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Il cinema è al palo

17 Novembre 2006

Quattro sale hanno chiuso i battenti. Vincono i multiplex. Pochi i film da non perdere.

È sabato mattina e incontro Francesco Cardin all’interno del cinema Teodolinda ancora chiuso. Entrando mi spiega che “l’atrio vuole richiamare la piazza di un paese”, con bar e sedie. “Non ci avevo mai pensato” dico. Lui, del resto, non è certo un novello del mestiere: 63 anni, presidente dell’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) Lombardia, socio della società milanese che gestisce i cinema Teodolinda e Capitol di Monza da poco in pensione, ma non si direbbe. La sua famiglia compie proprio quest’anno 100 anni di attività nel settore cinematografico: “mio nonno ha cominciato nel 1906 ad Abano Terme”. La famiglia Cardin dopo Padova e Milano ha deciso di trasferirsi a Monza con la propria attività. Pochi come lui conoscono la travagliata vita del grande schermo nella nostra città: le presenze annuali sono passate da 800mila a quasi 400mila e diverse sale sono state chiuse. Chiedo spiegazioni di questa crisi delle sale cinematografiche.

Cominciamo dall’ultima vittima, il Maestoso.

Il Maestoso ha chiuso perché i costi di manutenzione di una sala del genere (800 posti) erano diventati insostenibili. Ricordiamo che Monza ha perso quasi il 50% del suo pubblico negli ultimi anni.

Da dove deriva la crisi?

Diversi sono i fattori che hanno creato questa situazione, di carattere locale e più generale. La presenza dei multiplex, innanzitutto, porta via una grande fetta di mercato ai cinema di città; la mancanza di posteggi in centro e, in un’ottica più ampia, la scarsità del prodotto cinematografico. E non dimentichiamo poi che ultimamente le offerte di divertimento sono aumentate molto.

Ah ecco, le multisala. Ma la logica di puntare più sull’indotto che sul prodotto cinematografico può durare?

E’ una questione di scelte commerciali, certo è che se il prodotto continua ad essere questo, assisteremo a qualche chiusura anche di multiplex, non potranno certo sopravvivere solo con servizi e bar. Poi anche i target sono diversi: i giovani vanno più nelle multisala, mentre quelli sopra i 35 preferiscono il cinema in città.

Siamo sempre più circondati da multisale, come mai crescono dappertutto se poi i film sono sempre quelli?

Questa è una bella domanda. Sono scelte imprenditoriali nazionali e internazionali che portano ad in investire così tanto in queste strutture. Tanti progetti di questo tipo, però, si sono dovuti abbandonare o ridimensionare in questi anni: vede, se la torta è la stessa e i commensali aumentano, le fette sono sempre più piccole per tutti.

E sono ancora più piccole se internet e la pirateria ci mettono lo zampino.

Si, è sicuro che questi due fattori danno fastidio, però uno a casa può comprarsi lo schermo piatto o quello che vuole, ma vedere un film al cinema è tutt’altra cosa. Il problema fondamentale è l’eccesso di sale e la mancanza di prodotto.

Ma scusi, con tutto il successo che ha il cinema cosiddetto indipendente nei vari festival che si organizzano, non è possibile incoraggiare questo tipo di proiezioni per aumentare (e migliorare) il prodotto?

Quel tipo di proiezioni purtroppo non ci permette di avere un gran numero di persone in sala, non ci permetterebbe sopravvivere, noi comunque puntiamo anche sul cosiddetto cinema di qualità (due le rassegne al Teodolinda “A qualcuno piace…al cinema” e “Al cinema con tè”, ogni lunedì e martedì, ndr).

È vero che l’Italia ha il tasso di affluenza al cinema più basso d’Europa?

L’italia potrebbe essere uguale al resto d’Europa se non fosse considerata, dal punto di vista della distribuzione cinematografica, come un paese da terzo mondo. In Italia certe pellicole vengono distribuite a settembre, mentre le stesse nel resto d’Europa escono a luglio, così se uno è in vacanza all’estero se le può già vedere. È il caso, quest’anno, di “Pirati dei Caraibi 2”.

Si ricorda l’ultimo successo di pubblico strepitoso?

Il tempo delle mele! All’uscita dal cinema, qui al Teodolinda, c’era gente che camminava sulle macchine e cantava per la strada: la folla era scatenata.

Non credo di avere l’età per ricordarmi questo genere di euforia, c’è qualche esempio più recente?

Allora ti dico Titanic nel 1998. Era uno di quei film che dovevi per forza vedere perché tutti ne parlavano.

Ora ci sono. Ultima domanda: previsioni, aspettative, speranze?

Previsioni non ne faccio più, le strategie di mercato attuali sono poco comprensibili. Posso dire che ora vorrei poter lavorare 11 mesi all’anno con un prodotto tale da invogliare la gente a togliersi le ciabatte per mettersi le scarpe e andare al cinema.          

 

Progressisti o conservatori
Pareri discordanti tra i ragazzi.  Ad affermarsi sul mercato sono tv, pc e dvd. Pochi i nostalgici della pellicola 

La forte riduzione di spettatori ha falcidiato le sale monzesi una dopo l’altra, almeno quelle classiche. Negli ultimi anni sono stati costretti a chiudere Apollo, Centrale, Astra (che era recentemente stato ristrutturato) e, ultima vittima di questa epidemia, il Maestoso. Come era facile aspettarsi, le opinioni circa la fruizione del prodotto cinematografico si dividono tra chi ha accolto con favore lo strapotere delle multisala e chi rimpiange la sala vecchio stile. Almeno così registriamo nel nostro piccolo sondaggio realizzato per le vie del centro. Stefano, 26 anni, dichiara: “L’ultimo film che ho visto è Little miss Sunshine. Mi piace andare al cinema e ci vado un paio di volte al mese”. E le multisala? “Non mi piacciono per niente. Se posso cerco di evitarle, ma purtroppo oggi non è facile”. Perchè secondo te diverse sale monzesi hanno chiuso?: “La gente va meno al cinema perché ora è possibile scaricarli o, dopo poco, di noleggiarli. Queste le principali ragioni, unite al fatto che andare al cinema non è così economico”.

L’ultimo film visto da Ilaria, 23 anni, è il Codice Da Vinci e dice che “pur andando raramente preferisco le multisala per l’offerta più varia”. E come spiega la crisi di presenze nelle sale? “La crisi è dovuta ad un’espansione dei mezzi informatici disponibili alla maggior parte della popolazione. Dall’inizio fino a pochi decenni fa le produzioni erano un’esclusiva riservata alla sala cinematografica, oggi è possibile usufruire delle pellicole anche in altri modi: tv, pc dvd”. Molti pensano che le nuove tecnologie e la possibilità di vedere i film comodamente a casa possano scoraggiare dall’andare al cinema. Paolo, monzese di 26 anni, vive a Milano, va al cinema due o tre volte al mese e dice che le multisala hanno lati positivi e negativi: “Sono comode perché a volte si trovano vicino a zone di divertimento per i ragazzi, quindi si può andare lì dopo il cinema. Però si sente decisamente la mancanza del «cinema» vero come ambiente: le multisala sono piuttosto fredde”. Nonostante questo Paolo dichiara di preferirle perché “tutto sommato per uno che vive a Milano è comodo sapere che la multisala raccoglie più o meno tutti i film in programmazione. Sai che se vai lì trovi quello che cerchi”. E a Monza: “Qui i cinema chiudono perché soffrono la concorrenza delle multisala”. Davide non va spesso al cinema, ma ha lavorato in una multisala: “ho un punto di vista privilegiato per poterne parlar male. È un luogo di aggregazione mal frequentato da persone in cerca di cinema di bassa qualità, cibo e prezzi elevati”. Secondo Davide, 24 anni, l’unica soluzione per uscire dal vicolo cieco della crisi è “incentivare i festival di cinema indipendente. Incrementare il numero di rassegne cinematografiche/cineforum e investire su scuole di formazione”.

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