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Barriere architettoniche: Monza oltre l’ostacolo

6 Aprile 2007

20070604_tribunaleMolto resta ancora da fare, ma in città sono scomparse centinaia di barriere che rendevano difficoltoso, quando non impedivano del tutto, ai disabili, muoversi e usufruire dei servizi pubblici.

Facile dire "attenzione verso i più deboli" Ma poi? «Se non si traducono in azioni concrete, in provvedimenti che siano concretamente in grado di incidere sulla vita quotidiana, queste affermazioni rimangono chiacchiere». Parole e musica di Antonio Marrazzo, assessore alle Opere pubbliche del Comune di Monza: l'uomo concreto per eccellenza, quello che, "pala in mano" deve provvedere alla soluzione dei problemi. «E tra i tanti problemi che ha trovato questa Amministrazione quando si è insediata è stato rendersi conto che Monza era una selva di barriere architettoniche che non solo impedivano ai disabili di accedere agli edifici pubblici, ma spesso rendevano improbo anche il solo muoversi per le strade della città».

 

Marciapiedi stretti o a volte inesistenti e senza protezione alcuna dal passaggio delle auto per chi cammina a bordo strada, scivoli per l'attraversamento pedonale dei disabili in carrozzella, pochissimi, ogni centimetro quadrato di asfalto disponibile occupato dalle auto in perenne sosta selvaggia. Insomma, un vero incubo.

«In Comune era una processione di Associazioni, ma anche di singoli cittadini venuti a esporci il loro disagio – racconta Marrazzo – Allora ci siamo resi conto che non era possibile procrastinare una situazione così insostenibile».

Il primo passo è stato quello di effettuare il monitoraggio dei 99 edifici pubblici della città e trovarli quasi tutti non adeguati alle disposizioni di legge in materia di accesso ai disabili. Lo stesso lavoro di esame è stato fatto sui 250 chilometri di strade cittadine: «Abbiamo trovato una situazione desolante: pochi scivoli per attraversamento, fermate degli autobus che spesso impedivano l'imbarco delle carrozzelle con le piattaforme mobili di cui sono dotati alcuni autobus Tpm, marciapiedi ingombri di tutto, dalle fioriere ai cestelli della free-press».

A questo punto si è reso evidente che era necessaria una seria programmazione dei lavori per porre rimedio a uno stato delle cose in cui i pochi lavori erano stati fatti in maniera evidentemente sporadica. «Per prima cosa abbiamo deciso di sistematizzare gli interventi e lo abbiamo fatto a partire dal bilancio – spiega l'assessore – Ogni anno è stato stanziato quasi un milione di euro  solo per questa partita e suddiviso in maniera precisa: tra i 500 e i 600 mila euro per l'adeguamento degli edifici pubblici, fra i 300 e i 400 mila per le strade e gli altri luoghi pubblici».

In questo modo sui marciapiedi sono stati realizzati 396 scivoli per l'attraversamento pedonale, sono stati realizzati i primi percorsi pedonali per non vedenti, caratterizzati da un fondo stradale percepibile al tatto attraverso le suole delle scarpe, sono state messe a norme alcune fermate degli autobus, in particolare sulla Linea 6 della Tpm che serve l'Ospedale, sono state poste protezioni ai passaggi obbligati in modo da impedire la loro occupazione da parte delle auto in sosta. «In particolare abbiamo cercato di concentrare gli interventi in alcune zone "strategiche" – spiega Marrazzo – Innanzitutto vicino all'Ospedale, poi alla Casa Famiglia di via Monti e Tognetti,, all'Aias in via Lissoni e così via».. Inoltre sono state realizzate decine di posti riservati alla sosta delle auto dei disabili

20070406_neiContemporaneamente si è messo mano agli edifici pubblici. Le due sedi del Tribunale, in piazza Garibaldi e in via Vittorio Emanuele, il Nei, gli uffici di via Bramante, il nuovo "Punto Comune" di via Arosio, l'Urban Center. «In particolare vorrei precisare che i lavori in corso alla piscina del Nei (foto), quando saranno terminati, permetteranno a un disabile di poter arrivare direttamente in acua senza dover ricorrere ad alcun aiuto – sottolinea Marrazzo – Infatti oltre alla predisposizione degli scivoli, verrà installato un particolare braccio meccanico che consentirà al disabile di passare dalla carrozzella alla vasca e viceversa».

20070403_via_giotto Poi c'è la partita delle case comunali. «Dove spesso  abitano persone anziane con problemi di mobilità – spiega l'assessore – A partire dalle case di via Giotto (foto) abbiamo iniziato l'installazione degli ascensori là dove possibile. Poiché vi sono edifici dove  invece questa possibilità non c'è, vorrei mettere a punto un piano di trasferimento degli inquilini che lo desiderano, secondo le loro necessità, da case senza ascensore ad altre che lo hanno». 

I lavori sono stai completati per oltre il 60% ma molto vi è ancora da fare. «In particolare ho un sogno che mi sta molto a cuore e che spero di poter presentare a breve – annuncia Marrazzo – Quello di rendere accessibile ai disabili l'Arengario. Abbiamo già quasi ultimato il progetto da presentare alla Sovrintendenza dei Beni Culturali, cui spetta la parola definitiva per un intervento su un monumento così importante come l'Arengario, poi potremo cominciare la sua realizzazione».

A parte i sogni, il bilancio di questi interventi è sicuramente positivo: «Non solo abbiamo speso 4 milioni e 700 mila euro in sette anni ma, soprattutto, abbiamo dato consapevolezze nuove e creato aspettative che in futuro non potranno più essere eluse – conclude Marrazzo – Infatti tutto quello che abbiamo realizzato lo abbiamo fatto in accordo e con la partecipazione dei diretti interessati. Abbiamo trovato un clima di rassegnazione da parte di chi non veniva più nemmeno a chiedere che venissero tutelati i loro diritti. Ora tutto questo non c'è più e, forse, è la cosa più importante».

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