| Monza: «Impossibile pedalare». Ecco le lamentele e le (poche) speranze |
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| Ambiente |
| Scritto da Federica Fenaroli |
| Lunedì 02 Luglio 2012 |
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«Per arrivare in centro, piuttosto che percorrere via Cavallotti, faccio tutto il giro della pista ciclabile lungo Canale Villoresi e poi prendo quella di viale Cesare Battisti: preferisco di gran lunga fare così, anche se perdo tempo», confessa Michele Liguori, ciclista incontrato proprio lungo quella che costeggia il Canale, da lui molto sfruttata e apprezzata «nonostante sia poco curata, quasi abbandonata a se stessa», sottolinea. Emma C., che nel tempo libero si muove sempre in bicicletta, per andare al lavoro si sente costretta ad usare l'automobile: «È pericolosissimo arrivare a San Fruttuoso, dove lavoro, in bici - dichiara- via Cavallotti è troppo trafficata e ad attraversare viale Lombardia non ci penso proprio». Quello che manca, secondo Emma, è proprio «l'educazione delle persone. All'estero la questione è molto più sentita: qui in Italia noi ciclisti siamo considerati un fastidio».
Alle considerazioni dei ciclisti monzesi si aggiunge l'appello di Giuseppe Piazza, presidente di MonzainBici, in seguito alla morte dell'anziano ciclista avvenuta settimana scorsa in viale Romagna, a Monza. Tra gli interventi richiesti alla nuova Amministrazione comunale si leggono quelli che prevedono l'unione delle piste ciclabili esistenti, la creazione di nuove strutture, in grado di collegare i punti nevralgici della città, e la manutenzione di quelle già esistenti. «Qualunque iniziativa non potrà garantire l'azzeramento di questi incidenti, - comunica Piazza in una nota stampa - ma la probabilità che qualcuno muoia solo per aver scelto il mezzo di locomozione più intelligente che ci sia, sarà notevolmente ridotta». Chi ha orecchie per intendere, dovrebbe farlo. In foto, in alto, un ciclista in via Cavallotti. Sotto, il pericoloso attraversamento di viale Lombardia. Articoli correlati:
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Commenti
Ammiro chi cerca di muoversi in bici, ma non chi, con la scusa di fare il "professionista", snobba la pista ciclabile rischiando di causare incidenti!
Tuttavia, leggendo i commenti qua sopra, non posso che rendermi conto che voi siate ciclisti molto, molto sporadici.
MarcoL: ma secondo te è proponibile che un gruppo di ciclisti che sta arrivando da Lecco a 30-40 km/h, tutt'un tratto freni di colpo per andare ad imbroccare un moncone di ciclabile lungo si e no 150 mt. che s'interrompe di colpo sulla carreggiata stradale, magari mentre passano bambini sulle bici con le rotelle?
Dài, su, siamo realistici!
Dobbiamo distinguere i ciclisti sporadici, come tutti voi, dai ciclisti esperti, coloro che usano la bici come mezzo di trasporto vero e proprio, magari per farsi 20 o 30 km per diletto o per lavoro che sia. Io appartengo a quest'ultima categoria: con la bella stagione vado al lavoro in bici (21 km) e giocoforza devo pedalare sulla carrozzabile, andare sui vari monconi (e sottolineo monconi) di ciclabile che incontro di tanto in tanto sarebbe pericoloso sia per me che per gli altri, molto più che andando sulla carrozzabile.
Quella prevista dal (nuovo!) codice della strada è una legge miope, nata già obsoleta e... italiana, prescritta infatti in un Paese dove le bici vengono viste solo come un fastidio.
Effettivamente a monza è pericoloso percorrere una ciclabile a 30-40 km/h, come dovrebbe essere per una bici, magari con pedoni e bambini che ti spuntano fuori all'improvviso e buche nell'asfalto con il rischio di causare e subire danni. Quindi io le ciclabisi se sono di fretta le evito come la peste, purtroppo è molto più sicuro rimanere in strada, ben illuminati e con le macchine a fianco che andare in ciclabile con buche, marciapiedi, bambini ecc.