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Omicidio di Desio: confessa il figlio di 18 anni: «Ho ucciso io mio padre» Stampa E-mail
Attualità
Scritto da Marco Mologni   
Martedì 02 Marzo 2010

Tags: Cesano Maderno e dintorni

ris-esami«Sì, è vero. Gli ho sparato io». Ha confessato Vincenzo, il figlio maggiore di Cosimo Agostino, l’operaio ucciso mercoledì scorso con tre colpi di pistola nella cucina della sua casa in via Partigiani d’Italia a Desio, davanti alla tavola già apparecchiata per la cena. La confessione è arrivata ieri mattina dopo quattro ore di interrogatorio nel carcere di Monza, di fronte al Gip Claudio Tranquillo. Gli investigatori però attendono che a dire l’ultima parola sia l’esito dello «stub», le analisi del Ris di Parma che svelano in modo scientifico l’utilizzo di un’arma.

L’esame sarà disponibile soltanto tra una settimana. «Avevamo litigato – ha raccontato Vincenzo al giudice abbassando lo sguardo e con la voce rotta dall’emozione -. E pensare che non era neppure la discussione peggiore che avevamo avuto. Ero infuriato, ma non avrei mai voluto ucciderlo. Poi, non so che cosa mi è capitato. Ho perso la testa, sono corso a prendere la pistola, e gli ho sparato». Il ragazzo di 18 anni ha ammesso di essere stato lui a sparare e che al momento dell’uccisione tutta la famiglia era in casa: hanno dunque assistito all’omicidio anche il fratello minore di 15 anni e la madre 40enne Luisa Mercuri, che continua a trincerarsi dietro un muto silenzio.

E’ stata lei, quasi un’ora dopo, a chiamare i carabinieri per denunciare che suo marito era stato ucciso da ignoti. In un disperato tentativo di difendere i propri figli, la donna ha tentato di accreditare la tesi che suo marito fosse stato ucciso in un agguato. Il 18enne ha anche accompagnato i carabinieri nel posto dove aveva nascosto la pistola: una Sig Sauer calibro 9 semiautomatica con la matricola abrasa che Cosimo Agostino teneva in casa illegalmente. Dopo aver ucciso il padre, Vincenzo aveva fatto una corsa disperata fino in alta Brianza. Giunto nei boschi accanto al laghetto di Giussano, ha scavato un buco nella terra e ha sotterrato lì la pistola con la quale aveva appena sparato i tre colpi mortali contro il padre.

Il 18enne non ha saputo spiegare qual è stato il motivo che ha scatenato la sua furia omicida e ha raccontato ai giudici di non ricordare niente di quel momento. Non è ancora stato chiarito inoltre il ruolo avuto nell’omicidio dal fratello minore Luca, di 15 anni. A sorpresa, Vincenzo ha avuto parole di elogio per suo padre. Era lui del resto che spesso prendeva le difese del genitore di fronte a tutta la famiglia: «In fondo non era un cattivo padre e a suo modo ci voleva bene. Purtroppo, lui era schiavo dell’alcol, e quando aveva bevuto diventava intrattabile e anche violento. Non volevo ucciderlo. Ma in famiglia eravamo tutti molto stanchi ed esasperati».

Negli ultimi anni Cosimo Agostino aveva tentato più volte di disintossicarsi. Per un anno aveva anche frequentato una terapia di antialcolismo. Ma era stato tutto inutile. E intanto il clima in famiglia si faceva sempre più esasperante. Vincenzo è descritto dai suoi amici come un ragazzo socievole e buono. Negli ultimi mesi però era parecchio giù di morale perché – nonostante innumerevoli tentativi – non era ancora riuscito a trovare un posto di lavoro con il quale sperava di dare una mano in famiglia.

 

 

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