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Sonzogni: uno con i… “baffi”

3 Novembre 2006

E tre lauree. Ritratto senza pretese di un personaggio fuori dallo stereotipo calcistico.

Deve essere l’aria di quelle parti. Delle sue parti. Delle loro parti. A cavallo tra Settecento e Ottocento a Zogno imperava Vincenzo Pacchiana, nella nobilissima arte del dialetto bergamasco “Paci’ Paciana”. Taglialegna che, condannato per aver riempito di legnate due imbroglioni dai quali era stato derubato, si era dato alla macchia nei boschi inaccessibili della Val Brembana. Ricercato dai gendarmi francesi, il Pacì era amatissimo dalla sua gente perché rubava ai ricchi per dare ai poveri ed era un vero e proprio simbolo della giustizia per i valligiani che lo avevano soprannominato “ul padrù de la val Brembana” … Fatte le debite proporzioni la storia di Giuliano Sonzogni ha parecchi punti in comune con il mito del Pacì … Taglialegna e allenatore sono professioni certo non accostabili ma le legnate … beh, quelle si possono dare metaforicamente pure con le parole. E il giovane Sonzogni, tecnico della Primavera della Juventus, non risparmiò di esternare tutto il proprio sdegno (“Lei è un cafone !”) con tanto di (ricco) contratto strappato sul muso di un certo Giampiero Boniperti,  potente plenipotenziario bianconero poco o niente attento al rispetto ed alla dignità dei suoi dipendenti.

Zaino in spalla

Novello Paci’ Paciana anche l’attuale allenatore del Monza si … dette prima alla macchia (“girai per un anno e mezzo a mie spese in Italia e all’estero per aggiornamento professionale sulle tracce degli allenatori allora più in voga, in particolare il colombiano Maturana, lo svedese Eriksson ed il grande Zeman”) e poi agli … inaccessibili boschi delle serie minori soprattutto sugli infuocati campi del sud (“Il mio curriculum parla di promozioni a Palermo e Cosenza ma io ricordo con piacere anche le esperienze di Siracusa e Licata dove rilevai squadre nelle zone basse della classifica e, in contesti societari praticamente inesistenti con stipendi che non arrivavano mai, giungemmo a sfiorare le vittorie nei rispettivi campionati”).

Tra libri e pallone

Il calcio è una cosa seria eppure ci sono valori su piani così tanto più alti che il pallone sminuisce ad insignificante biglia: il baffo di Zogno ha tre lauree (lingue, sociologia e pedagogia) che non sono pezzi di carta ma bagaglio personale ed intimo – perché mai ostentato – cui attingere ed in certi momenti aggrapparsi. In un mondo di nani e ballerine (pardon … veline) pieno di cliché e zeppo di luoghi comuni quanto di status symbo dell’effimero, il tecnico biancorosso giganteggia non per studiato snobismo o sbandierato anticonformismo ma per radicate convinzioni personali che affondano il comune denominatore nella ricerca di libertà. “Avrò una decina di cellulari, regalati dalle varie società nel corso degli anni, ma non li utilizzo perché non voglio diventarne schiavo.” Ed ancora: “E’ vero che in alcune piazze (Licata, n.d.r.) anziché in albergo ho vissuto in un camper. Un misto di motivazioni, diciamo così, tecnico-economiche (società sull’orlo del fallimento) e di studio: dopo l’allenamento non perdevo tempo e mi concentravo meglio per preparare gli esami!”

Libero come l’aria

La battuta più … illuminante di tutte: “Non mi sono mai sposato non perché non mi piacciono le donne … anzi … ma nessuna donna, nemmeno la più bella del mondo, vale la mia libertà !”  Se questo è il buongiorno i discorsi specifici sul calcio non possono che esserne la logica conseguenza: “capita spesso che i giornalisti mi chiedano se non ho rimpianti per non aver mai allenato in serie A. La mia risposta è la stessa. Da anni.  Paradossalmente è più facile allenare ai massimi livelli perché basta saper fare i mediatori e i gestori di risorse umane … ma il calcio andrebbe insegnato, proprio come una materia scolastica, e non tutti lo sanno fare.” Dal gioco ai giocatori: “Riconosco di avere un caratteraccio e di essere spesso difficile da sopportare sul campo che è il mio luogo di lavoro. Non è del tutto vero, invece, che dialogo poco con i giocatori: non devo essere per forza loro amico ed i ruoli nello spogliatoio vanno tenuti ben distinti, ma il mio compito è quello di motivatore e lo svolgo con grande entusiasmo e con metodi diversi che variano dalla citazione di alcune massime alla consegna delle fotocopie di un mio vecchio testo di sociologia per aiutare i ragazzi nel migliorare la fiducia nei propri mezzi.” Dal generale al particolare: “nel calcio delle bizze e delle primedonne io mi permetto di citare come esempio, e parlo con cognizione di causa perché l’ho allenato nel Verona, Damiano Tommasi: senza troppi giri di parole una grande persona.” Questo è Giuliano Sonzogni. Per noi – riconosciuti alla famiglia Begnini (sempre targata BG) i grandi meriti del rilancio biancorosso a livello gestionale – semplicemente “ul padrù dal Munsa”. Sarà per l’aria delle sue parti, la stessa aria del mitico Pacì…

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