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Villa Reale. Passato glorioso, presente da inventare

22 Febbraio 2007

20070222-vittone-libroIntervista a Carlo Vittone. Il suo nuovo libro ripercorre la storia del monumento, dalla fondazione voluta dall’Arciduca austriaco nel 1777 ad oggi.

L’occasione per parlare della Villa Reale di Monza è data da “La Parlera”, che alla Casa del Volontariato ha presentato “La Villa reale di Monza. Storia di una reggia europea”, il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Paolo Paleari.

C’era davvero bisogno di un altro libro sulla Villa Reale? cosa troveranno i lettori di diverso da quanto c’è già in altri titoli?

Beh, diciamo che di libri sulla Villa Reale in verità non ce ne sono molti. Esistono numerosi saggi, anche pregevoli, su aspetti particolari del problema e anche un impegnativo volume edito dalla Pro Monza diversi anni fa, ma di dimensioni e costo rilevanti. In effetti non esisteva ancora un libro che esponesse in forma piana, con contenuti agili ma rigorosi e a un prezzo contenuto l’intera storia della Villa dalle sue origini ai giorni nostri. Questo è lo scopo del mio libro: far conoscere in forma piacevole al lettore “medio” uno dei più notevoli monumenti dell’Italia moderna. E questo “lettore medio” può anche non essere necessariamente monzese. Anzi, il mio auspicio è che la Villa sia ben apprezzata anche al di fuori della nostra città.

Chi sono gli autori che ti affiancano?

Paolo Paleari collabora da anni con la Soprintendenza ai restauri della Villa, della quale è un profondo conoscitore. E’ una vera miniera di informazioni anche su temi molto dettagliati, che conosce con lo scrupolo del vero ricercatore. Piero Pozzi è un fotografo, un collega di lavoro e un amico, che da moltissimi anni ritrae nelle sue immagini la Villa. Il loro aiuto è stato prezioso e sono loro molto grato.

In 240 anni di storia la Villa ha vissuto grandi fasti e periodi molto bui. Quando il massimo fulgore e quando il peggiore abbandono?

La storia della Villa è nettamente divisa in due periodi: dalla sua nascita al regicidio (29 luglio 1900) la Villa è stata la residenza privilegiata di tre arciduchi austriaci, di un viceré francese e di due re italiani. Il suo periodo di maggior splendore è certo quello del regno di Umberto I, quando Monza era a tutti gli effetti la “seconda capitale” d’Italia. Con la morte di Umberto la Villa precipita rapidamente, nonostante ogni sforzo contrario, in uno stato di incuria ed abbandono, soprattutto perché non si è mai riusciti a darle una destinazione duratura alternativa a quella di residenza reale. E questo è in effetti ancora oggi il principale problema.

Chi volesse visitare oggi il monumento, davanti a cosa si troverebbe?

Anzitutto dovrebbe riuscirci. Purtroppo oggi la Villa, tranne rarissime occasioni, è chiusa al visitatore comune e questo ritengo sia un grave errore. Aprire al pubblico la Villa, anche nelle condizioni attuali, sarebbe un grande passo in avanti per la sua valorizzazione. Anche perché alcune sue parti (l’appartamento di Umberto, quello di Margherita, il salone centrale, le sale di rappresentanza, la Biblioteca, la Rotonda) sono in discrete condizioni, ma anche la visita delle parti ancora degradate potrebbe essere istruttiva. Un po’ di anni fa ci si era riusciti, con visite guidate nei weekend, poi tutto è stato nuovamente chiuso. Lo ripeto: aprire al più presto la Villa al pubblico è il primo provvedimento da prendere.

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Foto di Piero Pozzi

Tu dici che quella monzese è una residenza reale con pochi pari in Europa. Anche le altre versano nelle stesse condizioni?

La Villa di Monza si confronta, a livello di Europa continentale, con pochi altri esempi: Versailles, Schönbrunn, Charlottenburg, Sans Souci, Caserta. In tutti questi casi, chi più chi meno, si tratta di complessi che raccolgono centinaia di migliaia di visitatori all’anno, a volte milioni. Schönbrunn poi, grazie ad una sagace gestione, è una vera industria turistico-culturale. Certo, la Villa di Monza non possiede quasi più gli arredi originali, ma questo è un problema superabilissimo attraverso un intelligente allestimento degli spazi interni. E poi occorre inventiva e fantasia: penso a una stagione estiva di spettacoli nel piazzale della Villa, a spettacoli “son et lumiere”, a visite guidate ai giardini. Insomma, se Monza vuole mettersi al passo degli altri esempi europei occorre si muova da subito nelle condizioni in cui è, non aspettare un futuribile “restauro globale”.

Più volte ti sei dichiarato critico nei confronti del recente progetto di restauro. Quali sono gli aspetti che meno convincono?

Il cosiddetto “progetto Carbonara”, risultato vincitore nel 2004 di un concorso internazionale bandito dalla Regione Lombardia e dal Comune di Monza, prevede che la Villa sia trasformata in locali di rappresentanza e uffici. Lo ritengo un crimine culturale e anche un’indebita privatizzazione di un bene che deve restare aperto alla fruizione pubblica. La Villa può certo servire, in particolari occasioni, da spazio di “alta rappresentanza”, ma questa deve essere una destinazione occasionale e quando davvero sia necessario e utile. Per il resto la Villa deve seguire quelle che erano le principali destinazioni previste nell’atto di cessione del 1996, ovvero quella “culturale” e quella “museale”. Entrambe destinazioni che prevedono la sua fruizione pubblica, non la sua fruizione da parte di qualche burocrate e impiegato.

Insomma i committenti del progetto, con la scusa di dover recuperare fondi per la sopravvivenza della Villa, si sono dimostrati più realisti del re?

Con l’arrivo nel 2002 della Regione Lombardia al posto del Comune di Milano in qualità di compropietario si erano aperte alcune speranze. Milano in fondo si era sempre disinteressata alla Villa e non aveva mai voluto impiegarvi risorse. La Regione invece era un ente assai più forte finanziariamente e un suo interesse alla Villa poteva servire per i grandi investimenti necessari. Ma si è invece comportata da volgare padrone, che compra una casa in campagna per farci la sua residenza e chiuderla al pubblico. Mi stupisce però molto l’atteggiamento del Comune di Monza, che si è mostrato supinamente complice di questa operazione, anzi magnificandola come la soluzione definitiva ai problemi della Villa.  Pochi a Monza conoscono il “progetto Carbonara” nelle sue effettive conseguenze e, visto che siamo ormai in campagna elettorale, credo sarebbe doveroso chiedere un’opinione al proposito ai diversi candidati. Anche perché Monza, al di là dei diversi schieramenti politici, dovrebbe avere uno scatto d’orgoglio e rivendicare un proprio ruolo sul futuro del suo massimo monumento.

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Foto di Piero Pozzi

Esiste un’alternativa “compatibile” per rendere il complesso Villa-Parco economicamente autosufficiente, o quasi?

In effetti il problema della destinazione della Villa non può essere risolto unitariamente, ma bisogna differenziarne per funzioni le parti principali. L’ala sud (di proprietà dello Stato) è già destinata a Museo della Villa e i lavori a tal fine, benché in costante ritardo, proseguono. Il corpo centrale (la parte più pregiata) è naturalmente destinato a “museo di se stessa”, organizzando gli spazi con un percorso allestito che illustri la storia della Villa e dei suoi abitatori. Per l’ala nord (la parte di minor pregio e più degradata) credo si potrebbe arrivare alla creazione di uno spazio per grandi mostre d’arte di richiamo internazionale, sul modello di Santa Giulia a Brescia, di Palazzo Grassi a Venezia o dello stesso Palazzo Reale a Milano. Il collegamento tra ala nord e “Serrone” potrebbe rivelarsi di grande interesse e fornire spazi di molte migliaia di metri quadri a questo scopo. Certo, occorrerebbero strutture e finanziamenti, ma il futuro ottimale della Villa lo vedo in questa direzione. E questo futuro, come altre esperienze dimostrano,  è autosufficiente da un punto di vista economico e anzi può produrre reddito.

 

Paolo Paleari Carlo Vittone
La Villa Reale di Monza
Storia di una reggia europea

240 pp. con illustrazioni b/n + 16 pagine di foto a colori Piero Pozzi
Contributi di Marina Rosa
ISBN 88-88478-07-8
COSTO € 20,00
VITTONE  EDITORE
Via San Gottardo 118
20052 Monza
www.vittoneeditore.it

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