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La rivoluzione copernicana del Senatur

15 Febbraio 2007

20070214-bossiDopo la convocazione del "Parlamento padano" cresce la tentazione della Lega di contarsi alle comunali per far valere il suo peso alle provinciali del 2009. 

 

Da Vicenza arriva un segnale politico che potrebbe essere di grande importanza per Monza. Nella cittadina veneta, infatti, si è riunito sabato 10 febbraio il “parlamento padano” convocato da Umberto Bossi. E tra i banchi di quelle informali e pittoresche Assise sono emersi tutti i “mal di pancia” del popolo leghista dopo cinque anni di esperienza al governo della Nazione. 

La gente del Carroccio si sente defraudata del federalismo, perché la riforma costituzionale nata nella baita di Lorenzago, dopo essere stata approvata a maggioranza dai due rami del Parlamento, è stata seccamente respinta dal popolo italiano con un referendum che ha sancito come quel Parlamento non avesse saputo esprimere la volontà della nazione.

Ora sul capo della Lega pende un altro referendum: quello per l’abrogazione della legge elettorale, la famosa “porcata” firmata proprio da un suo uomo, Roberto Calderoli, e che ha consentito che dalle urne uscisse un Paese al limite della governabilità. Con l’abolizione delle norme più contestate, infatti, il testo che ne uscirebbe metterebbe seriamente in crisi i partiti regionali, qual è la Lega Nord che, a dispetto delle alleanze con formazioni autonomiste di Sicilia e Sardegna, rimane un partito rappresentativo solo di quella parte del paese che di trova a nord degli Appennini. 

Per scongiurare questo pericolo, Bossi a chiesto a Berlusconi garanzie per l’approvazione di una nuova legge elettorale, ma il Cavaliere nicchia. Lo fa perché il sistema che uscirebbe dal referendum sarebbe premiante per i partiti maggiori e quindi anche per Forza Italia. Poco importa che il senatùr sia stato per cinque anni l’alleato più fedele, al fianco del premier anche quando gli altri alleati, Fini e Follini, prima, Casini poi, si mostravano riottosi a condividerne le scelte. In politica, si sa, la gratitudine è moneta di poco corso. 

Ecco quindi che Bossi ha nuovamente brandito lo spadone di Alberto da Giussano e ha minacciato il Cavaliere: se non ci garantisce lo stop al referendum, saltano tutte le alleanze per le amministrative di primavera e la lega correrà da sola. Questo significherebbe che a Monza Marco Mariani si presenterebbe alla carica di sindaco come candidato della sola Lega e questo avrebbe ripercussioni a cascata in tutta la Brianza. Qui, infatti, in cambio dell’investitura del medico monzese, il Carroccio ha rinunciato a presentare propri candidati in Comuni dove già il primo cittadino è espressione del suo partito.

La scelta di andare da soli scompaginerebbe un centro destra che già è in gravissima difficoltà sul territorio della Brianza, con Forza Italia elettoralmente forte ma politicamente spaccata al suo interno e incapace di esprimere uno straccio di linea politica e Alleanza Nazionale e Udc che non riescono a decollare. Il “ribaltone” potrebbe essere la sola strada per la Lega di riprendersi i voti che da anni, come un portatore d’acqua ha condotto al pozzo di Berlusconi. Una rivoluzione copernicana tesa a  ridefinire gli equilibri in vista delle elezioni provinciali del 2009 che sono il vero obiettivo degli uomini di Bossi in Brianza.

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