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Il «lavoro» dei falsari? Vale 12 miliardi di euro e 20mila posti di lavoro in meno Stampa E-mail
Attualità
Scritto da Marco Mologni   
Lunedì 01 Marzo 2010

monza-camcomQuanto ci costano i falsi? Qualcosa come 12 miliardi di euro all’anno. Traduzione: 20mila posti di lavoro secchi in meno. Il conto amaro è stato fatto dalla Camera di commercio di Monza e Brianza proprio quando le grandi griffe della moda stanno sfilando a Milano con le loro ultime creazioni.

I danni economici provocati dalla contraffazione nel settore moda si sentono soprattutto in Lombardia, dove le imprese lamentano una perdita di circa 2,4 miliardi di Euro, distribuiti tra quelle milanesi (792 milioni), bresciane (396 milioni), bergamasche (223 milioni), varesine (209 milioni) e brianzole (173 milioni).

Gravi ripercussioni ci sono anche sull’indotto della settimana della moda, che vale circa 18,5 milioni di euro, circa il 15% rispetto allo scorso anno. L’indotto diffuso interessa oltre a Milano le province di Monza e Brianza e Como e si distribuisce tra i servizi di alloggio, accoglienza e ristorazione (11 milioni di euro) e altri servizi, tra i quali, tra l'altro, le imprese legate ad eventi, lo shopping e i trasporti (7 milioni di euro).

Nonostante il lavoro di falsari e impostori, che inondano il mercato di paccottiglia, il valore del brand delle sfilate internazionali è stato stimato dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza in più di 150 miliardi di euro.

«La moda come il design sono simboli dell’eccellenza del made in Italy - ha detto Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza – Simboli da difendere dai fenomeni di contraffazione e abusivismo: il Made in Italy è un valore competitivo per le nostre imprese che va promosso, difeso e tutelato attraverso un gioco di squadra tra produttori, distributori ma anche tra consumatori ed istituzioni, perché la via della qualità richiede controlli e innovazione. Per questo credo sia necessario oggi investire nei giovani anarchici della creatività, risorse che si trovano spesso nella pancia delle imprese, lontani dai riflettori e che con difficoltà riescono ad emergere».

 

 

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