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Nascere nel futuro

8 Marzo 2007

Crescono a Monza le nascite grazie anche a donne provenienti da paesi extracomunitari.
In aumento il numero delle madri molto giovani.

Chi salva una vita salva il mondo (proverbio jiddish). Chi dà alla luce una vita dà luce al mondo. In Italia questo accade sempre meno: i nuovi nati ogni anno non sono in numero sufficiente da garantire il ricambio generazionale, una tendenza confermata anche negli altri paesi sviluppati. Eppure nella nostra cultura la maternità assume tutta una serie di significati, dall'assunzione di responsabilità al coronamento di un sogno, alla saldatura inossidabile di una relazione familiare. C'è un'eccezione, però: Monza. Nella nostra città negli ultimi anni si è registrato un dato apparentemente in controtendenza. Dal 2001 le nascite sono in costante aumento: + 3/4% ogni anno. In realtà, come spiegano gli operatori dei consultori locali, il fenomeno è da attribuire in buona parte all'arrivo di donne migranti: sono decine le extracomunitarie che ogni anno chiedono assistenza a questi centri, aiutate anche dalla presenza di un mediatore linguistico e culturale. Non sono intimorite, anzi, molte sanno che la legge consente loro di essere assistite durante la gravidanza anche se prive di permesso di soggiorno. Al contrario, è lo stato di gravidanza, opportunamente certificato, che consente loro di ottenere il permesso.

Per quanto riguarda i figli di genitori italiani, le nascite a Monza dal 2002 ad oggi si sono mantenute un po' sopra le 1.100, in media un centinaio in più del decennio precedente. A questo aumento hanno contribuito le giovani mamme, secondo una tendenza riemersa negli ultimi anni che fa registrare una netta differenziazione anagrafica tra mamme quasi quarantenni e altre poco più che adolescenti. Le nuove nascite, però, non riescono a contrastare il progressivo aumento dell'età media della popolazione. Affinché si realizzi il ricambio generazionale, secondo le stime internazionalmente accettate, è necessario un tasso di fecondità totale (TFT) di poco superiore a 2mila: cioè più di 2mila figli ogni mille donne. Questo in Italia – e a Monza – non accade. Il tasso di fecondità totale in città nel 2006 è stato 1.365, cioè mediamente 1,36 figli per donna a fronte dei 2,1 che sarebbero necessari per il ricambio tra generazioni. A livello nazionale la media è ancora più bassa, con 1.320 nascite ogni mille donne, nel 2005.

Le neo-mamme si concentrano nella fascia d'età dei trent'anni: in particolare tra i 30 e i 34 anni si ha un picco di 459 figli su 4.452 donne, ben più del doppio della fascia tra i 25 e 29, in cui si sono registrate 170 nascite su 3.179 donne. È in atto però – come ricordavamo – un fenomeno di aumento della natalità, complice anche la presenza delle donne extracomunitarie: negli anni precedenti i nuovi nati ogni mille donne erano stati 1.110 nel 2001, 1.177 nel 2002, 1.213 nel 2003, 1.272 nel 2004 e 1.304 nel 2005. Un terzo millennio cominciato all'insegna di una ripresa delle nascite anche a livello regionale, in cui si è registrato un tasso di fecondità pari a 1,25 nel 2002, 1,27 nel 2003, 1,35 nel 2004, stabile fino al 2005. A livello nazionale, invece, si è registrato un calo nel 2005 rispetto all'anno precedente.

Questi dati, al di là del lieve incremento, sono il sintomo evidente di un insieme di problemi che spaziano dalle difficoltà economiche dovute alla crisi degli ultimi anni e in particolare alle progressiva precarietà dei rapporti di lavoro, soprattutto dei giovani, a considerazioni di carattere sociale e culturale. La mancanza, solitamente, di una rete familiare allargata che possa aiutare la futura mamma si combina alla volontà/necessità di mantenere una condizione lavorativa e quindi un reddito. E poi, considerazione banale quanto veritiera, il numero delle single rispetto a quindici o vent'anni fa, è aumentato (erano 21.435 le donne nubili residenti a Monza a fine 2006, il 33,94% del totale).

Pochi figli, dunque, e da qualche anno nati sempre più spesso da mamme appena ventenni. In questi casi la maternità è un momento ancora più delicato, che presenta difficoltà riconducibili non soltanto alla gravidanza in sé. Molto spesso è necessario un sostegno psicologico a causa sia della giovane età delle mamme sia della mancanza del partner, che non sempre è disposto ad assumersi la responsabilità del futuro bambino. Di segno opposto le maternità arrivate a quarant'anni, più consapevoli e quindi meno traumatiche. A questo proposito abbiamo raccolto le testimonianze di tre neo-mamme: Miriam, 22 anni, Paola, 38 anni e Alessandra, 22 anni.

Tre esperienze molto diverse tra loro. Otto domande per saperne di più

1) Avevi mai pensato di avere un figlio prima di restare incinta?

2) Come hai reagito alla notizia? Che valore rappresentava per te? Perché non hai abortito? Era un bisogno di futuro o di realizzazione?

3) Come hanno reagito il tuo ragazzo e i tuoi genitori?

4) Cosa è cambiato in te durante la gravidanza?

5) Cosa hai pensato al momento della nascita? E dopo?

6) Cos'è per te la famiglia?

7) Cosa pensi della maternità vissuta in giovane età?

8) Hai mai dei ripensamenti?

 

Miriam
Miriam ha 22 anni e ha avuto Angelo 10 mesi fa. È una ragazza piccina, con un corpo adolescenziale e sportivo. Quello che salta all'occhio è il suo insolito modo di vestire: tanti colori mischiati. Ama la fotografia e l'arte, dipinge, scolpisce e crea i suoi gioielli. È una ragazza brillante, con un carattere forte, cresciuta in fretta. Prima di diventare mamma era una studentessa universitaria e sognava di diventare fotografa. I suoi genitori sono divorziati da quando era piccola e lei ha vissuto con il padre. Quando ha incontrato Alessio è stato subito amore a prima vista per entrambi. A giugno scopre di essere incinta. Lei e Alessio decidono di tenere il bambino, l'aborto è fuori discussione. I due partono per la Thailandia, ma rientrano subito per i disturbi di inizio gravidanza che in quel contesto caldissimo ed esotico diventano insopportabili. Tornati dal viaggio, lui ricomincia a lavorare come carrozziere e lei è costretta a casa, per il rischio di abortire.

1) Si, ma avere un figlio era per me un progetto futuro. Mi vedevo mamma quando già avevo fatto la mia carriera, magari sposata, con tutte le esperienze per me fondamentali già alle spalle (viaggiare per il mondo, diventare fotografa famosa se possibile). Non mi rendevo conto che avere un figlio era un impegno per la vita, la mia era una visione superficiale, forse anche infantile.

2) Alla notizia ho reagito con la sicurezza di volerlo tenere. Ero felice ma all'inizio non ho dato il giusto peso a questa gravidanza. Non ho abortito perché il mio pensiero è subito stato: "E se poi quando vorrò un bimbo non riuscirò ad averlo, mi pentirò di non aver tenuto questo" e poi il suo arrivo l'ho interpretato come un dono. Inoltre abortire sarebbe stata un'offesa nei confronti di tutte quelle persone che non possono avere figli.

3) Il mio ragazzo ha reagito con un silenzio iniziale (dato che fra l'altro l'avevo informato per telefono mentre era al lavoro, senza nemmeno salutarlo), poi, dopo lo shock l'ha presa bene e abbiamo deciso insieme di tenerlo, anche se nessuno dei due era prepartato. Mio padre inizialmente era perplesso, ma poi ha accettato la situazione, man mano che la mia pancia cresceva, con sempre più gioia. Mia madre, invece, pensando al mio futuro e alla mia carriera, mi ha consigliato di rifletterci bene prima di decidere se tenerlo, ma ora è più che felice di essere nonna.

4) È cambiato tutto. Dal fisico alla mentalità. Inizialmente ho cominciato a vedermi grassa e brutta. Le idee romantiche che avevo della gravidanza si sono dimostrate solo fantasie. Per quel che riguarda il mio stato mentale, la danza degli ormoni aveva provocato in me un effetto depressivo. Nei mesi di gravidanza avanzata, infatti, ero molto stanca e malinconica.

5) Quando Angelo è nato ero molto confusa e stremata dal lunghissimo travaglio (14 ore!), ma quando me lo hanno messo in braccio, ho capito che era arrivata la mia gioia più grande. I giorni dopo non smettevo mai di guardarlo, ogni suo piccolo particolare era qualcosa di magico da studiare, scoprire, le sue dita sottili e trasparenti, il suo viso graffiato, era la cosa più bella del mondo.

6) Ora, è la mia ragione di vita, il centro attorno al quale la mia vita gira, si muove, si sviluppa. Tutto torna lì al mio focolare, al mio bimbo e al mio uomo.

7) Può essere sia positiva che negativa: da un lato sei giovane, energica, ma dall'altro sei inesperta e immatura. Secondo me, è possibile avere una carriera anche se rimandata nel futuro. Se fai due conti, quando avrò 30 anni mio figlio sarà già grande e io sarò più libera e potrò lavorare, realizzarmi anche da questo punto di vista. Niente però può essere paragonato alla gioia di avere un figlio.

8) Non ho mai avuto dei ripensamenti, mi capita solo di essere preoccupata per il futuro, perché ho una responsabilità in più adesso, e tutto quello che farò avrà conseguenza su di lui. La gioia e la soddisfazione di essere mamma non può essere confrontata con nient'altro, è un'esperienza unica e totalizzante.

Paola
Paola ha 38 anni, è sposata da 7 con Claudio e ha un bimbo di 1 anno e mezzo, Luca. È una donna che non spreca le parole e vive una vita tranquilla, ha una sorella gemella, con la quale ha un rapporto strettissimo: si sono sposate lo stesso giorno e il caso ha voluto che siano rimaste incinte nello stesso periodo! Proviene da una famiglia numerosa e ha dovuto sempre lavorare mentre studiava e questo ha fatto sì che non si sia ancora laureata. Ha però un lavoro che le piace molto: è referente coordinatrice di una comunità per mamme con bambini. Molto attraente, non dimostra l'età che ha, ha un viso pulito, due occhi felini che brillano sempre. Una donna posata, con un corpo materno, dolce, che si sposa con il suo buon carattere. Dopo il matrimonio, hanno cercato per anni di avere un bambino, che finalmente è arrivato.

1) Fin da quando ero molto giovane. Mi sono sposata piuttosto tardi, nel 2000, e da quel momento io e mio marito abbiamo tentato di averlo, ma non ci siamo riusciti fino al 2005. Quindi per me era un pensiero ricorrente, non un'ossessione, ma un desiderio di entrambi.

2) All'inizio ero incredula, provavo sentimenti contrastanti, perché altre volte avevo pensato di essere incinta ma non lo ero mai. Ero contenta dopo lo sgomento iniziale. Ad abortire non ci ho proprio pensato, dato che io e mio marito volevamo questo bambino. È stato il coronamento di un sogno di una coppia che si ama.

3) Anche lui era incredulo, ma subito molto contento. C'erano le solite preoccupazioni, ma erano dovute alla grandezza dell'evento. Si vedeva padre da sempre, ed era un suo sogno avere un figlio, come credo per molti uomini. Mi è stato molto vicino e non mi ha fatto mancare nulla.

4) La gravidanza è stata bella, non ho avuto problemi, solo un po' di mal di schiena, era una sensazione stupenda, mi sentivo molto sicura di me, in forza. Il cambiamento del mio corpo mi piaceva, non lo rifiutavo, mi incantava. Emotivamente ero diventata solo un po' più sensibile, suscettibile e avevo sbalzi d'umore, comunque ero serena.

5) Non ho avuto tanti pensieri quando è nato (dopo 14 ore di travaglio), poi è subentrata la gioia, non mi rendevo conto di quanto era successo, sembrava qualcosa che non avevo fatto io, dare alla luce una vita, una cosa quasi divina. Come essere umano ti chiedi: l'ho fatto io? Quando l'ho visto, intorno a me si è creata una sorta di barriera, esistevamo solo noi due e mio marito, un triangolo perfetto e lucente.

6) La famiglia è la base sicura, attraverso la quale l'essere umano si realizza e si sente bene; con il suo appoggio è pronto ad affrontare ogni cosa. È l'istituzione più importante. Per me oggi è la cosa che viene prima di qualsiasi altra, la mia priorità.

7) Non è l'età anagrafica che conta, ma quella mentale. Una donna a 20 anni può sentirsi già realizzata professionalmente e aver già trovato l'amore della sua vita, quindi trovo giusto e naturale avere bambini. Sicuramente quello che ci vuole per creare una famiglia è la stabilità.

8) Non ne ho mai avuti. Sono felice della mia scelta.

 

Alessandra
Alessandra ha 22 anni e ha avuto Giulio 7 mesi fa. È una ragazza paffuta, bionda con due grandi occhi verdi e un sorriso disarmante. Ora è una mamma a tempo pieno, ma prima studiava economia bancaria all'Università di Milano. Abita con i genitori, il padre impiegato e la madre casalinga. Prima di diventare mamma, sognava di ottenere un impiego in una banca o di diventare una manager in un'azienda affermata. È una ragazza molto sensibile, intelligente e silenziosa. Ha un gruppo ristretto di amici con cui passa il tempo libero e che le sono stati vicini nei momenti più difficili. È molto religiosa, come i suoi genitori, e quando ha scoperto di esser rimasta incinta ha deciso di tenere il bambino perché è assolutamente contraria all'aborto. Ha avuto Giulio con il suo ex ragazzo Franco, con il quale ora non ha più rapporti. La loro storia si è interrotta quando lui ha scoperto che aspettava un figlio.

1) Si, ma non era assolutamente qualcosa che volevo vivere alla mia età. Immaginavo di avere una famiglia molto più in là, di sposarmi con l'uomo della mia vita, con una carriera alle spalle. Era una fantasia lontana. Soprattutto mi vedevo mamma con un uomo al mio fianco, in una casa mia, non sola e con i miei genitori al fianco, anche se ritengo una grande fortuna che ci siano.

2) Alla notizia ho reagito spaventandomi a morte. Non sapevo che fare, pensavo che i miei genitori mi avrebbero "ammazzata", e non avevo nemmeno il coraggio di dirlo a Franco, il mio ragazzo. Avere un figlio significava rinunciare ai miei studi, sposarmi immediatamente con un ragazzo che forse non era quello giusto (ci uscivo da sei mesi soltanto), era una rivoluzione forzata e totale. Non ho abortito perché sono contro questa soluzione. Sono molto cattolica e per me abortire significa uccidere una vita. Questa gravidanza si poneva di fronte a me come una polverizzazione dei miei progetti, ma l'ho accettata.

3) Il mio ragazzo ha reagito male fin dall'inizio. Lui non poteva credere che fosse successo e ha insinuato persino che l'avessi tradito con un altro. Mi ha anche offerto dei soldi per abortire, ma da lui non volevo nemmeno un centesimo, per il presente e anche per il futuro. Dopo quella litigata non l'ho più rivisto. Per un periodo mi sono sentita molto sola e ho cercato l'appoggio dei miei amici e dei miei che hanno reagito stranamente senza arrabbiarsi troppo. Mi sono stati molto vicini.

4) Direi tutto, fisicamente stavo pian piano diventando una balena. Mi vedevo sempre più grassa, e odiavo la cosa, dato che da sempre litigo con il mio aspetto. Dentro ho passato dei mesi di vera depressione, sbalzi d'umore, rabbie improvvise che purtroppo sfogavo soprattutto su mia madre. Negli ultimi mesi ho riacquistato un po' di serenità, forse perché sapevo che mancava poco al parto.

5) Quando Giulio è nato ero felice e sollevata. Il travaglio è durato poco per fortuna e tutto è andato per il meglio. Me lo hanno messo in braccio e ho guardato il suo faccino rugoso e rosso, mi sembrava assurdo e allo stesso tempo grandissimo quello che avevo fatto. Quella piccola creatura era uscita dalla mia pancia ed era bellissima, unica, mia, ma allo stesso tempo era un qualcosa di estraneo, lontano anni luce da me. Col tempo, io e Giulio abbiamo creato un legame che ora è indistricabile.

6) La vedo fantastica, unita, come quelle di una volta. Se invece guardo me e Giulio da soli, la famiglia diventa qualcosa di lontano, inarrivabile. Certo io e mio figlio siamo uniti e siamo insieme, e non gli farò mancare nulla, ma col tempo lui mi chiederà dov'è suo padre, perché non è con lui e con me, e allora cosa dirò? Spero di trovare l'uomo giusto in futuro e di creare una famiglia vera.

7) Credo che in generale non sia una buona idea. Io mi sono spesso sentita troppo giovane per questa esperienza, avrei voluto fare molte cose prima, laurearmi, viaggiare, divertirmi. Sono convinta che vada vissuta in una situazione di stabilità e con l'appoggio del tuo uomo, magari dopo il matrimonio. Non sono pentita ma mi rendo conto che avrei voluto che le cose fossero andate diversamente.

8) Onestamente li ho avuti durante la gravidanza. Non è stato facile per me. Avrei voluto che Franco fosse rimasto al mio fianco, forse adesso le cose sarebbero state diverse. Quando è nato Giulio però sono diventata più sicura di me e non ho più avuto dei ripensamenti. Comunque non mi sento soddisfatta e non sono davvero felice di essere madre così giovane.

 

I NUMERI DELLA MATERNITÀ A MONZA
(
Dati Ufficio Statistica del Comune di Monza, anno 2006)

21.435 Numero delle donne nubili, il 33,94% del totale

50 Bambini nati da madri di 20-24 anni

2.491 Il numero totale delle donne tra i 20-24 anni

2,1 Tasso di fecondità per garantire il ricambio generazionale

1,36 numero medio di figli per donna (tasso di fecondità attuale)

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