| Nova Milanese, piccolo artigiano ucciso dalla crisi economica |
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| Attualità |
| Scritto da Marco Mologni |
| Mercoledì 01 Luglio 2009 |
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Oppresso dai debiti, con il conto in banca precipitato in un profondo rosso e non sapendo più come pagare il mutuo e alcuni finanziamenti, un piccolo artigiano del mobile di 40 anni, residente a Nova Milanese, ieri notte si ucciso tagliandosi le vene dei polsi. Dopo essersi chiuso a chiave nella sua auto, che aveva parcheggiato nei boschi del Parco Grugnotorto, non lontano da Cinamercato, il megastore di negozi cinesi che il magnate Song Zhicai aveva aperto negli spazi dell’ex multisala Magic Movie Park, al confine tra Nova Milanese e Muggiò. Una tragedia che l’artigiano ha maturato nella solitudine. Dopo aver ricevuto l’ennesima lettera di sollecito della finanziaria, e dopo aver saputo che anche la banca aveva chiuso i rubinetti, l’uomo da alcuni giorni era sparito di casa. «Vado a cercare un lavoro» aveva spiegato alla moglie. Ma dopo quattro giorni che non tornava e non rispondeva più neppure al cellulare la donna, preoccupata, si è decisa a chiamare i carabinieri di Desio, e a dare l’allarme. Poche ore dopo, i militari hanno trovato la sua auto. Dentro, con il capo riverso sul sedile anteriore destro, in un lago di sangue, c’era il corpo senza vita dell’artigiano. Sui sedili posteriori c’erano i seggiolini dei suoi due bambini. E pensare che fino a pochi mesi fa il suo lavoro di installatore di finestre gli permetteva di vivere con una relativa agiatezza. Piccolo imprenditore con Partita Iva, aveva assunto altri due operai per riuscire a eseguire tutti i lavori di installazioni di finestre e di vetrate in condomini e appartamenti che gli erano stati richiesti. Poi la crisi economica si è aggravata. E con le famiglie che - se possono - rimandano i piccoli lavori di manutenzione della casa, i clienti si erano diradati. E con loro anche i guadagni. Così, era diventato sempre più difficile far fronte alle spese per la famiglia. Negli ultimi mesi l’artigiano non guadagnava quasi più niente. E non bastavano certo i 500 euro al mese che la moglie metteva insieme facendo piccoli lavoretti. Erano finiti anche i risparmi sul conto in banca. Ed era diventato un serio problema pagare i 900 euro al mese del mutuo per la casa e di alcuni finanziamenti. Dopo aver già «saltato» il pagamento di alcune rate, terrorizzato all’idea di perdere la casa e di finire nel registro dei «cattivi pagatori» e di non aver più accesso al credito, si era rivolto alle banche. Ma - lavoratore autonomo - con l’ultima dichiarazione dei redditi bassissima e nessun parente con la possibilità di fargli da garante, non era riuscito a ottenere il prestito che aveva richiesto.
 Quelli che per sfuggire alla disoccupazione si mettono in proprio:
Il più grande «motore» di nuove aziende in Brianza? La crisi economica. Sono state 3800 circa 40 al giorno - il 20% di tutte quelle nate in Lombardia nel primo trimestre 2009 - le imprese “figlie della crisi†che sono state aperte cioè da cassaintegrati, donne disoccupate e operai specializzati lasciati su una strada da aziende in crisi. Uomini e donne spesso disperati. Che non sapendo più a che santo votarsi aprono un’impresa. E così tentano di trovare una soluzione al drammatico problema della disoccupazione. Spesso proprio la precarietà di non avere il lavoro si rivela un incentivo che stimola a rischiare e a compiere il “grande passoâ€. E’ quanto emerge da una stima dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese e Infocamere. Tra i neo imprenditori ci sono addirittura over 60: pensionati che aprono un’attività in proprio per arrotondare la magrissima pensione. |