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La cultura, il bene più prezioso

15 Marzo 2007

20070315_corsiniIl successo di Brescia secondo il suo sindaco Paolo Corsini. Un'occasione di incontro per "imparare" idee nuove per il futuro di Monza

Dopo Firenze e Bolzano, e in attesa di Roma, tocca a Brescia portare idee innovative per la stesura del programma elettorale di Michele Faglia in vista della sfida di maggio. Così, martedì scorso, è arrivato a Monza Paolo Corsini, primo cittadino bresciano, per parlare di cultura della città in un incontro che si è svolto alla Sala Maddalena. Corsini, prima di essere un uomo politico, è docente universitario. Se qualcuno dei presenti alla conferenza non ne fosse stato a conoscenza, si sarebbe comunque accorto che il sindaco di Brescia non è uno qualsiasi. Idee chiare, proprietà di linguaggio e tanta voglia di condividere quanto fatto finora, nonostante il suo pensiero corra ogni tanto sulla sfortunata partita europea della sua amata Inter che, come ammette candidamente, avrebbe volentieri seguito incollato davanti alla televisione.

Classe 1947, è sposato con una geologa e ha un figlio medico. Si è laureato in Lettere classiche alla Cattolica di Milano e attualmente è docente di Storia moderna all'Università di Parma. Nella sua attività di studioso si è occupato di storia politica e sociale dell'Ottocento e del Novecento, sulla quale ha pubblicato diversi volumi. Sindaco di Brescia per la prima volta dal 1992 al 1994, diventa poi vice di Mino Martinazzoli fino al 1996, quando è eletto al Parlamento nelle fila dei Ds. Nel 1998 torna primo cittadino della città della leonessa e per questo, pochi mesi dopo, si dimette dalla carica di deputato. Nel 2003 è stato riconfermato per la seconda volta consecutiva alla guida di Brescia.

Un curriculum di tutto rispetto cui manca, però, il risultato più importante: l'aver trasformato Brescia in uno dei principali centri italiani d'attrazione culturale. Per capire di cosa si sta parlando basta considerare che, nel 2006, la mostra bresciana su Gaughin e Van Gogh è stata la più visitata della penisola con 3.500 visitatori al giorno per un totale di quasi 600mila presenze. Quasi il doppio della seconda in classifica, Roma, con l'esposizione di Antonello Da Messina, allestita presso le scuderie del Quirinale.

 

Quando avete deciso di puntare sulla cultura per rilanciare la città?

La svolta è arrivata nel 2000, con la ristrutturazione del monastero di Santa Giulia, una struttura ricca di storia, fatta erigere per volere di Re Desiderio in epoca Longobarda. Lì è nato l'omonimo museo. All'inizio abbiamo puntato su manifestazioni legate alla tradizione bresciana, ma poi sono iniziatele grandi mostre internazionali: Tiziano, gli impressionisti, ora gli espressionisti e poi sarà il turno di pittori americani dell'Ottocento. Una serie di grandi eventi che ha portato Brescia a questo grandissimo risultato: superare Roma nel numero di visitatori dei musei.

Dove nasce l'idea?

Innanzi tutto noi vogliamo promuovere la cultura in se stessa che rappresenta l'esperienza più alta di libertà. In secondo luogo, poi, essa diventa un momento di attrazione di persone dall'esterno che si accorgono delle bellezze del nostro territorio che viene così valorizzato, in un circolo virtuoso che porta enormi benefici alla città. Brescia, però, non disponeva di quella che io chiamo una "leggenda", ossia un motivo che potesse spingere la gente a visitarla. Con le grandi mostre culturali abbiamo colmato questo vuoto.

Come siete riusciti ad ottenere il risultato?

Abbiamo costituito una fondazione, la Bresciamusei Spa cui hanno preso parte il Comune, la fondazione bancaria Cab, la multiutility Asm, e la Camera di Commercio. È necessario creare una rete tra l'Amministrazione e l'impresa che può trarre grossi benefici concreti da questa collaborazione. C'è un forte ritorno d'immagine che deriva dalla legittimazione etica per aver sostenuto concretamente un'opera del genere. Abbiamo impiegato tre anni ma poi grazie al grande impegno di tutti siamo riusciti a portare il turismo nella nostra città e, grazie alla collaborazione con il privato, siamo anche riusciti a recuperare ben 52 monumenti.

I turisti diventano quindi una risorsa per Brescia?

È la strada necessaria per rilanciare il territorio che, nonostante il grande tessuto produttivo, aveva bisogno anche di puntare sulla produzione di beni immateriali: non poteva rimanere legata al tondino. Ogni 100mila visitatori è calcolato che c'è un giro d'affari indotto di sei milioni di euro. Alcune statistiche ci dicono che a Brescia si arriva a cifre più elevate.

Oltre alla cultura, l'ambiente è il vostro secondo cavallo di battaglia.

Mi fa molto piacere che la nostra città venga associata a questi due aspetti. Un risultato molto importante che stiamo raggiungendo è la copertura totale per quanto riguarda il teleriscaldamento nelle abitazioni. Il nostro fiore all'occhiello è sicuramente il termoutilizzatore che, recentemente, è stato indicato come il migliore al mondo dalla Columbia University. L'impianto è attivo dal '95 e garantisce la tutela dell'ambiente, la sicurezza dei cittadini e la redditività dei rifiuti.

Secondo alcuni, però, l'impianto sarebbe pericoloso per la salute delle persone. Anche Beppe Grillo si è occupato della faccenda.

Le nostre valutazioni si basano sui dati resi pubblici da vari istituti di ricerca, tra cui il Mario Negri, che non ci hanno mai lanciato segnali di preoccupazione. Noi siamo sereni.

 

Al termine dell'incontro con Corsini, il sindaco monzese Michele Faglia non ha avuto problemi ad indicare Brescia come un modello da seguire per compiere un "salto di qualità". Attraverso la riqualificazione del Serrone della Villa Reale e l'accordo con il museo Guggenheim di Venezia, il primo cittadino monzese vorrebbe quindi seguire le orme del successo ottenuto dalla città della leonessa. Non sarà certo facile, ma questo "salto di qualità" rappresenta uno slancio sacrosanto per una città come Monza che è storicamente ricca di quella "leggenda" che la città della leonessa ha dovuto costruire attraverso i grandi eventi culturali.

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