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Il vento e la tempesta del Consiglio comunale

21 Febbraio 2007

Dopo cinque anni di ostruzionismo, urla, insulti, magliette, cartelli e pizze, ora l'opposizione chiede "rispetto per il dibattito democratico dell'aula" 

 

Era nell'aria ed è accaduto. La bocciatura da parte degli Uffici Comunali, la Segreteria generale e il Settore Urbanistica, hanno fatto cadere, per carenza di motivazioni tecniche, errori materiali o assimilabilità con altri, altri 952 degli 1065 emendamenti che erano stati presentati dall'opposizione contro il Piano di Governo del Territorio, in discussione in Consiglio Comunale.
Sono sopravvissute soltanto 112 richieste di modifica al Pgt e, con i tempi contingentati, 10 minuti ciascuno tra esposizione e replica, dovrebbero mancare ora soltanto 18 ore e mezza all'approvazione definitiva in aula del documento urbanistico.

Il conto alla rovescia per riuscire ad approvare, entro la fine di questo mandato amministrativo, il nuovo strumento urbanistico che andrà a sostituire tutti i vecchi piani regolatori della città sembra dunque entrato nella fase finale. Questo nonostante le violentissime, e anche un po' scomposte, reazioni dell'opposizione che hanno annunciato, ma non è una novità, altri ricorsi in tutte le sedi legali contro il provvedimento che ha sfoltito ulteriormente gli emendamenti e che è ritenuto "lesivo del dibattito democratico dell'aula".

Oltre, alla Giunta, le accuse dei capigruppo di minoranza non hanno risparmiato i funzionari comunali firmatari dell'istruttoria. L'Amministrazione è stata accusata di "pavidità" per aver delegato ai burocrati la cassazione degli emendamenti che costituisca, a parer loro, un atto politico e coma tale avrebbe dovuto essere espresso.

In realtà nessun "atto politico" del sindaco o della Giunta può eliminare un emendamento presentato da qualsiasi consigliere comunale: lo possono fare, e lo stabilisce una legge dello Stato, soltanto  gli uffici competenti sull'argomento in discussione, in questo caso l'Urbanistica, che sono tenuti a esprimere un "parere tecnico" sull'ammissibilità e la Segreteria Generale. Così è stato e chi ora chiede che Michele Faglia o Alfredo Viganò si assumono responsabilità che non competono loro dimostra non solo di non conoscere le norme che regolano l'attività del Consiglio comunale, ma anche l'eccessiva spregiudicatezza di chi contesta quelle sesse norme da cui chiede di essere tutelato.

Del resto il via all'imbarbarimento dello scontro politico era stato dato proprio dal centro destra. Un ostruzionismo forsennato, urla, insulti, magliette e cartelli, teatrini di ogni genere, pizze comsumate sui banchi di un'Istituzione in spregio a ogni rispetto di quell'aula che ogni momento viene evocata dai suo stessi rappresentanti. La presentazione di emendamenti-fotocopia dove si leggono perle del tipo: «sostituire alla parola "strada" la parola "via"» esprimeforse  riguardo per "il dibattito democratico dell'aula"?

Dopo aver seminato vento per cinque anni, il centro destra ha raccolto tempesta ora i suoi esponenti poco hanno da lamentarsi delle presunte vessazioni da parte della maggioranza. In dialetto monzese, si dice: "A tropp tirà, el se s'ceppa".

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