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Berlusconi: a Monza voto politico

9 Maggio 2007

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Il leader di Forza Italia attraversa il centro cittadino tra l'adorazione di qualche centinaio di supporters e la curiosità dei passanti. Poi suona la carica: votare Faglia è votare Prodi.

Più che un bagno di folla, un bagnetto. Per Silvio Berlusconi, approdato a Monza per dare manforte al candidato sindaco del centrodestra Marco Mariani, la passeggiata di ieri è stata una lenta marcia nel centro cittadino. Un'ora per percorrere via Vittorio Emanuele, stretto nella morsa di militanti circa 500 e con molti curiosi che affollavano le vie dello shopping per tutt'altri motivi.

Il "muro" della sicurezza che circondava l'ex premier ha dovuto prodursi in una corsa a ostacoli tra le panchine e i paletti del corso cittadino, protetto a sua volta da un cordone di uomini in divisa, fra bandiere, telecamere e taccuini, urla, strattoni, foto, strette di mano, autografi, inni del Milan, anche qualche lettera consegnata alle sue guardie del corpo, dato che il "lider maximo" era invisibile, sovrastato dai torreggianti uomini della scorta, e irraggiungibile. Insomma, una gran confusione ma, in fin dei conte, gente non poi così tanta.

Berlusconi ha dato l'impressione di volere una campagna elettorale fortemente politicizzata. «Chi vota per "quell'altro" – ha affermato, alludendo al sindaco uscente, Michele Faglia – vota per Prodi. Chi vota per Mariani vota per Berlusconi». Con queste parole il leader di Forza Italia e del centro destra ha tracciato la linea della propaganda elettorale del proprio schieramento per le elezioni del prossimo 27 e 28 maggio. «Sarà un voto amministrativo è vero – ha rincarato Berlusconi – Ma chi vota per la sinistra, che in cinque anni ha mal governato a Monza, lasciando una situazione peggiore di come l'ha trovata, è come se votasse per il governo Prodi che è il governo delle tasse».  I sondaggi in suo possesso confermerebbero il vantaggio del centro destra, in linea con le tendenze nazionali. «I monzesi, che sono persone paradigmatiche dell'Italia che intraprende, persone serie e persone moderate – ha anche detto Berlusconi – non potranno che votare per il centro destra».

La passeggiata elettorale è finita al Tea rose in piazza Duomo, dove l'ex premier si è finalmente concesso con un minimo di calma alla stampa. Berlusconi è riuscito anche nell'impresa di rivendicare il merito della vittoria di Sarkoszy in Francia: «Ho governato per cinque anni e credo che molte delle cose che abbiamo fatto siano state di esempio per il suo programma» ha detto e ha rivelato che «la prima telefonata dopo la vittoria Sarkoszy l'ha fatta a me».

Poi Berlusconi non ha risparmiato frecciate ai suoi, a proposito del partito unico della destra: «I leader si erano detti d'accordo, poi qualcuno ha fatto marcia indietro – ha affermato – Ma la gente vuole questo partito e gli elettori dimostrano di essere più avanti degli eletti».

Bacchettate anche al Carroccio, che in molti Comuni e Province dove si vota, si è presentata da sola. «Sono molto dispiaciuto da questa scelta della Lega  – ha affermato – Ma come maggior partito dello schieramento abbiamo il dovere della generosità, come abbiamo dimostrato a Vicenza».

Alla fine se ne è andato, non senza essersi concesso ancora una volta ai più pazienti dei suoi fan che lo hanno atteso fino all'ultimo sull'acciottolato del Duomo.

Da rilevare, a margine, un imbarazzante siparietto tra Osvaldo Mangone e Domenico Pisani. L'ex capogruppo consiliare degli azzurri si è avvicinato al consigliere regionale sfoggiando un gran sorriso e abbracciandolo forte, all'uso calabrese, per dargli il benvenuto nella coalizione pro Mariani. Pisani ha accolto l'abbraccio rigido e gelido, in silenzio, finché l'altro non si è allontanato, sempre con il gran sorriso stampato sulle labbra.

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