| Monza, al Brianteo arrivano i Legnanesi: intervista ad Antonio Provasio |
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| Cultura |
| Scritto da Federica Fenaroli |
| Venerdì 06 Luglio 2012 |
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Per l'occasione abbiamo intervistato Antonio Provasio, capocomico, che veste i panni della Teresa. Come vi state preparando per lo spettacolo? Nel miglior modo possibile, impegnandoci come sempre al massimo. Le versioni estive dei nostri spettacoli sono le più divertenti, anche per noi, perché più libere: lasciamo all'improvvisazione un margine più ampio del solito. Abbiamo già tenuto diverse rappresentazioni a Monza, ma nella classica cornice della Villa Reale: allo stadio è la nostra prima volta. Le prevendite sono andate bene, ci aspettiamo un bel pubblico. Qual è il segreto del vostro successo? La semplicità e l'ironia con cui raccontiamo le vicissitudini della povera gente: le nostre sono storie quotidiane, in cui tutti possono ritrovarsi. La nostra comicità non scade mai nel volgare e i personaggi sono genuini. La Teresa è sicuramente quello più apprezzato: è ormai diventata una vera e propria maschera. Ma anche tutti gli altri sono entrati nel cuore del pubblico. Qual è il target del vostro pubblico? Lo zoccolo duro è costituito dagli over 50, ma grazie al processo di modernizzazione e attualizzazione degli spettacoli scritti da Felice Musazzi riusciamo ad attirare un pubblico sempre più variegato. Negli ultimi anni è stato un piacere vedere le platee riempirsi di bambini. Ogni anno sono circa 160mila le persone che decidono di divertirsi insieme a noi. Come viene percepito il dialetto lombardo dal pubblico di altre parti d'Italia? Il dialetto non rappresenta certo un ostacolo: è anzi l'elemento che più affascina il pubblico. Abbiamo portato le storie della famiglia Colombo a Torino e Firenze, la prossima stagione andremo anche a Roma: segno che il nostro mix tra italiano e lombardo piace.
I Legnanesi: la storia
I Legnanesi nacquero, quasi per scherzo, all'oratorio di Legnarello a Legnano nel 1949, su idea di Felice Musazzi, costretto, da una disposizione del Cardinale Schuster che vietava le rappresentazioni teatrali promiscue, a far interpretare i ruoli femminili da uomini travestiti: da qui ha origine la composizione esclusivamente maschile della Compagnia. Patì e Patèm
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