| Fumata “nero petrolio” per il Parco del Curone |
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| Ambiente |
| Scritto da Marco Mologni |
| Venerdì 10 Luglio 2009 |
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Addio verdi colline della Brianza. Con 236 no, 196 sì e 26 astenuti, il Parlamento ha bocciato gli emendamenti proposti dal Partito democratico che chiedevano che per il rilascio delle concessioni petrolifere si tenesse conto del parere vincolante degli enti locali. Una fumata nera. Nera come il petrolio. Una condanna a morte per il Parco del Curone: un’oasi ambientale tra le più amate dai brianzoli. Chi non ha mai fatto almeno una passeggiata a Montevecchia?
Ebbene: presto, levando lo sguardo sul panorama che si ammira dalla villa gemella (identica a quella di Varedo) che la scienziata benefattrice Maria Gaetana Agnesi lascò sulle pendici di Montevecchia, potrebbe trovarsi sul muso le trivelle della “Po Valley”: la multinazionale australiana che - convinta che in Brianza ci sia il petrolio - ha chiesto le concessioni per installare trivelle nel cuore nel cuore del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone. Contro la volontà già espressa sia dalle Amministrazioni comunali sia dal distretto sia dalla Provincia.
“In nome della semplificazione delle procedure si riducono le tutele del territorio - ha illustrato in aula l’onorevole del Pd Lucia Codurelli, firmataria degli emendamenti - Inoltre questo atto va contro il federalismo a favore della centralizzazione». «Il caso del Parco del Curone è emblematico sulle conseguenze di questa proposta - ha aggiunto il compagno di banco Vico Ludovico - Il voto di oggi smentisce l’impegno preso formalmente dagli esponenti del Governo che avevano garantito la salvaguardia dell’oasi protetta”. Una vera doccia fredda per quanti si stanno impegnando per scongiurare che il Meratese diventi il Texas della Brianza, a partire da Alberto Saccardi, portavoce del comitato “No al pozzo”, che ha già raccolto 5mila firme per dire no al petrolio.
Ora la palla passa nelle mani dei funzionari dell’Ufficio minerario del ministero dello Sviluppo economico, ai quali, in base alla nuova legge, spetta esprimersi sui permessi di sfruttamento del sottosuolo brianzolo. E sulla sopravvivenza delle verdi colline della Brianza. Non solo sui libri di letteratura. L’ultima corsa disperata: 10mila firme entro il 12 luglio
Da Seregno a Besana. L’eco della protesta contro i pozzi petroliferi nel Parco del Curone ha lambito anche la Brianza monzese. Domenica davanti alle chiese di Seregno e di Besana Brianza, i volontari del comitato “No al pozzo nel parco del Curone” hanno distribuito volantini. E hanno chiesto ai fedeli che uscivano dalla messa di firmare a sostegno della petizione che chiede a Regione Lombardia e al Ministero per lo Sviluppo economico di archiviare la richiesta di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi all’interno del parco del Curone. E la “gente di Brianza” non è rimasta indifferente: sono state 2mila le firme raccolta in una sola mattinata e in due soli comuni briantei. Banchetti informativi sono sparsi anche in tanti comuni della Brianza lecchese. L’obiettivo è raggiungere quota 10mila firme entro il 12 luglio. Articoli correlati:
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