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La Terza Legge della Stupidità

3 Maggio 2007

20070503_poltrona Nella "notte dei lunghi coltelli" tra Osvaldo Mangone e Stefano Carugo per la "poltrona" di capolista la spunta Giuliano Ghezzi

Ci vorrebbero molte e molte righe per raccontare quanto accaduto nella sede di Forza Italia nelle ore che precedevano il limite per la presentazione delle liste elettorali, termine ultimo sabato 28 aprile alle ore 12. Lunghissime e concitate ore e interminabili notti. Quelle dei lunghi coltelli. Tra i fatti e avvenimenti che meriterebbero attenzione ne raccontiamo uno, quello relativo alla scelta del capolista di Forza Italia, prima che spuntasse il nome di  Giuliano Ghezzi.

A condurre le danze l'esperto e fidato dirigente di partito, Paolo Romani. Tra i più gettonati a guidare la lista di Forza Italia il consigliere uscente e capogruppo Osvaldo Mangone, campione di pratiche di ostruzionismo ma non da tutti amato in Forza Italia. Fin qui nulla di male, accade ovunque, anche nelle migliori famiglie. La sua nomina era data per scontata ma, improvvisamente, i dirigenti di FI hanno iniziato a contrastarla contrapponendola ad altre, come quella di Stefano Carugo.

E allora come escludere Osvaldo Mangone nato in terra di Calabria? Semplice: non è possibile a Monza presentare un capolista meridionale, terrone! Questo accadeva nella notte tra giovedì 26 e venerdì 27. In quella successiva un repentino quanto curioso ripensamento con l'offerta della testa di lista nuovamente fatta a Osvaldo Mangone, che senza indugi, alle prime ore dell'alba di sabato 28, ha risposto: "Ero terrone ieri, sono terrone oggi!". 

I cittadini d'origine calabrese, ma non solo questi, dovrebbero ringraziare Forza Italia per la considerazione manifestata. Ma questo episodio è solo la conferma del fatto che a Monza Forza Italia appare in preda ad una profonda crisi di identità e la candidatura venuta dall'alto di Marco Mariani non ha facilitato le cose.

Quali sono i motivi per cui una forza politica con un potenziale elettorale notevole non riesce ad esprimere una sua leadership in grado impedire le continue fratture che la tormentano all'interno?

Pare che abbia una vocazione autolesionista, ma da dove le viene questa malattia ormai cronica dopo l'harakiri avvenuto verso la fine della giunta Colombo?

Probabilmente da un'eccessiva vicinanza fra Monza ed Arcore. Tutte le volte il candidato sindaco non è espresso dalla realtà monzese del partito, ma viene deciso in qualche vertice nella nota villa del Capo.

Del resto su Forza Italia di Monza pende la nota maledizione di Paolo Berlusconi, quella della Cascinazza. Come può una forza politica monzese, che vorrebbe rappresentare interessi anche imprenditoriali e produttivi, battersi a favore di una edificazione di centinaia di migliaia di metri cubi di cemento che fra l'altro toglierebbe spazio e lavoro agli imprenditori cittadini del settore?

Edificare la Cascinazza significherebbe saturare per anni il mercato edilizio della città, togliendo spazio ai legittimi interessi dell'edilizia monzese a favore di un unico padrone.

Ogni candidato sindaco di quella parte politica, e ovviamente il leghista eccentrico Marco Mariani che tanto vanta la sua indipendenza tuonando "le palle alla gente io non le ho mai raccontate", è costretto prima di tutto ad essere suddito di interessi estranei alla città e ricade necessariamente nella cosiddetta Terza Legge della Stupidità, scoperta anni addietro dal famoso economista Carlo Maria Cipolla, che recita così:

"Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita."

Invito però il cortese lettore a tener presente che questa legge è scientifica e quindi non si applica a destra o sinistra, ma a tutti noi umani. Cerchiamo di non cascarci.

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