| A Desio riparte il sogno dell’università tra i capannoni |
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| Attualità |
| Scritto da Marco Mologni |
| Giovedì 09 Luglio 2009 |
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Tra i capannoni dove lavorano 1800 operai, all’ombra di una torre direzionale alta 90 metri, sorgerà quello che sarà il “cervello” del moderno polo produttivo brianteo. In un piccolo campus dove troveranno posto laureati e ricercatori di economia. L’incontro decisivo per fare decollare - dopo dodici anni - il polo universitario di Desio è avvenuto ieri tra il sindaco, Giampiero Mariani, l’amministratore delegato di Sviluppo Brianza, Flavio Sangalli, Matteo Addamiano, presidente del gruppo immobiliare che ha realizzato il Polo tecnologico della Brianza e il preside della Facoltà di Economia dell’Università Bicocca di Milano, Massimo Saita.
Intanto, prosegue la costruzione del grattacielo da 90 metri che fungerà da polo direzionale del Polo tecnologico della Brianza. Sarò un edificio che avrà una valenza simbolica, dando visibilità e una fisionomia riconoscibile all’intero comparto produttivo. La costruzione è giunta al 19esimo piano e a 70 metri. E il 10 agosto si arriverà al tetto, toccando quota 90 metri.
C’era una volta la fabbrica della “Bianchina” della “A112” e della “Y10”
Città a vocazione industriale, Desio ha ospitato sulla sua terra la maggiore casa automobilistica lombarda dopo l’Alfa Romeo: l’Autobianchi di Desio. Nata nel 1957 da un accordo tra Giuseppe Bianchi, Leopoldo Pirelli e Giovanni Agnelli, l’Autobianchi divenne il marchio specializzato in utilitarie di lusso e tecnologiche del Gruppo Fiat. Dalle catene di montaggio dell’Autobianchi nacque la celebre “Bianchina”, edizione di lusso della più diffusa Fiat “Cinquecento”, oppure auto che hanno segnato un’epoca come la “Primula”, la prima piccola vettura italiana a trazione anteriore che anticipò la tecnologia che si sarebbe poi diffusa sulla Fiat “127” o la “A111”, versione più elegante e lussuosa della Fiat “128”. Il modello più fortunato resta però la “A112”, ruggente vetturetta sportiva dallo scatto bruciante, capace di lasciare tutti indietro ai semafori. La produzione si chiuse nel 1992 con la “Y10”, piccola vettura dalla linea avveniristica abbinata a interni lussuosi. Quando i cancelli di viale Lombardia si chiusero, nel 1992, dallo stabilimento Autobianchi erano uscite due milioni e 600mila vetture con il marchio della “doppia A”. Articoli correlati:
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