "forfait di Ambrogio Moccia e l'arrivo dopo le 22.30 del sindaco faglia, impegnato in Consiglio comunale per la ratifica dell'Accordo di programma per il Polo istituzionale della Provincia MB.

Questa volta l'Occasione l'ha mancata Moccia, che ha motivato il suo rifiuto a partecipare con l'avversione per la politica urlata, fatta di scontro e non di confronto. Avrebbe avuto ragione se si fosse guardato solo agli incontri andati in scena al "Mapelli", dove le "claques" avevano sovrastato con i loro schiamazzi le parole e le idee, quando ce n'erano, dei candidati.

Lunedì tutto si è svolto in un clima molto più composto: forse gli apparati elettorali si son resi conto di aver esagerato e hanno accorciato le briglie ai rispettivi "supporters". Ma, tolte le loro intemperanze, tutto è scivolato nel grigiore.

La prima domanda del conduttore, sempre il direttore del "Cittadino", Luigi Losa, era impegnativa: tentare, in 4 minuti, una sintesi del programma elettorale. Impresa difficile per chiunque: addirittura improba per Gianpietro Mosca, le cui proposte per il governo della città occupano un centinaio di pagine, e surreale per Cirillo, che non può sforzarsi di andare a trovare in ogni piega dello scibile un nesso logico con il preservativo. Mosca se la cava accusando, tanto per cambiare, la giunta Faglia di aver previsto nel Pgt una sorta di autostrada che attraversa il Parco e qualcuno gli vorrebbe chiedere l'indirizzo dell'enoteca in cui abitualmente si serve.  Ma meglio non se la sono cavata Mariani e Fustinoni che, nella  sintesi estrema imposta dai tempi, si sono tenuti sul vago dicendo un po' tutto, ma in sostanza nulla.

Un po' di cabaret c'è stato anche questa volta quando è stato sollevato il tema della prostituzione su viale delle Industrie. Fustinoni ha detto cha la radice del problema sta "nella legge della domanda e dell'oferta", Mariani ha tirato in ballo addirittura l'Onu in una visione "ultraglobal" della questione, che rimanda alle migrazioni dei popoli del Sud e dell'Est del mondo, Cirillo vagheggia un'area riservata al mercimonio, una sorta di "drive in" della marchetta, suscitando più di un frizzo.

Il clima si è un po' vivacizzato quando sono iniziate le domande del pubblico, fase che è coincisa con l'arrivo del sindaco Faglia.

Si è parlato, tra le altre cose, di Cascinazza e di depuratore di San Rocco. E qui si è capito che Mariani sulla Cascinazza vorrebbe un parco, ma aspetta la soluzione delle contese giudiziarie fra il Comune e Paolo Berlusconi. E poi non si capisce che parco: un parco circondato da palazzi, come Milano Due? Un parco-giardino? Un parco agricolo come propone l'attuale maggioranza? "Anche questa è un'idea – concede l'ex borgomastro – vedremo".

Per quanto riguarda le eventuali cubature concedibili, lo scambio compensativo delle aree, come propone Mosca, l'acquisizione da parte del Comune, nulla di concreto emerge, nemmeno da parte di Fustinoni che della Concretezza ha fatto addirittura il suo simbolo, seppure all'Orizzonte.

Qualcuno in sala propone di spostare sulla Cascinazza il depuratore di San Rocco, provocando una reazione di battute riguardanti la materia prima in questione ma, sul problema specifico, nessuno sa dire una parola definitiva.

Di fronte a un simile vuoto pneumatico Faglia, che espone diligentemente, ma non senza veemenza quando pizzicato dal solito "Tze Tze" Mosca, quanto la sua Amministrazione ha fatto in cinque anni, i fondi stanziati, i tempi di realizzazione delle opere, sembra uno statista. Lui, l'architetto "prestato alla politica" di cui cinque anni fa era del tutto digiuno, sembra un piccolo De Gasperi, un Craxi in salsa monzese, un Mitterand" di noi altri. Il che è tutto dire, per uno che cinque anni fa si impappinava nel contraddittorio e oscillava pericolosamente tra voli pindarici e la lettura pedissequa del programma "Viva Monza più viva.

Insomma, un tono più che modesto in cui la sola figura del sindaco uscente emerge una spanna buona sopra quella degli altri contendenti e questa non è una valutazione dettata da partigianeria, ma una pura constatazione, anche se un po' malinconica per chi desidererebbe un confronto su toni generali un po' più elevati.

In più, alle 23, delle oltre cento persone che affollavano la sala all'inizio, una metà se ne erano andate, lasciando le poltroncine di velluto rosso ai soliti addetti ai lavori.

Continuiamo a chiederci che senso abbiano questi "confronti", in cui si finisce con il confrontare assai poco a beneficio di quasi nessuno.

I colleghi giornalisti renderanno edotti qualche migliaio di lettori dei loro giornali, ma gli elettori monzesi sono circa centomila: a loro, chi glieli spiega i programmi dei candidati sindaco?

Aggiornamento dell'ultima ora. Nell'ennesimo confronto di martedì sera al teatrino di Triante,  Marco Mariani ha dato in escandescenze prendendosela con il pubblico:  "Venite qui a farvi racconatare un sacco di balle – ha inveito – perché tanto i programmi sono tutti uguali, poi la soluzione dei problemi è una cosa tecnica e poi bisogna vedere se ci sono i soldi per fare le cose". 

La domanda, a questo punto è: perché si vota?

L'Occasione Mancata IV. 

 

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