| Rinasce la “birra di Monza” al Carrobiolo connubio tra sacro e profano, tra solidarietà e business. |
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| MB News |
| Scritto da Matteo Speziali |
| Giovedì 18 Giugno 2009 |
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La dicitura completa della società, una piccola srl nata un anno fa dall’unione di sette amici con la passione per la birra artigianale, è Piccolo Opificio Brassicolo del Carrobiolo Fermentum (lievito), ma la birra la si può chiamare Birra del Carrobiolo, perchè prodotta all’interno delle mura del Convento barnabita intitolato a San Maria, o più semplicemente “birra di Monza”.
Il progetto, come si intuisce, va oltre all’idea di far rivivere quella birra monzese, di cui tra l’altro non si sa molto, ma che a detta delle cronache piaceva molto alla regina longobarda Teodolinda. Naturalmente la storia, già affascinante di suo fino a questo punto, non poteva esaurirsi semplicemente così: “L’idea è nata per cercare un sostegno economico per le attività di solidarietà svolte all’interno del convento – spiega Pietro Fontana che oltre ad essere il mastro birrario è anche da anni impegnato come educatore presso l’associazione Antonia Vita, impegnata nella prevenzione del disagio giovanile ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) – Padre Brasca è coinvolto direttamente e io metto al servizio di questo progetto la passione che da sempre ho per la birra così, come nelle antiche abbazie, abbiamo cominciato a produrre artigianalmente”. La tanto attesa licenza è arrivata nel mese di dicembre dell’anno scorso, ma prima il progetto ha ricevuto un riconoscimento ufficiale ed economico dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, vincendo un bando di concorso. Due mesi più tardi Pietro Fontana stappava la prima bionda.
C’è l’etichetta rossa come la birra che sorprende per il suo essere così beverina, per avere un corpo esile, sul finale è caramellata e resta sospesa quella punta di tostato, per poi lasciare la bocca pulita (4,9 % alcol). L’etichetta gialla ha un corpo medio, un gusto rotondo, un taglio amaro dato da luppoli nobili e la schiuma è compatta e pannosa (5,3 % alcol). E poi c’è l’etichetta bianca, il trionfo dello speziato e del gusto fruttato dal colore giallo scuro e ambrato dato dalla miscela di 5 cereali e dall’aggiunta di miele locale (9 % alcol). La birra di Monza ha scelto, coerentemente con i fini etici con cui è nata, di non essere distribuita attraverso la grande distribuzione, ma la si può acquistare direttamente (è sufficiente dare un colpo di telefono a Pietro 3289683756 o scrivergli Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) oppure assaggiare in alcuni locali come La Pizzeria del Centro Spalto Isolino, lo Speedy Pub di via Appiani e il Ristorante Pizzeria Prater di piazza San Paolo, tutti di Monza o, un po’ più fuori mano, ma sicuramente con un fascino ancora maggiore, alla mitica Capanna Monza, il rifugio appena sotto il Resegone, dove ci arriva in elicottero o dopo una piacevole passeggiata. Per ulteriori dettagli consigliamo di visitare il sito www.birradelcarrobiolo.it |
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