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Mimmo Pisani e la macchia di Mariani

12 Aprile 2007

20070411_pisaniL'ispiratore del movimento Per Monza Oggi, che correrà da solo al primo turno, fa il punto sulla sfida elettorale

Incontro Domenico Pisani nella sede del suo movimento, in via Maddalena, un ambiente dai toni caldi tra il giallo e l'arancio e l'arredamento spartano. Pisani sarà uno dei protagonisti delle prossime elezioni, come già avvenuto nel 2002. Allora, però, era in Forza Italia, oggi è il fondatore di un nuovo soggetto politico "Per Monza Oggi" che correrà da solo al primo turno delle elezioni amministrative di primavera.

 

Pisani, come sarà questa campagna elettorale amministrativa? Prevarranno i temi programmatici relativi alla nostra città o quelli squisitamente politici nazionali?

È evidente che si sta impostando una campagna elettorale politica con forte valenza nazionale. Questo è un grande e pericoloso errore. Qui ci sono scelte che devono essere fatte in base ai programmi, alle persone, al rapporto che le persone stesse hanno con la città.

 

Lei fu certamente uno dei protagonisti, per Forza Italia, delle scorse amministrative. Quali furono le ragioni della sconfitta? Perché la imputarono a lei?

Le motivazioni furono le più diverse. All'epoca alcuni problemi della città furono enfatizzati oltremodo. Per esempio il piano regolatore, che di fatto interessa la città, ma soprattutto alcuni operatori. Però si fece passare l'amministrazione uscente come responsabile di politiche che tendevano alla cementificazione. Ma onestamente Monza non ha mai avuto questa propensione.

 

Tutto qui?

No, ci furono passaggi su alcune candidature molto discutibili. Sa, le logiche di partito. Io da responsabile di Forza Italia è evidente che me ne sono assunto le responsabilità, non mi sono mai nascosto dietro gli specchi, ma è chiaro che un'influenza non monzese, non brianzola, ci fu e lo vediamo anche in questa tornata elettorale. Queste cose non si capirono, e lo stesso Marco Mariani oggi candidato della destra, le enfatizzò pubblicamente. E poi alcune decisioni che riguardavano proprio gli uomini. Ci furono degli errori, dei quali non mi ritengo assolutamente responsabile. Il fatto di fare piazza pulita, il desiderio assoluto di voltare pagina: queste sono cose che si fanno in maniera graduale, parlando con la gente, perché la politica è confronto, è dialogo, è fatta da uomini e bisogna almeno avere il desiderio di confrontarsi e trovare soluzioni insieme. Poi possiamo imputare la sconfitta anche al destino, perché al primo turno si perse per pochissimo: mancò un pugno di voti, solo 700. Ma Forza Italia conseguì un risultato eccellente: conquistò il 32%. Uno dei migliori risultati dalla nascita del partito. Poi al secondo turno è andata come è andata, ma non tanto perché non ci fu partecipazione, ma, nello spirito della legge elettorale, si trattò di scegliere tra due diverse persone e prevalse Faglia.

 

Il candidato Roberto Radice non era benvoluto?

Sul candidato si era costruita nella prima parte della campagna elettorale un'immagine di non monzese, per cui alla fine la città ha deciso per Michele Faglia. Quando si trovano due persone a confronto è evidente che la campagna elettorale di partito non ha più un grosso significato.

 

Per Lei oggi il partito, lo schieramento, quanto pesano nella sua iniziativa politica?

Oggi io sono in una posizione assolutamente moderata, di centro e soprattutto libero di seguire alcune indicazioni in cui io credo, di privilegiare l'aspetto locale e quindi le candidature e gli amministratori locali, di favorire un'apertura da parte della politica verso della società civile, di dare per alcuni aspetti un po' la sveglia a questa città. Vorrei incentivare la partecipazione di nuovi soggetti, per questo ho pensato a una lista assolutamente aperta, che sia lo specchio di tutti gli strati della società monzese e porti il contributo delle esperienze di tutte le persone che vogliono il bene della città.

 

Come valuta oggi la candidatura di Mariani e lo schieramento che dovrebbe sostenerlo? Dietro questa candidatura tornano alla ribalta personaggi che in passato già provarono a governare, fallendo, la città. Potrebbe essere diverso questa volta?

Ci troviamo di fronte al centro sinistra che ha per candidato il sindaco uscente, quindi una serie di vantaggi e svantaggi, perché quando si amministra si va incontro a inevitabili critiche. Il candidato di destra bisognava trovarlo e indicarlo in maniera diversa. Rifiuto le ragioni di coloro che sostengono l'impossibilità di altre candidature. Così come io ho trovato una persona assolutamente rispettabile, il dottor Alvaro Porta,  se si fossero creati i presupposti si sarebbe arrivati a decidere, magari anche su Mariani, ma con modalità diverse, con una partecipazione maggiore, un modo che forse la gente avrebbe capito di più.

 

Marco Mariani all'ultima tornata elettorale amministrativa aveva suggerito di votare il centro sinistra…

Mah, questi sono un po' i controsensi. Io sono forse quello che ha pagato un po' di più questa situazione. Si dovrebbe avere un po' di coerenza, per me è fondamentale, anche se può essere difficile. Oggi io voglio cavalcare il sentimento di questa città, che conosco profondamente. La nostra campagna elettorale sarà in positivo, equilibrata, senza attaccare il sindaco uscente né il candidato sindaco avversario: una presa di posizione moderata sulla proposta politica, sul modo di amministrare la città. Su Marco Mariani non mi sento di sparare, però è evidente che una macchia c'è ed è anche una macchia importante, è lì e fa parte della storia. Come io mi assumo le mie responsabilità anche gli altri lo devono fare, non è che possiamo dimenticare.

 

E per quanto riguarda la squadra?

È uno specchio del modo in cui finora ci si è mossi. Non discuto sul candidato, ma sulla modalità della candidatura, che è stata assolutamente poco partecipata: la squadra non può essere che una conseguenza. Non creandosi le condizioni per la partecipazione tutti gli altri si sentono esclusi, nessuno si sente incentivato, nessuno vuole partecipare.

 

Pisani, cos'è e cosa dovrebbe essere oggi la destra monzese? Perché molti personaggi che in tempi non sospetti (la lettera dei cento firmatari inviata a Berlusconi) chiedevano un cambiamento radicale non sono stati ascoltati  e molti di loro hanno rinunciato persino a candidarsi come Paolo Tagliabue?

Probabilmente nessuno ha avuto la determinazione necessaria. Quando i 100 si sono trovati di fronte a dirigenti di partito, non sono stati in grado di affermare con decisione le proprie ragioni. Questo a causa anche di reverenza nei confronti di grandi leader. Se si vogliono portare a casa dei risultati non basta una lettera: bisogna agire in modo conseguente. La lettera che senso ha se poi non viene seguita dai fatti? Non si può pensare che con documenti, lettere, riunioncine si risolvano i problemi. Poi la politica ha i suoi tempi, i suoi modi, dimentica e le cose vanno come devono andare. Soprattutto su passaggi così importanti, che influiscono così tanto sulla città, bisogna avere il coraggio di difendere le posizioni. Io avrei detto: o ci si mette intorno a un tavolo e insieme si discute di partecipazione oppure ne pagherete le conseguenze. Poi però bisogna essere conseguenti, perché altrimenti si perde credibilità.

 

Sarebbero dovuti andare da Berlusconi?

Mi sembra siano anche andati, ma per me tutti questi pellegrinaggi ad Arcore servono a poco, si può fare molto di più a livello locale. Era una posizione da difendere con un pizzico di coraggio in più.

 

Come valuta l'operato della giunta di Michele Faglia? Condivide il giudizio secondo il quale, al di là del concordare o meno, questa giunta sia stata molto attiva?

La giunta Faglia ha fatto delle cose buone e delle cose che onestamente io non riesco assolutamente a comprendere. Ci sono in città alcuni segnali che fanno presumere che ci sia stato un lavoro, però probabilmente non quel lavoro che la città merita: non possiamo ridurre tutto al fiorellino, a qualche pista ciclabile, a qualche marciapiede, questi sono lavori che oggettivamente sono stati fatti, poi possono essere criticati, magari a qualcuno piacciono ad altri non piacciono. Secondo me in questa città si sono tralasciati alcuni temi come la questione parcheggi. La vicenda di piazza Trento non è stata gestita al meglio. Bisogna dare la possibilità alle automobili di fermarsi prima, in parcheggi esterni, così la gente scende e va a piedi in centro.

 

Lei si permetterebbe di usare i banchi del Consiglio Comunale come tavoli da pizzeria? È questo il ruolo dell'opposizione?

Io per mia natura sono una persona molto moderata. In Consiglio Comunale l'atteggiamento deve essere sempre quantomeno composto. Credo che con le parole si possa essere alcune volte più pungenti senza alzare il tono della voce. Talune sceneggiate sarebbe stato meglio non vederle.

 

La sua lista Per Monza Oggi che candida alla carica di Sindaco Alvaro Porta, vuole essere un progetto che vada oltre Monza? Un progetto che guardi alle elezioni provinciali del 2009?

Il progetto riguarda Monza. Certo, un domani sicuramente ci sarà un discorso allargato alla Brianza. Però oggi è un progetto per la città di Monza, assolutamente locale, che vuole essere alternativo, moderato, ma determinato. Quando sono stato eletto consigliere regionale, la prima cosa che ho fatto è stata andare a trovare le eccellenze che ci sono in città. Una di queste persone, nel 1995, come prima cosa mi disse: si ricordi che comunque Monza ha una sua storia, una sua cultura e noi intendiamo difenderla a tutti i costi. Questo non vuol dire chiudersi, ma difendere ed esaltare questa città. Evitare che ci possano essere, visto che io l'ho subito, l'ho pagato sulla mia pelle, interferenze in particolare milanesi, che sono incomprensibili.

Io ho sempre cercato di difendere l'autonomia di Monza e credo che qualcuno adesso forse me ne dia atto, oggi più di ieri. Il progetto Per Monza Oggi significa proprio difendere l'autonomia del capoluogo della nuova provincia. Monza e la Brianza devono scegliere il loro futuro ed è giusto che questo venga scelto dai monzesi e dai brianzoli.

E poi questo progetto pone al centro i problemi che interessano direttamente il cittadino: traffico, inquinamento, parcheggi, immigrazione e valori veri come quello della famiglia. Per quanto riguarda il discorso della Provincia, è giusto che un movimento come questo, un contenitore, sia proposto partendo dalla città più importante della Brianza.

 

Il movimento da lei promosso andrà oltre gli schieramenti e guarderà ai programmi nel caso eventuale fosse escluso dal ballottaggio?

Assolutamente sì. Proprio per il fatto che vuole essere il più vicino possibile alle esigenze della gente, noi guarderemo attentamente i programmi: chi saprà interpretare meglio questa esigenza sarà nostro alleato. È fuori dubbio. Con accordi chiari, al sopra dello schieramento politico.

 

Mariani ha letteralmente tappezzato la città con i suoi manifesti… dà l'impressione di dover recuperare…

Secondo me, conoscendo un po' questa città, l'esagerazione non ha mai pagato. Io al suo posto non l'avrei fatto, non mi sembra sia un modo apprezzato molto dalla città. Monza è una città moderata, un capoluogo di Provincia, ma anche una città a misura d'uomo, in cui è possibile dialogare, confrontarsi, quindi credo sia molto più importante il contatto con il cittadino, diretto, non i grandi slogan.

 

Voi quanto pensate di investire?

Tutto quello che è necessario perché il messaggio arrivi a conoscenza della città. La nostra mission è quella di comunicare che c'è un'alternativa, far conoscere il simbolo, l'iniziativa. E quindi una cifra congrua, diciamo 250mila euro. Sembrano tanti, ma bisogna pagare la sede, la stampa di tutto il materiale elettorale, le affissioni, le cene e poi ci sono tante occasioni in cui si devono affittare degli spazi e non sempre si riescono a trovare i prezzi più bassi. Noi ci auto-tassiamo: sono tutte risorse che provengono dalle persone che partecipano al nostro progetto, che contribuiscono per quello che possono. Per altri non è così, ma per me da quando sono in politica lo è sempre stato. Consideri che quando facevo io il coordinatore (di Forza Italia, n.d.r.) non è mai arrivato un centesimo…

 

Questa volta forse si pensa che il rischio sia alto… Se arriva Sgarbi, arriva Berlusconi, alla stazione centrale di Milano ci sono cartelloni sulle elezioni di Monza, viene in mente che forse ci sia un forte interesse a livello nazionale, no?

Politicamente è abbastanza sicuro. Però qui sbagliano, onestamente, perché dare un taglio politico – anche se è l'unica chance che c'è – è comunque sbagliato. È un boomerang. E poi quando si vede tutto questo impiego di denaro…

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