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Il libro giusto per ogni gusto

22 Dicembre 2006

Guida agli acquisti last minute intelligenti. Dal gelo dei ghiacci di una terra lontana, protagonisti due gemelli, all'ironia involontaria dei superoi che conosciamo.

Il regalo più classico

Allo zenith ghiacciato del mondo e della vita, i gemelli Fahrenheit
Prendete un titolo strepitoso, una quarta invitante, un autore che di solito non delude e troverete il più bel racconto degli ultimi tempi: I gemelli Fahrenheit, all'interno dell'omonima raccolta di racconti. L'autore è Michel Faber, l'editore è Einaudi. I due bambini protagonisti – che ricordano quelli di Agota Kristof ne La città di K – ci fanno ricordare che un tempo sapevamo soltanto che la nostra «era una vita beata. E perciò lo era». Candida come la tundra e al pari di questa «identica in ogni direzione», senza orari («nel crepuscolo artico pressoché perenne non vigeva la regola di rientrare al tramonto»), senza regole, se non quelle minime, inevitabili. E poi, le cose cambiano, un giorno, senza un perché. E ci tocca crescere, affrontare nuovi problemi, proprio come i Fahrenheit, che cercano di non perdere quella sensazione di unicità e di intimità che lega alle cose quando si è bambini. Bambino e bambina, i Fahrenheit, cui ti affezioni immediatamente, cercano di non distinguersi in uomo e donna, temendo, più che la separazione, la diversità (che forse, a guardare bene, sono la stessa cosa). E, in lutto, in viaggio verso una spiaggia e verso un orizzonte sconosciuto, e al ritorno da questi, la vita cambia. La vita inizia.

Per tutti quelli che cercano di capire

Della morte, dell'amore
«Di quel nulla che ondeggia come ultimo termine in fondo a ogni virtù e santità… noi abbiamo paura come della tenebra i bambini». Parte idealmente dalle parole conclusive de Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer il dialogo, pubblicato da Cortina, tra Giulio Giorello e Umberto Veronesi intorno a temi di grande interesse e scottante attualità: il testamento biologico, la libertà di ricerca, la posizione della scienza di fronte al post-secolarismo, la critica del principio di precauzione, la possibilità per ciascuno di decidere per sé senza essere di nocumento agli altri (e i limiti che sono in gioco, nell'ambito di questa decisione). Il dialogo, curato da Chiara Tonelli, s'intitola La libertà della vita e vede la partecipazione di Spinoza e Darwin, di Feyerabend e Mill (anche la bibliografia che viene proposta è sintetica ma ricca di indicazioni per buone letture). Insomma, tutto questo sarebbe già sufficiente per precipitarsi in libreria e acquistare a 9 euro il testo. E magari per regalarlo a qualche amico troppo convinto delle proprie verità. Ma è nelle pagine finali che il binomio vita-morte – come sempre, verrebbe da dire – si arricchisce di una bella riflessione sull'amore, una sorta di "colpo di coda" del dialogo, introdotto dal prof. Veronesi. Ed è ancora Schopenhauer a spiegare il perché: «Il fine ultimo di ogni vicenda d'amore è davvero più importante di tutti gli altri fini della vita umana e perciò merita in pieno la profonda serietà con la quale lo si persegue».

Dedicato a ciclisti e amministratori (soprattutto quando i due fenomeni si presentano contemporaneamente)

Elogio della bicicletta
Fa bene leggere il libro di Ivan Illich pubblicato qualche settimana fa da Bollati Boringhieri nella sua bella collana Incipit, dal titolo Elogio della bicicletta (il libro è, in realtà, del 1973, tanto per dire quanto tempo abbiamo perso). Illich fa saltare il binomio libertà-velocità, mette in discussione la società dell'auto, rilancia il tema di un rapporto più equilibrato tra la nostra vita e il tempo che dedichiamo al trasporto, inteso come tutto ciò che non ha propulsione umana. Illich ricorda che «l'uomo in bicicletta può andare tre o quattro volte più svelto del pedone, consumando però un quinto dell'energia: per portare un grammo del proprio peso per un chilometro di strada piana brucia soltanto 0,15 calorie». Quindi, «la bicicletta è il perfetto traduttore per accordare l'energia metabolica dell'uomo all'impedenza della locomozione». Le biciclette, poi, «costano poco», ingombrano ancor meno e «il ciclista può raggiungere nuove destinazioni di propria scelta senza che il suo strumento crei nuovi posti a lui preclusi». Milano è un case-study perfetto, la limpida rappresentazione di una vera e propria distopia: le tantissime macchine che ci portano ad andare tutti alla velocità del pedone; l'appello astratto alla nostra personale libertà di scelta, che in realtà preclude le possibilità che questa libertà si esprima; il più incredibile spreco del nostro tempo – tutto orientato alla nostra libertà (?!) – che ci priva della libertà di "fare altro", che dovrebbe essere il motivo (e lo scopo) per cui ci muoviamo. Per parafrasare Oscar Wilde: «La vita è ciò che succede mentre noi siamo in auto». Per non parlare, poi, dell'inquinamento e degli incidenti. Questo è il problema e questo deve essere l'obiettivo delle scelte politiche. Tutto il resto si può accomodare in coda: quella non ci manca.

Per chi ama la politica, quella buona, s’intende

Ginsborg e le noci
Chi ama la politica non può fare a meno dell'ultimo, straordinario libro di Ginsborg, La democrazia che non c'è (Einaudi). Ginsborg parte da un confronto tra Marx e Mill: sono i due autori citati da Berlusconi nella sua auto-agiografia elettorale come espressione di due visioni del mondo inconciliabili, che Ginsborg immagina in un dialogo – che in realtà non c'è mai stato. Si tratta di comprendere come funziona la democrazia, quali sono i suoi limiti, quali le opportunità che non sono state ancora sufficientemente indagate, quali le strutture che ne garantiscono il funzionamento migliore. Ginsborg cita Porto Alegre, i sondaggi deliberativi, i focus, i momenti di partecipazione che si sono rivelati più interessanti negli ultimi anni. A Monza nelle prossime settimane dovremo confrontarci con i principali attori del panorama sociale e culturale della città. «Perché noi siam come il mare, che riceve acqua da tutte le parti», nella speranza di poterle tornare «a distribuire a tutti i fiumi», come vuole il testo di Manzoni. E come Ginsborg ci ricorda di fare, con un libro prezioso.

Per gli innamorati (e per quelli che non lo sono ancora)

L’amore al tempo dei supereroi
«Ho l'amore che dura finché fa tutto quello che ti viene detto, l'amore preoccupato di non essere all'altezza, l'amore che teme di essere scoperto, l'amore che ha paura di essere valutato e giudicato insufficiente, l'amore che è quasi – ma non del tutto – forte abbastanza, l'amore che ti fa sentire inferiore agli altri». Così parla il venditore di aspirapolvere, gran conoscitor delle cose amorose e, alla bisogna, loro commerciante. Lo troviamo in Andrew Kaufman, Tutti i miei amici sono supereroi, Meridiano Zero. Un libro fresco di stampa e di lettura, dedicato all’amore, quello di Tom per la supereroina Perfezionista, quello dei loro amici super – in realtà parecchio nevrotici e così normali nelle loro preoccupazioni e ossessioni – e quello di tutti noi. Poesia surreale che ci conduce a condividere con Tom la sua invisibilità, con la Perfezionista le sue paure e i suoi ‘blocchi’, con gli altri supereroi un destino dolce e amaro insieme. Come volevano gli antichi, perché alla fine i miti di oggi non sono molto diversi da quelli di allora.

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