| Donne e impresa: la sfida dell'Unione Europea |
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| Europa |
| Scritto da Matteo Fornara ed Elena Borghetti |
| Martedì 08 Marzo 2011 |
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Questo tema è stato affrontato per la prima volta dalla Commissione europea nel settembre 2010 quando, su proposta della Vicepresidente Reding, è stata lanciata la Strategia per la parità tra donne e uomini per il prossimo quinquennio, che intende "esaminare iniziative mirate al miglioramento della parità di genere nei processi decisionali". Promuovere una maggiore parità nel processo decisionale è anche uno degli obiettivi della Carta delle donne presentata dal Presidente Barroso e dalla stessa Reding nel marzo 2010. Del resto, i vantaggi di una leadership femminile sono reali non solo per l'economia ma per le stesse imprese. Dagli studi compiuti emerge infatti un nesso molto stretto tra equilibrio di genere e prestazioni in termini di creatività , innovazione, rendicontazione finanziaria, audit e controllo interno. Le imprese amiche delle donne sono inoltre in grado di esercitare un'attrattiva maggiore sulla clientela e sui talenti femminili. Tuttavia le differenze sussistono anche nella retribuzione: nell'Unione europea le donne guadagnano in media il 17,5% in meno degli uomini e negli ultimi anni questo divario non si è affatto ridotto. L'Italia si colloca al primo posto nella classifica europea, con un divario di solo 4,4%. Rimane ancora molto da fare, soprattutto per la categoria delle mamme lavoratrici: in Europa, nella fascia compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione è inferiore del 11,5% rispetto a quello delle donne senza figli, mentre nel caso dei padri la situazione è rovesciata, con un numero di padri con un posto di lavoro dell'8,5% più alto di quello dei maschi senza figli. Il rapporto sulla parità di genere sottolinea inoltre che, nonostante la generale tendenza positiva, i progressi restano assai lenti. Il divario tra il tasso di occupazione femminile e maschile nell'Unione si è ridotto nel 2009-2010 passando dal 13,3% al 12,9%, con un tasso di occupazione femminile oggi pari al 62,5%. L'Italia registra un tasso di occupazione maschile supera di 22 punti percentuali quello femminile (dato al II trimestre 2009). Le donne infine rappresentano 59% dei laureati in Europa, ma sul piano della carriera le donne sono ampiamente sorpassate dai colleghi maschi. L'Italia rispecchia la media europea, con il 60% di donne laureate e il 40% uomini. Eppure il 22% delle laureate non lavora, contro il 9% degli uomini. Questo serbatoio sottoutilizzato di manodopera qualificata rappresenta un potenziale economico non adeguatamente sfruttato. La Commissione sta lavorando per migliorare la situazione e avrà uno scambio di opinioni con le imprese e le parti sociali per appurare quali misure abbiano preso o intendano prendere in un futuro prossimo per migliorare l'equilibrio tra i generi nei consigli di amministrazione. Nei prossimi 12 mesi la Commissione farà un monitoraggio serrato dei progressi compiuti e valuterà in seguito se siano necessarie altre misure. Articoli correlati:
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