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Anche in Brianza la politica sta diventando un'azienda di famiglia... Stampa E-mail
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Scritto da Riccrdo Rosa   
Giovedì 19 Aprile 2012

consiglio-comunale-monza-2-mbIl notaio è il mestiere che per definizione si tramanda di padre in figlio. Capita sovente anche fra gli artigiani, fra gli imprenditori e i giornalisti. Dinastie di falegnami, panettieri, capitani d'impresa e redattori. E da qualche tempo a questa parte il medesimo fenomeno sta dilagando anche in politica. Si sa, il bubbone è scoppiato con l'affaire Bossi, ma basta prestare un po' di attenzione per scoprire che è molto più radicato di quello che possa sembrare.

Anche in Brianza. Andrea Monti, figlio del senatore leghista Cesarino, è assessore in Provincia, Federico Romani, figlio dell'onorevole del Pdl Paolo, è consigliere, Andrea Colombo, figlio di Roberto, ex sindaco di Monza targato Forza Italia, siede in consiglio comunale, Daniela Ronchi, moglie dell'onorevole leghista Fabio Meroni, già assessore a Lissone è adesso candidata alle prossime elezioni amministrative e, giusto per non frasi mancare niente, è sorella di quel Maurizio sindaco di Brugherio fino a poche settimane. Inutile continuare. L'elenco potrebbe non avere fine.
Ciò che invece sta esaurendo sul serio è la pazienza, perché se non c'è niente di male nel tramandare di padre in figlio un impresa realizzata con soldi privati, ce n'è tanto nell'approfittare di un ruolo pubblico, pagato con soldi pubblici. In sostanza, è come se si stesse privatizzando la politica con le tasse dei contribuenti.
Farlo non è un reato penale, non comporta indagini, manette, perquisizioni o intercettazioni. Molto più semplicemente, se a parlare fosse una qualche nobildonna dei salotti bene, avrebbe disapprovato dicendo che si tratta di comportamenti di cattivo gusto, così tanto da offuscare anche eventuali meriti e titoli grazie ai quali quei posti sono stati occupati.

 

Commenti  

 
#1 Michele Trabacchino 2012-04-19 10:11
Se ip coinvolgimento di figli o parenti non e' fatto a scopo strani i di potere, non ci vedi nulla di male. Se mio figlio decidesse di impegnarsi in politica così come sto facendo e decidesse di farlo a servizio del territorio, sarei solo contento.
Il Problema nasce quando si perde di vista l'obiettivo: dal bene comune al bene del proprio conto corrente. Questo si, e' un cancro da estirpare.
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#2 Friedrich 2012-04-19 13:01
Occorre, tornare alle preferenze di lista, da esprimere liberamamente da arte degli elettori.
Dove che viene eletto deve guadagnarsi il consenso con l'azione e non con il nepotismo.
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#3 sonia 2012-04-19 13:27
cosa vuoi commentare?? leva i soldi a questi parassiti e vediamo chi fa politica perche' ci crede ed e' un servizio civile..se guadagni 12000 euro al mese e hai decine di benefits di ogni tipo, e' ovvio che dove mangia' papa' ci metti il figlio....sono una massa di ladri di stato..le province vanno chiuse e a questi filibustieri sequestrati tutti beni che hanno rubato.E' possibile spaccarsi la schiena per fare impresa per mantenere questi sciacalli tangentisti a cui devi pagare la gabella per lavorare??peggio di un cencioso paese sudamericano corrotto e depravato..hanno ridotto l'italia a questo.Dipendesse da me avrei cure Iraniane
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#4 graziella perego 2012-04-19 14:29
Non sarebbe un problema tramandare l'impegno in politica. Il problema è esserne in grado, farlo con passione perchè si pensa di fare un servizio ai cittadini. Fare il consigliere comunale o l'assessore in un comune non comporta grandi guadagni.
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#5 Luca 2012-04-19 16:21
Forse a qualcuno sfugge che i consiglieri comunali vengono eletti per preferenza diretta, quindi "vince" chi prende più voti. Mi pare assolutamente democratico.

Concordo sul fatto che, sempre a livello comunale, gli stipendi siano del tutto contenuti, quindi, come al solito, sta nell'onesta di una persona fare politica con lo stipendio stabilito per legge oppure arricchirsi in altri modi, certamente disonesti.

Detto ciò, a livello regionale e nazionale gli stipendi, ma soprattutto i privilegi di cui godono i politici sono certamente da ridurre.

Il problema, a mio avviso, non è però da limitarsi allo stipendio, ma deve necessariamente basarsi sull'onestà della classe dirigente. Se poi un politico è "figlio di", non mi pare un fatto cosi rilevante (fatto salvo che sono necessarie le preferenze dirette in lista, altrimenti il discorso salta).

Tengo a ricordare che i veri scandali, quelli che fanno i veri numeri, sono spesso poco trattati dall'informazione. Li si può facilmente trovare nelle università, negli ospedali e negli appalti "facili".
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#6 Andrea Monti 2012-04-19 21:06
Quando ho iniziato all'età di 13 anni a mettere manifesti e distribuire volantini non c'era nessun Riccardo Rosa che veniva ad accusarmi che mi facevo il culo perché figlio di...è buffo, quando c'è da faticare nessuno ti invidia... Ah ah ah ... Cmq Io ci metto sempre la mia faccia, la mia storia, seppur piccola, il mio lavoro e contributo, seppur magari per qualcuno modesto o criticabile, vorrei essere criticato x ciò che faccio o non faccio. Io credo sia importante il percorso che ognuno fa per raggiungere i propri obiettivi e posizioni, io faccio politica da sempre e già a 18 anni ero consigliere comunale, a 32 ho avuto il mio primo incarico importante... Non mi sembra una carriera così fulminea. Il mio invito a tutti è di avvicinarsi alla politica piuttosto che criticarla, la democrazia ha bisogno di partecipazione, perché alla fie tutti sognano il posto di politici, poi i gente pronta a faticare e ad impegnarsi di fa sempre fatica a trovarla.
Comunque sto pensando di fare un esame del DNA ... Per sicurezza...
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#7 Riccardo Rosa 2012-04-20 11:22
Caro Andrea, il qui presente Riccardo Rosa non accusa nessuno in particolare, tanto meno lei, ma un sistema. Non c'è niente di male a tramandare la passione per la politica al figlio, c'è n'è invece molto nel trasformare la stessa politica in un affare di famiglia. E a quanto pare gli esempi, a destra e a sinistra, non mancano. Caro Andrea, se no le fosse chiaro, questo sistema di nepotismo diffuso e radicato va proprio a svantaggio di quelli come lei che il posto se lo sono sudato sebbene figli di, ma che alla fine fanno solo la figura dei soliti raccomandati.
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