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Crocifisso in classe, la Brianza si rivolta contro la Corte di Strasburgo Stampa E-mail
Attualità
Scritto da Marco Mologni   
Lunedì 16 Novembre 2009

crocefissoC’è chi vuole dare 150 euro di multa a chi non lo esporrà entro sette giorni; chi ha votato una mozione consiliare perché sia presente in ogni aula scolastica e luogo pubblico; c’è chi ha dato vita a raccolte di firme; e c’è chi - come i carcerati di Monza - costruisce simboli cristiani con le proprie mani e poi li affida ad associazioni cattoliche che li diffondono ovunque. Associazioni, parrocchie, sindaci: sul crocifisso, la bianca Brianza si ribella all’Europa.

La sentenza della Corte Europea di Strasburgo e del suo presidente di origine tunisina Jean Paul Costa ha suscitato in tutti i 50 comuni della Provincia di Monza ondate di protesta. In una terra dove la tradizione cristiana è ancora molto forte, i credenti difendono la propria fede. Ma anche tanti laici e non praticanti si sono schierati a difesa di un simbolo della nostra cultura.

Tra i più decisi c’è il sindaco di Besana in Brianza, Vittorio Gatti. Con un’ordinanza votata in consiglio comunale, ha stabilito che il crocifisso torni subito in tutte le aule scolastiche. Presidi e insegnanti hanno sette giorni di tempo per ricollocarlo alle pareti delle aule. Poi, gli agenti della polizia locale faranno ispezioni nelle scuole. E le scuole che non lo avranno esposto, saranno multate con un’ammenda da 150 euro.

«Non sono praticante - ha ammesso Gatti -. Però penso che la presenza del crocifisso non sia un’imposizione del cattolicesimo, ma un simbolo della nostra cultura e delle nostre tradizioni che rappresenta valori civilmente rilevanti che ispirano il nostro ordine costituzionale, sono base del nostro vivere civile, delineano la laicità propria dello Stato a prescindere dalla religione seguita dagli alunni. Ci sono anche diverse sentenze emesse in passato dal Consiglio di Stato e ordinanze della stessa Corte Costituzionale che mi hanno spinto a prendere questa decisione».

A Cesano Maderno un intervento del Pdl sottoscritto dal sindaco Marina Romanò riflette sul simbolo e il significato del crocefisso e il valore che ancora oggi ricopre nella nostra società.. «Occorre mandare un segnale forte e spero congiunto ai burocrati togati della Corte di Strasburgo - protesta Romanò -. È giunto il momento di difendere le nostre identità, di rispondere a chi pensa di svendere la nostra storia. Il mio invito va prima di tutto alle scuole, alle famiglie, alle associazioni, alle società sportive e culturali. Chiedo che il crocifisso torni orgogliosamente a essere esposto soprattutto nelle abitazioni, nei luoghi di ritrovo, nelle associazioni dove non c’era più oppure dove era stato dimenticato e passava inosservato».

A favore del crocifisso si sono mobilitati perfino i carcerati. Nella falegnameria del carcere di Monza i detenuti ne hanno costruiti 150. E ora saranno donati ad altrettante associazioni e luoghi pubblici come regalo di Natale. «Invito tutte le istituzioni brianzole che hanno necessità di crocifissi a rivolgersi al carcere di Monza - lancia un appello l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Monza, Stefano Carugo -. I carcerati provvederanno al più presto a farvelo avere».

Una mozione pro crocifisso è stata votata anche dal consiglio comunale di Desio mentre a Lentate sul Seveso una campagna a favore della benedizione di Natale nelle scuole ha raccolto oltre mille firme. Due mozioni separate a favore del crocifisso sono state votate anche da maggioranza e opposizione in consiglio provinciale.

 

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