25 Novembre 2020 Segnala una notizia

Golf Club: quante storie…

15 Dicembre 2006

"C'è incompatibilità sostanziale tra il Parco e le strutture immesse"

Ho letto con interesse gli interventi sulla questione del golf nel Parco di Monza. Un lettore sprovveduto potrebbe concludere così: “Ho capito: se il golf diventa uno sport popolare e non più riservato a pochi privilegiati, può benissimo rimanere nel Parco”.

Perché dico “sprovveduto”? Perché  per il golf, come per l’autodromo, la conoscenza dei fatti che hanno portato alla situazione odierna viene regolarmente rimossa. E la conoscenza, come si sa, non è gradita a chi vuol far prevalere i propri interessi nel polverone delle “opinioni” (dove alla fine vincono i più forti anche se hanno torto).

E quali sono i fatti? Come ci hanno spiegato decine di storici, studiosi di ville e giardini, architetti del paesaggio eccetera, che si sono susseguiti in decine di convegni evidentemente inutili, i fatti sono semplici: c’era una volta una delle più grandiose ville d’Europa, vanto degli Asburgo, di Napoleone e un po’ meno dei Savoia i quali, in seguito all’assassinio di Umberto I da parte dell’anarchico Gaetano Bresci,  l’hanno vendicativamente abbandonata a un processo di distruzione durato un secolo: la Villa saccheggiata, il Parco violato, soprattutto  con la costruzione dell’autodromo e la concessione del golf.

Questi fatti portano a un’ovvia conclusione, da cui occorrerebbe  sempre partire per prendere decisioni in proposito, magari anche compromissorie: vi è una incompatibilità sostanziale tra la Villa e il Parco di Monza da una parte e gli utilizzi impropri (come a suo tempo la Mostra dell’arredamento) e le strutture laceranti che  vi sono state immesse. Il danno causato al monumento è stato immenso: non a caso esso è stato escluso dalle ville sabaude che l’Unesco ha annoverato tra i beni degni di tutela come patrimonio dell’umanità.

Ma miracolosamente, non è morto. E anzi, per la crescente gravità dei problemi ambientali e con il diffondersi di una cultura più elevata, si è sempre più consapevoli del suo valore, anche economico.

Il problema allora diventa: si può riportare il monumento nella famiglia delle grandi ville europee,  con gli ovvi vantaggi d’immagine, culturali ed economici di Monza e non solo di Monza? E  in caso affermativo, lo si vuole o no? Se sì, è chiaro che si dovrebbe quanto meno far sì che autodromo e golf  riducano fortemente  il loro impatto  sul Parco. Le proposte ci sono, e sono più che ragionevoli: togliere all’autodromo gli spazi che non utilizza da tempo immemorabile abbattendo le curve sopraelevate, riportare all’uso pubblico parte dei quasi cento ettari (ma ci rendiamo conto di quanti sono cento ettari?) del golf. Quanto alla prospettiva di una diffusione popolare del golf, vorrei far notare che, al di là dei costi per praticarlo, uno sport è un fatto culturale oltre che ambientale. Da noi vanno il calcio e il ciclismo, negli Stati Uniti il baseball. Il golf richiede climi adatti e ampi spazi, che da noi non ci sono.

Quindi, libero chiunque di praticarlo a sue spese. Ma perché mai le istituzioni pubbliche dovrebbero sprecare tempo  e soldi nel tentativo insensato di renderlo popolare?

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