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Desio: dopo 4 anni no all'inceneritore? Il fronte si allarga Stampa E-mail
Ambiente
Scritto da Valentina Vitagliano   
Lunedì 30 Luglio 2012

Tags: Monza e dintorni

desio-forno inceneritoreL'inceneritore a Desio non s'ha da fare. Dopo quasi quattro anni ora il no sembra essere vicino. A sancirlo sarebbe il piano di "Bea S.p.A.", la società pubblica che gestisce il vecchio inceneritore intenzionata poi a costruire il nuovo. Illustrato il 18 luglio all'assemblea dei soci il piano dovrebbe a breve essere approvato.

«È una grande vittoria dei cittadini, principalmente di Desio, Bovisio Masciago, Varedo e Cesano Maderno, che hanno chiaramente manifestato la loro contrarietà al progetto» queste le parole espresse dal "Comitato per l'Alternativa al nuovo inceneritore di Desio" attraverso una nota stampa.

Un lungo percorso cominciato nella primavera del 2008, quando i gruppi "Meetup Amici di Beppe Grillo" di Desio, Monza, Carate Brianza e Saronno hanno dato vita al Comitato. «All'epoca aveva tutta l'aria di essere una lotta contro i mulini a vento. Il raddoppio del forno era già previsto, messo nero su bianco nel Piano Rifiuti della Provincia di Milano – spiega il Comitato – I bandi per la progettazione dell'opera erano già stati indetti. I politici locali, quasi tutti schierati a favore, organizzavano assemblee pubbliche con i vertici di Bea per spiegare ai cittadini quanto fosse bello avere un nuovo termovalorizzatore in casa».

Il Comitito però si è fin da subito mostrato ostico nei confronti del progetto. «Oggi la forza della ragione ha prevalso. La strada verso la riduzione e il riciclo totale dei rifiuti in Brianza è ancora lunga. Il vecchio inceneritore (che si avvia verso i 40 anni di attività) è ancora lì a bruciare. Continuano a rattopparlo e a cambiare i pezzi per tenerlo in vita il più a lungo possibile».

Se il no definitivo dovesse dunque arrivare, il Comitato chiederebbe ora di riconvertire il sito al trattamento meccanico biologico dei rifiuti indifferenziati residui.

 

Commenti  

 
#1 cervello 2012-10-11 15:45
Chi inquina di più? Le automobili, questo lo sapevamo tutti. Ma chi arriva secondo nella classifica degli inquinatori? Le piccole caldaie individuali, quelle che stanno a casa nostra. E questo lo sapevamo già in parecchi di meno. E nessuno sa che ad esempio nella notte di Capodanno del 2005 (è stato calcolato dalla Confederation of european wasp to energy plant) i “botti ” a Napoli hanno rilasciato nell’atmosfera più diossina di quella che in un anno produrrebbe il termovalorizzatore, sì l’inceneritore di rifiuti che napoletani e campani a grande maggioranza vedono come veleno per la loro salute e per i loro figli. Anzi, non è proprio così: il dato esatto è che una notte di “botti” vale le emissioni di diossina annuali non di uno di inceneritore, ma di centoventi, sì centoventi!

A Vienna il termovalorizzatore è praticamente in centro città, a Bruxelles pure e a Parigi è a quattro fermate di metro dagli Champs Elysèes. Un termovalorizzatore c’è anche a Brescia e a Brescia lo controllano con 35mila misurazioni (nelle raffinerie di petrolio le misurazioni standard sono meno di un terzo). Apprendo qualcuna di queste cose da Antonio Pascale che le scrive sul Corriere della Sera. Alcune, a Parigi ci siam stati più o meno tutti, forse a Brescia no. Ma, si sa, austriaci, belgi e francesi sono fessi,si fanno mettere la fabbrica dei veleni sotto casa, moriranno tutti di tumore.



Furbissimi e prudentissimi siamo invece noi italiani, tranne quelli di Brescia. I nostri rifiuti urbani prima a Napoli e ora anche a Roma, li mandiamo nei termovalorizzatori all’estero pagando il doppio di quanto costerebbe smaltirli in casa. Pagando con tasse e rinunciando anche ai guadagni dello smaltimento. Ma che vuoi che sia, non si vive di solo denaro, vuoi mettere la salute?

Infatti per salvaguardare la salute ci teniamo le discariche, vecchie, regolari e soprattutto abusive, non sia mai un inceneritore. E ci teniamo, ani ci teniamo a tenerli, qua i “botti”, là la caldaiuccia, laggiù la discarica o lo “sfascio” di quartiere, quando non la casetta o la fabbrichetta/capannone sul collo del torrente. Furbissimi e prudentissimi siam pronti ad ogni referendum contro l’inceneritore. E se ci proponessero referendum contro il primo, il secondo e il più caro degli inquinatori, referendum contro l’auto, la caldaia e i fuochi artificiali? Li prenderemmo per matti, giustamente. Giusto, ma perché prendiamo per saggi i matti che ci dicono che il termovalorizzatore è la casa del diavolo?
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