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L’antica arte della concia sul Lambro

11 Aprile 2007

20070411_conceriaUn'azienda dalla lunga storia è all'avanguardia nel mercato globalizzato

L'ultimo blazer in camoscio color tabacco di Hermès o il nuovo trench di Gucci in morbido capretto delavé, gli hot pants dall'aria fetish in pelle dark di Dolce & Gabbana. Li abbiamo desiderati e ricercati nelle sofisticate boutique di Rue de Rivoli a Parigi o nell'esclusiva New Bond Street di Londra, abbiamo implorato un'amica d'Oltreoceano di setacciare i fashion store della 5th Avenue pur di averli. Eppure,  molto probabilmente, quei capi sono transitati da Monza. O almeno il materiale che li rende così unici, la pelle. Conciata e tinta proprio dietro casa, sulle sponde del Lambro.

In pochi lo sanno: in via Monte Santo c'è un'antica conceria che da sessant'anni trasforma le pelli grezze in meravigliosi camosci e nappe, utilizzando al tempo stesso tecniche tradizionali e tecnologie all'avanguardia. Maurizio Motta e il fratello Giorgio sono alla terza generazione. Nel 1947 il nonno Arturo aprì la prima azienda di "Concia e tintura di pelli per guanteria" che poi si trasformò negli Anni Sessanta in conceria "Motta & Pagani" fino all'attuale "Motta Pelli". Anche oggi fanno i conciatori, ma visto lo scarso interesse della moda per i guanti, si sono orientati verso l'abbigliamento. Centocinquanta mila piedi trattati ogni mese, che significa circa trenta mila pelli di capra, recapitate in fabbrica direttamente dall'Africa Centrale, Nigeria ed Etiopia in primis, dove la materia prima abbonda.

"Tengo a chiarire che la pelle è un materiale di scarto per queste popolazioni – precisa Maurizio Motta – loro allevano le capre per alimentarsi. Il nostro è un prodotto fondamentalmente ecologico e certificato". Dalle conce all'allume di rocca a quelle all'olio, imparate dai genitori, i due titolari sono arrivati a realizzare pelli idrorepellenti o addirittura lavabili, ma sempre fatte a mano, secondo criteri di artigianalità che certo non s'improvvisano, ma si imparano dopo anni e anni di mestiere. Qui sta il vero know-how dell'azienda e la capacità di battere la concorrenza di cinesi e indiani, nonostante le pelli conciate a Monza costino dieci volte tanto quelle dei concorrenti asiatici. «Offriamo qualità, ricerca e servizio – continua il titolare – certo i capretti sono gli stessi che conciano i cinesi ma noi facciamo una pelle morbida come il velluto e soffice come la seta». E questo per le griffe fa la differenza.

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Un trend sempre positivo e un fatturato costantemente in crescita che conta sul valore aggiunto di una manodopera di sedici persone specializzate, che si occupa di tutte le fasi della lavorazione, dalla rasatura fino alla tintura. Proprio i finissaggi sono l'attività più delicata, perché comportano la conoscenza di dosaggi e ricette esclusive della conceria. I trattamenti speciali sono di stretta competenza di Maurizio e Giorgio. "Mettiamo un occhio differente – spiegano – e poi alcuni finissaggi non si possono neanche spiegare, bisogna averli in mente". Risulta forse difficile pensare quanto sia creativa l'attività di una conceria, ma deve seguire gli stessi ritmi della moda: due collezioni l'anno, primavera/estate, autunno/inverno e poi una manciata di fiere e workshop in giro per il mondo per presentare ai clienti le proprie creazioni.

Quaranta articoli differenti ogni anno tra serigrafie, stampe a rilievo ed effetti avant-garde, declinati in venti colori e sfumature diverse. In questi giorni l'azienda è alle prese con la collezione per l'estate del 2008, perché tessuti e pelli naturalmente devono essere pronti prima degli abiti. Tra le novità della conceria Motta: una pelle effetto vetrificato, un camoscio impalpabile talmente leggero che può stare nel pugno di una mano ed effetti hi-tech laccati, tamponati e stampati a caldo.

Tradizione e ricerca, amore per il lavoro, gusto per l'innovazione, sensibilità verso il mercato di qualità: ecco gli ingredienti che hanno permesso a questa azienda monzese di restare protagonista sul mercato mondiale.

 

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