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Una festa di popolo per il 25 aprile

26 Aprile 2007

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Centinaia di persone, tra cui molti giovani, hanno ricordato in piazza Roma il XXV Aprile insieme al sindaco Michele Faglia e agli ex partigiani e deportati nei campi di prigionia.

Un dovere civile e un imperativo della Storia. Con queste parole Francesco Berti Arnoaldi Veli, presidente della Fondazione ex deportati del campo di Fossoli ha indicato l'importanza fondamentale di ricordare da quali e quanti sacrifici, sforzi e morti arrivi la democrazia e la libertà di cui oggi gli italiani godono.Una cerimonia, quella di ieri, dal palco allestito ai piedi dell'Arengario per le celebrazioni della Festa della Liberazione, con la presenza delle autorità militari e civili cittadine, delle rappresentanze delle associazioni partigiane e della Resistenza e dei tanti monzesi in piazza, seguita da centinaia di persone. «È una giornata di alta memoria e c'è, invece, chi vorrebbe toglierla dal calendario – ha accusato Berti – A queste persone va detto che non siamo liberi di dimenticare. Il 25 aprile è il giorno della memoria nazionale, è l'origine della costituzione, è il giorno che deve cancellare la parola odio dal nostro modo d'agire». Berti ha voluto ricordare i 5 monzesi uccisi a Fossoli che, ieri mattina, sono stati commemprati nel cimitero cittadino davanti alla lapide con i loro nomi, in prima fila nel campo dei Caduti. Dopo l'intervento di Berti è toccato, come da qualche anno avvieme il 25 aprile, a uno studente monzese prendere la parola. «Il fascismo per molti giovani appare ormai lontano nella storia – ha detto il giovane Francesco Colombo dell'Isa – Ma i valori della libertà e della democrazia, sono ancora oggi sentiti così come la continuità dei valori della Resistenza». Ha concluso il sindaco Michele Faglia ricordando con orgoglio come Monza, già nel 1923, isolò il listone fascista, come sia sempre stata riconosciuta città profondamente democratica. «Purtroppo ancora oggi, però non sono scomparsi dalla politica italiana certi retaggi del passato – ha sottolineato il sindaco – Il fascismo fu un regime violento, aggressivo, dove tutto era gridato. Putrtroppo rivediamo ancor oggi quello stile in una parte di certe forze politiche».

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Redazione
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