30 Novembre 2020 Segnala una notizia

Il centrodestra di Calvino

6 Maggio 2007

Il Partito inesistente, il Governatore rampante e il Cavaliere dimezzato. Se oggi Italo Calvino volesse riscrivere la sua celeberrima trilogia dedicandola alla politica del centro destra (ma abbiamo più di un serio dubbio in proposito), i titoli sarebbero, probabilmente, questi. Perché questi sono i segnali che arrivano dalla campagna elettorale per le ormai imminenti amministrative del 27 e 28 maggio in Brianza, alle quali dedicheremo ampio spazio sul prossimo numero di MB. Forza Italia, come partito, a Monza e in Brianza, non esiste praticamente più. È ridotto come la camorra ai tempi di Raffaele Cutolo: lacerato e paralizzato da una vera e propria "guerra per bande" su tutto il territorio, non è stato capace di esprimere uno straccio di candidato in uno solo dei Comuni in cui si vota. Scontate, ma non troppo, visti gli illustri precedenti, le ricandidature di Pipino a Carate, Fossati a Lissone e Desiderati a Desio, A Monza e a Meda, per tacer di Carnate, non è stata in grado di presentare un aspirante sindaco azzurro. Non solo, ma si è verificata una vera e propria diaspora dei "trombati" che hanno deciso di correre da soli, in polemica contrapposizione con la ex casa madre. Ha un bel dire La Gelmini, madre-padrona di Forza Italia in Lombardia, che "sono stati fatti sacrifici per il bene della coalizione". La verità è che i veti incrociati delle fazioni non hanno consentito, ci consenta, di portare un candidato alla corsa per una poltrona di sindaco. Tra "berluscones" e "formigones" continua a scorrere il sangue e il presidente "di" Regione Lombardia sembra sempre più determinato a infilarsi nelle scarpe di Sua Emittenza, che però proprio non gli calzano. Roberto Formigoni è, da 15 anni, incontrastato monarca del Pirellone ma, oltre i confini della sua giurisdizione politica, non riesce proprio a sfondare, stoppato dagli ex democristiani e dagli ex socialisti rifugiatisi nel dorato regno berlusconiano. Nè un Pisanu né un Cicchitto, per tacer di Bondi, che indosserebbe pure il cilicio per amore del piazzista di Arcore, sono disposti a lasciare campo libero al pupillo di don Giussani, e di Cossiga. Troppo legato a Comunione e Liberazione e alla Compagnia delle Opere che, se all'ultimo piano del grattacielo di piazza Duca d'Aosta sembrano spingere per voler privatizzare anche l'aria che si respira, lo fanno per poterla poi "gestire" in proprio, tramite le loro  associazioni senza altro "scopo di lucro" che non sia quello di garantirsi il controllo di interi blocchi sociali: un po', mutatis mutandis, come fa la mafia in Sicilia. Da questa situazione Berlusconi esce ancor più dimezzato di come madre natura non l'abbia fatto. Ostenta ottimismo, sparge battute da caserma, sciorina, come panni al sole lavati che più bianco non si può, sondaggi che promettono mirabilie, ma il suo controllo su Forza Italia in Lombardia si sfarina ogni giorno di più. E siccome la Lombardia produce, a botto, un quinto del Pil nazionale, ha perso il controllo della locomotiva economica del Paese. Il che, per uno come lui, non è bello. Per di più gli "spin doctors" di Mariani, pagati dal Cavaliere, (ma quanti soldi hanno già speso con tutte quelle ossessive affissioni che ai monzesi danno più fastidio dei vu' cumpra' di via Italia?) sembrano aver imboccato la stessa strada che ha portato alla sconfitta, sia pur temperata dalla "porcata" di Calderoli, nelle elezioni politiche del 2006. Le campagne elettorali costruite sui "no" sono perdenti in partenza: ma svelano con chiarezza, il re è nudo, la mancanza di idee, di proposte e di prospettive che paralizzano il centro destra in Brianza.

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