| Desio: operaio ucciso in casa, sospettati un parente e il socio in affari |
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| Attualità |
| Scritto da Marco Mologni |
| Venerdì 26 Febbraio 2010 |
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I magistrati hanno cercato di ricostruire con precisione come è maturato il delitto. Ciò che emerge con chiarezza è che i presunti assassini erano intimi conoscenti della vittima e frequentavano la sua casa: nell’appartamento non sono stati trovati segni di effrazione e scasso. Stretto riserbo è stato mantenuto anche sul movente dell’omicidio. Esclusa l’appartenenza alla grossa criminalità organizzata, Agostino aveva però avuto in passato qualche problema con la giustizia. Nel 2000 la vittima aveva subito un agguato: due proiettili esplosi con una pistola calibro 9 lo avevano raggiunto a una coscia e un terzo a un ginocchio, mentre rientrava nella sua casa di corte a Bovisio Masciago. La vittima prima era stata piantonata all’ospedale. Poi, una volta guarita, arrestata per detenzione e spaccio di stupefacenti. I carabinieri avevano trovato nel suo appartamento un chilo di cocaina. E nel garage sotto casa c’erano stipati centinaia di scatoloni con hi-fi, computer ed elettrodomestici per un valore di 200 milioni di vecchie lire, di cui l’uomo allora 34enne non aveva saputo spiegare la provenienza. Secondo gli inquirenti, i killer non avevano intenzione di uccidere, ma solo di dare alla vittima un preciso avvertimento. Agostino, nonostante fosse ferito, era riuscito a salire su un balcone e a esplodere alcuni colpi di pistola contro i suoi aggressori. La famiglia dell’operaio inoltre era già stata funestata da un grave lutto nel 1989, quando il fratello maggiore di Cosimo, Vincenzo, all'epoca appena 28enne, fu ucciso a colpi d'arma da fuoco a Riace Marina, in Calabria. Anche Vincenzo era un commerciante: si era trasferito al Nord e per alcuni anni aveva gestito un negozio di pelletteria a Linate. E come Vincenzo, anche Cosimo non aveva avuto fortuna: il 44enne prima aveva tentato di aprire un bar a Riace. Poi quando sei anni fa dalla Calabria si era trasferito in Brianza aveva aperto un negozio di abbigliamento a Bovisio Masciago ma ancora una volta aveva dovuto chiudere l’attività . Terminato un anno e mezzo fa il periodo di sorveglianza speciale, aveva trovato lavoro come operaio in una piccola ditta di Nova Milanese. Ma lo stipendio di lavoratore precario non bastava certo a mantenere una famiglia di quattro persone.  |