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Fatti spazio. I giovani, la città, la socialità

31 Maggio 2007

20070531-folletto Un incontro ad Extralarge promosso dal Boccaccio per parlare di giovani cittadini, politica, spazi e rapporti con le istituzioni

Lunedì 28 maggio ha trovato spazio all'ex macello il tavolo di riflessione promosso dagli attori delle aggregazioni giovanili di Monza; non ha però trovato gli interlocutori cui era rivolto e che erano nella lista degli invitati: gli assessori alla Cultura, alla Persona e Osservatorio giovani ed Anziani, alla Comunicazione, al Territorio. Pur in contemporanea con una serata calda per i risultati elettorali, gli assessori erano attesi perché un'amministrazione locale dovrebbe concludere quello che inizia, anche se perde le elezioni. Principi e nobili intenti, che cadono nel vuoto. Infatti  la serata, dal tema "Fatti spazio", ha riguardato le pratiche di autogestioni in percorsi istituzionali. Tema critico, a maggior ragione in un novo clima politico assai sfavorevole a realtà aggregative come il centro sociale Boccaccio, promotore della serata.

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Gli spazi del Boccaccio di Monza (Foto da www.estremirimedi.org/nohumannocry/)

Qual è il compito delle istituzioni verso queste realtà?
Si è cercato di dare una risposta a questo quesito con l'aiuto dei dati dell'Istituto IARD, osservatorio Giovani della provincia di Milano, raccolti su un campione di ragazzi tra i 15 ed i 29 anni. Il comportamento dei giovani ha aiutato a focalizzarsi sulle necessità del territorio in funzione dei giovani. Arianna Bazzanella, ricercatrice dello Iard, ha evidenziato la tendenza dei ragazzi alla “socialità ristretta”, ovvero ad una socializzazione che valorizza l'intorno più vicino. Di conseguenza la famiglia, intesa anche come casa, diventa il luogo favorito del tempo libero. Le case private diventano luoghi dove passare il tempo, dove incontrare amici ed una soluzione per la serata. Anche la vocazione commerciale, intesa come tempo speso nei grandi centri commerciali,  spicca a sfavore di attività di tipo ricreativo o culturale.
A questi indici si aggiungono dati di giudizio: dal sondaggio risulta che i giovani soffrano la mancanza di spazi come circoli, centri sociali ed associazioni e ritengono le strutture presenti di qualità molto bassa.
Un'enorme fetta del grafico a torta indica che la maggior parte degli intervistati rispondono di essere interessati alla politica ma di non  parteciparvi attivamente e che, a loro parere, “fare politica” significa, oltre che andare a votare, organizzare mostre, discussioni, eventi e fare volontariato.

Il nodo che emerge e su cui “Fatti Spazio” invita le istituzioni a riflettere è la riconsiderazione del luogo pubblico e della concezione di cosa sia fare politica. Politica sembra essere una partecipazione in un processo creativo pubblico e no profit. In sintesi è la ricerca di una responsabilità, di una condivisione e di una autogestione che sia pubblica e pubblicizzata. Il compito delle istituzioni risulterebbe allora quello di percepire e far percepire i centri sociali come spazi di attività al di fuori delle dinamiche di profitto.

Alla luce dei dati il dibattito specifica la domanda di apertura: Monza offre protagonismo e autogestione ai giovani?
 Il rappresentante dell'Associazione Diapason traccia il suo intervento per parlare di cos'è l'autonomia per un CAG. I Cag sono centri di associazione giovanile, finanziati dal Comune. A Monza ce ne sono 9. Si tratta di realtà alterntive al centro sociale.
Il rappresentante sottolinea come nei CAG l'autogestione sia una pratica condizionata da una gestione “adulta” da parte degli educatori, che si trovano nella situazione ambivalente “lascio andare o controllo i ragazzi?”. Una difficoltà, tipica della figura genitoriale, che è per certi versi simile alla difficoltà delle istituzioni i cui atteggiamenti, spesso paternalistici, non fanno che sfociare in forme di controllo. È quello che è successo a discapito del “Folletto” di Abbiategrasso; il centro sociale ha tentato di parlare con le istituzioni ma, stretto in un braccio di ferro politico, si è trovato a scegliere l'abusivismo.

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L'intervento di Alice Boni, relativo proprio alla vicenda del Folletto, non vuole togliere la speranza al progetto culturale e politico BK0/ del centro sociale Boccaccio, che vuole rivolgersi alla cittadinanza. Alice Boni, che ha fatto parte del consiglio comunale di Abbiategrasso, non si è ricandidata e si chiede: “Come si può non perdere la propria identità pur interlocuendo con le Istituzioni?
Risponde e conclude il dibattito Federico De Amrosis che si occupa di Contest, una rivista che tratta le tematiche relative agli spazi pubblici. Per De Ambrosis la delega politica non favorirebbe l'autogestione che invece può essere solo accompagnata dalla politica. I piloti della costruzione collettiva sono responsabili nel compromesso che deve esistere tra spazi non strutturati e l'autonomia necessaria per dirigerli. Buttandosi in una lettura sociologica, giustamente De Ambrosis definisce le relazioni che si creano in contesti associativi come forme di “economia informale”. Queste  potrebbero in parte soddisfare il bisogno dei giovani di centri di assistenza al lavoro. Un servizio che, stando ai dati Airc, manca nel territorio.

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Una delle iniziative del Folletto di Abbiategrasso. Più in alto un murale realizzato sempre dagli attivisti del Centro (foto da www.autistici.org/folletto25603)

In questo senso  il progetto BK07, rivolto a Monza, mette in moto competenze e sperimentazioni, nella consapevolezza dell'offerta culturale del territorio e in confronto con essa. La speranza è che sia un confronto che, anche se non si preannuncia pacifico, sia ricco e pubblico.

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